Piet Mondrian. Dalla figurazione all’astrazione

Era una sera invernale di qualche anno fa, e mi trovavo a cena al ristorante greco in compagnia di un vecchio amico. All’epoca, ricordo, avevo da poco aperto questo blog, e spinto dall’entusiasmo del neofita coglievo qualsiasi occasione – anche le occasioni meno appropriate – per divulgare in giro l’iniziativa. Con il mio amico, infatti, grande appassionato di cinema d’autore nonché accanitissimo milanista, capitava raramente che parlassi di mostre e artisti contemporanei, eppure quella sera decisi comunque di comunicargli la nuova avventura in cui mi ero lanciato : “Lo sai che ho appena creato un blog di arte moderna e contemporanea ?”

Autoritratto
Piet Mondrian
1918. Olio su tela

Lui accolse la notizia in maniera fredda, scettica, quasi con diffidenza, non tanto per la scarsa dimestichezza che io avevo da sempre dimostrato con il mezzo informatico quanto per la tematica che intendevo trattare : “Ma come fai a interessarti all’arte moderna ? Dai, roba come Mondrian !” Già, Mondrian. Allora del grande pittore astratto, a parte il fatto che si rese mondialmente famoso dipingendo enigmatiche composizioni geometriche su tela, confesso che avevo una conoscenza molto approssimativa, viziata tra l’altro da opinioni arbitrarie : confondendolo forse con Malevič, pensavo addirittura che fosse d’origine russa.

Sul momento, pertanto, cercai di parare il colpo barcamenandomi tra improbabili giustificazioni e frasi fatte, anche se in fondo non potevo che dar ragione al mio amico. Come interessarmi, e soprattutto come suscitare l’interesse dei lettori, riguardo ad argomenti all’apparenza astrusi, opere di cui faticavo a capire il significato, nozioni che padroneggiavo a malapena ?

Da quella sera invernale il mio blog ha fatto parecchia strada, spingendosi anche in territori che mai avrei immaginato, ma lui, Piet Mondrian, era sempre rimasto nel rango degli intoccabili, impermeabile a qualsiasi comprensione : il perfetto stereotipo dell’artista sfuggente, criptico, tragicamente noioso ; insomma la mia bestia nera. Finché un giorno di dicembre scorso, rientrato a Milano per il periodo natalizio, sono finalmente riuscito a dissipare la nebbia che offuscava il pioniere della pittura astratta : e questo, rullo di tamburi, grazie alla mostra che attualmente gli dedica il Museo delle Culture in via Tortona. In programma fino al 22 marzo prossimo, Piet Mondrian. Dalla figurazione all’astrazione è una breve e appassionante incursione non solo nella carriera del maestro olandese nato nel 1872 e morto nel 1944, ma anche in un’epoca chiave nella storia dell’arte occidentale. Perché l’evoluzione stilistica di Mondrian, ho scoperto, corre parallela a quella dei principali movimenti pittorici sviluppatisi nella prima metà del Novecento.

Fosso vicino alla fattoria Landzicht
Piet Mondrian
1900. Olio su tela

Pioniere dell’astrattismo, scrivevo. Come se tutto si riducesse a quello, alla sua produzione più nota, la sua produzione più compiuta, alle grandi tele solcate da spesse linee nere che s’incrociano perpendicolari per definire rettangoli bianchi, gialli, rossi o blu. Come se prima dei quadri astratti che gli meritarono un posto d’onore tra i grandi dell’arte moderna, Piet Mondrian quasi non fosse esistito. Lui che invece esordì dipingendo qualcosa di profondamente diverso, qualcosa all’opposto delle complesse sperimentazioni formali su cui poi si sono versati tanti fiumi d’inchiostro : buona parte dei suoi lavori iniziali rappresentano l’ambiente rurale dove egli trascorse i più giovani anni.

Mulino a vento di sera
Piet Mondrian
1917. Olio su tela

Era infatti nella sua Olanda natale, terra d’immense distese fiorite e mucche libere al pascolo, che il ragazzo dal temperamento tranquillo e risoluto amava percorrere le strade di campagna a piedi o in bicicletta, e di tanto in tanto fermarsi in prossimità di boschetti o piccoli corsi d’acqua per posare cavalletto e colori e ricreare su tela l’ordine e il ritmo spontaneo che gli pareva di scorgere nella natura circostante. E dire che le sue ambizioni artistiche, per quanto manifestatesi già in età adolescenziale, ci misero tempo prima di venire pienamente appagate.

Originario di un piccolo borgo nella provincia di Utrecht e cresciuto in una modesta famiglia di confessione calvinista, con il padre maestro di scuola e la madre casalinga, all’alba della maturità egli si vedeva avviato verso il mestiere paterno, se non addirittura verso quello di predicatore : insomma la carriera dell’artista risultava per lui un’ipotesi lontana. Solo nel novembre del 1892, a vent’anni compiuti, grazie al sostegno economico di un finanziatore esterno alla propria famiglia riuscì a integrare la prestigiosa Accademia nazionale di belle arti di Amsterdam, dando così concretezza al sogno lungamente covato di diventare pittore di professione. Come modello per le sue prime creazioni, tuttavia, al posto della pittura di stampo accademico lui scelse la tradizione dei paesaggisti olandesi, e tanto più si lasciò coinvolgere dal fervore e il desiderio di genuinità che allora caratterizzavano due correnti artistiche francesi, il Postimpressionismo e il Fauvismo. Il giovane Mondrian ritraeva campi, alberi, cascine e animali riconducendoli a forme semplici, forme minimali, e conferiva vivacità al paesaggio dipinto grazie a un uso sapientemente calibrato dei colori primari.

Fienile a Nistelrode
Piet Mondrian
1904. Olio su cartonino su tavola

Il suo progressivo distacco dallo stile realista, a favore invece di una pittura più soggettiva, orientata alla speculazione e l’intimità, andò di pari passo con l’interessamento crescente per la teosofia, una dottrina religiosa diffusasi in Europa e Stati Uniti a fine diciannovesimo secolo che si nutriva di contributi intellettuali disparati, dalla filosofia antica di scuola neoplatonica alle religioni asiatiche come l’induismo e il buddismo. Convinto che la ricerca artistica fosse anzitutto una ricerca spirituale, Piet Mondrian vedeva nella pittura un mezzo per pervenire a una conoscenza alternativa, superiore a quella offerta dalle apparenze sensibili. Ecco quindi spiegato perché i soggetti dei suoi quadri spesso si ripetessero : ogni dipinto rappresentava per lui una tappa diversa nel cammino verso l’essenza dell’immagine, verso ciò che non poteva essere appreso nell’immediatezza ; tornare sugli stessi motivi e di volta in volta aggiungervi qualcosa di nuovo, un dettaglio, un’ombra, una sfumatura inedita, era pertanto un modo d’indagare a fondo gli aspetti meno evidenti della realtà.

Tableau n. 4 / Composizione n. VIII / Composizione 3
Piet Mondrian
1913. Olio su tela

Crescendo, sviluppando un’importante rete di relazioni, e soprattutto concedendosi lunghi soggiorni nella calma provincia agreste – forse l’ambiente più congegnale al suo estro creativo – Mondrian si fece pian piano un nome di rilievo tra i pittori nazionali, ma a determinare la svolta decisiva nella sua evoluzione artistica fu un evento prodottosi nell’ottobre del 1911 ad Amsterdam : la scoperta della pittura cubista, avvenuta in occasione della mostra del Circolo d’Arte Moderna. Nelle opere di Pablo Picasso e Georges Braque, infatti, nella tecnica originalissima che i due artisti avevano di scomporre e ricomporre le immagini, invertire la prospettiva, alterare il punto di vista sulle cose del mondo, egli trovò l’ispirazione per un grande cambiamento di rotta. Era quella la strada da seguire, decise, quella era la direzione che avrebbe preso la sua pittura, anzi, di più : si trattava di una scelta non limitata al solo campo dell’arte, una scelta di vita. E così, l’anno successivo, all’età di quarant’anni esatti, Piet Mondrian lasciò i Paesi Bassi per trasferirsi a Parigi, culla del movimento cubista.

La capitale francese, dove egli abitò dal 1912 al 1938 – trascorrendo però in patria gli anni della prima guerra mondiale – accoglieva all’epoca il fior fiore degli artisti e intellettuali della scena internazionale ; nei caffè, nelle gallerie d’arte, nei cinema e teatri, nelle librerie o sui lunghi boulevard si potevano incrociare diverse personalità celebri o ancora misconosciute che avrebbero contribuito, ciascuna a proprio modo, alla leggenda della Ville lumière. In questa città in pieno fermento, dove ogni cosa pareva brillare, il pittore olandese si ritagliò un proprio piccolo spazio : lui, uomo riservato e meditativo, più a suo agio nella quiete bucolica che tra i trambusti di una metropoli, riuscì perfettamente a integrarsi nel nuovo ambiente senza tuttavia tradire se stesso, e la sua arte parve fare altrettanto.

Mulino Oostzijdse con cielo blu, giallo e viola
Piet Mondrian
1907-1908. Olio su tela

Mondrian assimilò lo stile cubista dandogli una forte impronta personale, lo esasperò al punto d’abbandonare man mano i riferimenti figurativi pur presenti nei lavori di Picasso e Braque e operare una semplificazione radicale, sintetizzare le forme all’estremo, lasciar spazio solo a linee e colori. Per sua stessa ammissione, l’adesione al cubismo non fu che una fase transitoria, un passaggio obbligato in vista di una meta più lontana : egli apprese la freddezza, la disciplina formale e il rigore geometrico di stampo cubista per puntare a una pittura che a quel tempo quasi nessuno faceva, una pittura di testa prima che di cuore, una pittura d’idee.

Composizione con rosso, giallo e blu
Piet Mondrian
1921. Olio su tela

Sì, perché Piet Mondrian oltre che artista fu anche un teorico dell’arte, fondatore nel 1917 con l’amico Theo van Doesburg della rivista De Stijl (“Lo Stile” in olandese) e di una linea di pensiero che negli anni a venire avrebbe avuto notevoli influenze nella pittura ma altresì nell’architettura, nel design, nella grafica e persino nel mondo della moda. Battezzata Neoplasticismo, intendeva stabilire nuovi principi per un’estetica in sintonia con la modernità : “l’artista davvero moderno” scriveva Mondrian su De Stijl “sente coscientemente l’astrazione in un’emozione di bellezza, riconosce coscientemente che l’emozione del bello è cosmica, universale. Questo riconoscimento cosciente ha per corollario la plastica astratta, poiché l’uomo aderisce unicamente a ciò che è universale”.

Benché enunciate talvolta in un linguaggio ermetico – erano pur sempre frutto di una mente artistica… – queste basi teoriche avevano corrispondenze pratiche, dato che il pittore vi si atteneva con scrupolo nella propria attività creativa. Distolta infatti l’attenzione dalla natura, dall’universo sensibile, dalla rappresentazione dell’esteriorità, i suoi quadri divennero dei piccoli mondi con una propria logica e una propria coerenza interna, degli spazi in cui precisi tratti scuri segmentavano campi gialli, rossi o blu, più spesso anche campi bianchi : qualsiasi fronzolo era abolito, il dipinto consisteva in pochi elementi che si esaurivano in se stessi. Era la pittura ridotta all’essenziale, la pittura ridotta ai minimi termini : era la pittura ridotta alla pura astrazione.

Composizione II
Piet Mondrian
1929. Olio su tela

Ma se non c’era alcun senso, se quelle algide elaborazioni geometriche non rimandavano ad alcun ricordo, alcun contenuto concreto, alcuna immagine primitiva, l’artista da dove ricavava gli stimoli per dipingere ? Egli sosteneva di lasciarsi guidare da una speciale intuizione momentanea, la stessa che all’epoca ispirava gli artefici di un neonato genere musicale : nelle cadenze libere e improvvisate del jazz, e successivamente in quelle ancor più movimentate del boogie-woogie, Piet Mondrian scopriva sorprendenti analogie con i propri lavori su tela.

Dovevano sembrargli ormai lontani, i grandi spazi delle campagne olandesi, quando il pittore ripensava a loro nel suo studio parigino della rue du Départ, oppure qualche anno più tardi nel suo appartamento a New York, dove egli si stabilì nel 1940 dopo un passaggio a Londra. Eppure tutto era iniziato da lì, da quelle lunghe giornate trascorse all’aria aperta. L’astrattismo era nato tra tulipani, mulini a vento e qualche vacca solitaria.


Una risposta a "Piet Mondrian. Dalla figurazione all’astrazione"

  1. Mondrian anche nel primo periodo del figurativo eseguiva una forma di pittura minimalista, scarna, essenziale, poco particolareggiata nelle descrizioni, ragion per cui possiamo azzardare l’ipotesi di un preludio iniziatico all’astrattismo. L’arte astratta di Mondrian fu il risultato di una sintesi espressiva scevra da lungaggini pittoriche formali ma densa di risultati geometricamente assemblati con moderna innovazione.

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