Jean Le Moal (1909-2007), un secolo di pittura

L’astrattismo, per la maggior parte degli artisti che lo praticano, è spesso percepito come un traguardo, o quantomeno una fase intermedia del complesso percorso creativo. Difficilmente, quasi mai come un punto di partenza. Trovatemene uno, di pittore o scultore, che inizi facendo dell’arte astratta e passi poi alla pura figurazione. L’americano Jeff Koons, recentemente mi è stato suggerito, ha fatto un cammino che sovverte le abitudini : dall’astratto lui è passato al concreto. Beato Koons, e beati coloro che sono disposti a pagare milioni di euro le sue stranissime creazioni.

Pensiamo invece a quanti, di artisti moderni, che per elevarsi nei territori della misteriosa astrazione hanno compiuto un percorso di progressivo distacco dai codici della rappresentazione realistica. Jean Le Moal (1909 – 2007), il pittore di cui ho recentemente visitato un’importante retrospettiva presso il Museo di Valence, città in cui vivo, è tra i grandi artisti che sono arrivati ad abolire man mano ogni traccia di figurazione nelle proprie opere, ricalcando così l’irresistibile tendenza all’astrazione che ha caratterizzato tutta l’arte del ventesimo secolo. Un pittore irriducibile a un’appartenenza geografica esclusiva, Jean Le Moal, come anche a una sola corrente artistica : fondamentalmente un autore che ha interpretato la pittura di paesaggio – il paesaggio geografico e il paesaggio dell’anima – in funzione dei principali stili a lui contemporanei.

Il Male
Il Male
Jean Le Moal
1938. Olio su tela

Originario del villaggio di Authon-du-Perche, a metà strada tra Parigi e Le Mans, Jean Le Moal è figlio di un ingegnere civile bretone che fin da piccolo gli fa scoprire la maestosità delle coste oceaniche francesi, su quel lembo di terra tra Manica e Atlantico chiamato Finistère. Inizialmente interessato alla scultura, su consiglio paterno il giovane Le Moal s’iscrive alla facoltà di architettura d’interni presso l’accademia di belle arti di Lione. Nell’importante capoluogo francese il ragazzo frequenta l’ambiente artistico gravitante attorno alle gallerie e il museo cittadino, ma sono i litorali bretoni, dove l’artista trascorre le vacanze estive, davanti all’isola di Ouessant, a trasmettergli l’ispirazione per i suoi primi dipinti paesaggistici.

Come la maggior parte degli artisti francesi della sua generazione, nel 1929 Jean Le Moal decide di proseguire la propria formazione a Parigi, all’epoca vera capitale artistica internazionale, frequentando i corsi dell’accademia Ranson. L’effervescenza parigina ha un’influenza notevole sul giovane pittore, che girando per musei e mostre ha l’occasione di incontrare e stringere profonde amicizie con altri artisti quali Alfred Manessier e Étienne Martin, ma un forte desiderio di scoperta lo porta spesso lontano : oltre all’affezionatissima Bretagna, Le Moal compie dei viaggi nel sud della Francia fino a Barcellona, dove rimane affascinato dagli imponenti affreschi catalani.

Senza titolo
Senza titolo
Jean Le Moal
1941. Olio su compensato

Il suo stile pittorico nei primi anni ’30, debitore verso i grandi maestri ammirati al Louvre e agli altri musei di Francia, è fortemente improntato da un realismo un poco trasognato, molti riconoscono in lui un degno erede della colorata luminosità di Pierre Bonnard, l’impostazione accademica si fa ancora sentire nei suoi paesaggi rurali e nelle nature morte. Tuttavia ben presto qualcosa inizia a cambiare.

La Lettura
La Lettura
Jean Le Moal
1944. Olio su tela

Aderendo nel 1936 a Témoignage, un gruppo fondato da vecchi allievi dell’accademia Ranson che predicano un ritorno della spiritualità nell’arte, Jean Le Moal fa propri gli insegnamenti del cubismo e del surrealismo : i suoi dipinti abbandonano la fedele riproduzione del reale a favore di una deformazione emotiva, parossistica, talvolta quasi allucinata. Gli oggetti della vita ordinaria vengono smontati in sequenze di piani, linee e figure schematiche secondo la logica cubista, mentre uno spirito surreale pervade tutti i personaggi e le situazioni rappresentate. Risale a questo periodo il dipinto Il Male, misterioso ritratto di donna nonché perfetta sintesi della due correnti artistiche allora in pieno fermento.

Il nome del giovane artista comincia a circolare, la sua reputazione a crescere, tanto che nel 1937 Le Moal lavora alla decorazione d’interni per l’Esposizione internazionale di Parigi, mentre due anni più tardi è il turno di New York. Non solo quadri per Jean Le Moal : risale alla stessa epoca l’inizio della sua collaborazione con il Théâtre des Quatre Saisons in veste di costumista e scenografo, esperienza forse non molto remunerativa dal punto di vista economico ma profondamente arricchente sul lato umano. Lavoro, tanto lavoro… e per un pittore poco sensibile all’atteggiamento strettamente mercantile in cui precipiterà l’universo dell’arte, questo significa qualcosa di più che un semplice introito regolare.

Piccolo porto
Piccolo porto
Jean Le Moal
1955. Olio su tela

Le Moal vive l’attualità del suo tempo, è un artista che abita in società, non stupisce pertanto che l’inquietudine in cui sta velocemente sprofondando il mondo che lo circonda finisca presto per influenzare il suo modo di dipingere. La presa del potere di Hitler, Mussolini in Italia, la guerra civile spagnola… e anche a Parigi l’aria inizia a farsi pesante.

Composizione
Composizione
Jean Le Moal
1957. Olio su tela

Nel 1939 scoppia il più devastante conflitto mondiale del ventesimo secolo, e benché l’artista non vi partecipi in prima persona la sua pittura ne è indirettamente coinvolta. I rasserenanti paesaggi della giovinezza e le enigmatiche nature morte lasciano ora spazio a lavori più tetri, antinaturalistici, in bilico tra l’incubo a occhi aperti e il puro surrealismo.

Non ha titolo la triste veduta marina dipinta nel 1941, nel pieno dell’occupazione nazista della Francia, ma le carcasse di animali acquatici arenate sul cupo litorale paiono quasi un presagio dei cumuli di cadaveri che di lì a breve costelleranno le coste normanne, o più in generale una metafora delle orribili stragi di civili che andranno aumentando con l’intensificarsi del conflitto.

La crisi collettiva in cui versa l’Europa negli anni della guerra si fa risentire nella disgregazione di molti legami che Jean Le Moal ha intessuto con altri artisti o correnti creative, a prevalere è il ripiegamento su se stesso, sulla propria intimità di uomo. L’arte diviene un rifugio dalle atrocità che si leggono sui giornali e si vedono per le strade, un luogo in cui è ancora possibile tentare di mettere un ordine al caos ormai dilagante.

Senza titolo
Senza titolo
Jean Le Moal
1984. Olio su tela montata su compensato

Ecco allora che i suoi dipinti vengono incasellati in precise trame geometriche, la realtà è scomposta e assemblata di nuovo secondo rigorose combinazioni cromatiche e formali. Modello per molti suoi quadri è adesso Juana Muller, scultrice cilena che l’artista sposa nel 1944 : una figura femminile delicatamente ritratta in gesti quotidiani, spesso nell’atto di leggere, nascosta dal riquadro di una finestra come nel bellissimo La lettura o rischiarata da una tenue lanterna. L’amore a modo suo, il modo di Le Moal.

Sull'altopiano delle Ande
Sull’altopiano delle Ande
Jean Le Moal
1967. Olio su tela

Anno di svolta per il pittore francese è il 1948, quando avviene il definitivo abbandono della figurazione : da lì in poi, fino al momento della sua morte, nel 2007, Joan Le Moal si dedica esclusivamente a un’arte libera da vincoli rappresentativi, un’arte puramente astratta. Nei suoi lavori persistono rimandi al mondo visibile, alla realtà che sta oltre la cornice del quadro, ma restano confinati perlopiù ai titoli delle opere quali semplici indizi interpretativi d’impressionanti giustapposizioni di linee e colori.

Mentre oltreoceano infuria l’espressionismo astratto, il nuovo movimento artistico che ha strappato a Parigi il titolo di capitale culturale mondiale per portarlo a New York, Le Moal si dedica al restauro delle grandi vetrate delle chiese francesi distrutte dai bombardamenti ma soprattutto dipinge paesaggi, ancora paesaggi, stavolta lasciandosi pienamente trasportare dalle emozioni : la sua produzione è un flusso cromatico continuo scaturito da viaggi, sensazioni, concetti spaziali intangibili, oppure dalla semplice percezione dello scorrere del tempo.

Ritorna spesso nei suoi lavori il motivo delle stagioni, come se lo scopo di un dipinto fosse di fornire una traccia, una testimonianza di un particolare periodo nella vita dell’artista. Quali le pagine di un diario, il diario intimo del pittore, diventano allora i grandi dipinti astratti di Le Moal. Da giovane, all’epoca di Témoignage, l’artista sosteneva che il suo desiderio era d’esprimere con la pittura “la strana serenità del Mistero in una forma rigorosa e plastica” : quello che faticava a spiegare a parole, finalmente riusciva a illustrarlo con i colori.

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