Pierre Soulages, nel nero

Tra i tanti artisti che hanno sempre faticato a provocarmi emozioni, uno merita un posto d’onore. Pierre Soulages, il francese che dipinge enormi tele utilizzando solamente il colore nero. A sentire i critici, a leggere i manuali di storia dell’arte, si tratta di uno dei maggiori pittori del XX secolo, e non essendo ancora morto ma tuttora all’opera – lo scorso 24 dicembre ha compiuto 101 anni ! – il suo stile riveste un ruolo fondamentale anche in questi inizi di nuovo millennio.

Dipinto 324 x 362 cm
Pierre Soulages
1987. Olio su tela

La prima volta che vidi un suo quadro, credo qualche anno fa al Museo di Belle Arti di Lione, non ne ebbi un’impressione negativa, o una reazione disgustata ; fu piuttosto dell’indifferenza, ecco cosa, della semplice indifferenza verso una maniera di dipingere che mi pareva trita e ritrita. Imponenti monocromi neri : e allora ? Ripensavo al blu di Yves Klein, o al bianco di Robert Ryman, e al loro confronto il nero patinato di Pierre Soulages mi pareva una trovata ormai vecchia, o se si vuole un’ennesima variazione sul tema monocromo.

Quando in seguito mi capitarono a tiro altre opere di Soulages, pertanto, fossero queste al Centro Pompidou di Parigi o al Museo d’Arte di Grenoble, rimanevo perlopiù perplesso, se non addirittura annoiato. Possibile che sia questo, riflettevo, sia proprio questo, il capolinea dell’arte astratta ? Grandi superfici dipinte del colore che nega se stesso e qualsiasi altro colore, il colore che per natura rappresenta l’assenza totale di colore ? Ma prima di destarmi interrogativi teoretici – maniera elegante per designare inutili elucubrazioni – quelle tele scure mi provocavano una reazione molto elementare, una reazione molto umana. Mi provocavano un lungo, plateale sbadiglio : e quando davanti a un’opera d’arte si sbadiglia, beh, non c’è trattazione o critica che tenga.

Dipinto
Pierre Soulages
1955. Olio su tela

Tuttavia, diffidando nella mia capacità di giudizio, e volendo approfondire la storia di un uomo annoverato tra i giganti della pittura contemporanea, gennaio dello scorso anno ho deciso di partecipare a una conferenza serale che un professore universitario gli dedicava presso un anfiteatro di Lione ; magari che sapendone di più su di lui, su Pierre Soulages, pensavo, sarei stato in grado di apprezzare maggiormente i suoi lavori. La mia iniziativa, purtroppo, non ha prodotto il risultato desiderato, anzi direi che ha sortito l’effetto opposto. Complici le luci soffuse nella grande sala, il parlare lento e monocorde del relatore, e probabilmente la stanchezza accumulata durante la giornata, quella sera ho penato non poco a tenere gli occhi aperti per tutta la durata della conferenza, e questo non ha potuto che rafforzare l’associazione che mi sorgeva spontanea tra Soulages e la fiacca che d’abitudine si prova nelle prime ore pomeridiane dopo un pranzo abbondante, l’associazione tra Soulages e lo sbadiglio. Per me, insomma, la questione Soulages era definitivamente chiusa, o per meglio dire era definitivamente messa a dormire.

A quello sfortunato episodio seguì il confinamento pandemico, e con lui l’impossibilità di accedere a qualsiasi luogo consacrato alla cultura. Niente più mostre, niente più musei, niente più quadri : il mondo aveva altri problemi, altre priorità, e le mie preoccupazioni erano ormai anni luce da quelle grosse tele dipinte a tinte scure. Finché una sera di qualche giorno fa, per un motivo apparentemente inspiegabile, Pierre Soulages mi è tornato alla memoria. Erano verso le nove e mezza, ora in cui di solito vado a letto, e abbassate le tapparelle della mia stanza mi apprestavo a coricarmi ; la giornata non era stata particolarmente impegnativa, ma le mie palpebre sentivano il peso delle troppe ore passate davanti allo schermo del computer.

Dipinto 130 x 89 cm
Pierre Soulages
1984. Acrilico su tela

Ecco allora che mi sdraiavo supino sul materasso, rimboccavo le coperte e con il braccio sinistro spegnevo la lampada sul comodino accanto al letto ; ecco allora che mi ritrovavo nel buio quasi completo, dalla porta lasciata aperta sul corridoio proveniva un debolissimo fascio luminoso appena percepibile ; ecco allora che chiudevo gli occhi, contando di addormentarmi di lì a poco. In quel momento di massima quiete, però, negli indistinguibili istanti che precedono il sonno, quando i muscoli finalmente si rilassano e i pensieri pian piano rallentano, diminuiscono, si confondono in quelle strampalate combinazioni chiamate sogni, qualcosa mi appariva nel tetro campo visivo, qualcosa comunque vedevo. Il nero, proprio lui, a palpebre calate e con gli occhi puntati verso il nulla io vedevo una notte senza stelle, un riflesso dello spazio profondo, un precipizio abissale – io vedevo il nero.

Ma dopo il primo l’abbaglio, l’abbaglio che sorge improvviso davanti all’oscurità, riuscivo a riconoscerlo, sì, lo riconoscevo, quel nero intenso e smaltato non mi era nuovo, lo avevo già visto altrove… altrove… ma dove? La memoria non tornava indietro a un episodio specifico, o a un’esperienza vissuta, come potrebbe accadere, che so, allorché si sente un vecchio profumo o una musica non ascoltata da molto tempo : nessuna felice rivelazione, nessun  istante epifanico per un blogger dilettante. Soltanto l’immagine confusa di grandi rettangoli scuri percepiti in qualche mostra o museo. E così, nel chiuso e nella solitudine della mia stanza, mi riaffioravano tra i ricordi i dipinti dell’artista francese.


3 risposte a "Pierre Soulages, nel nero"

  1. Bravo Ricky. La narrazione appare un po’ velatamente ricercata ma bella ed accattivante al punto da voler arrivare alla fine dell’ articolo per vedere come va a finire. Bravo. Hai mai pensato di scrivere un romanzo? Bravo bravo

  2. Sono d’accordo con Rita per l’esposizione del contenuto su Soulages, meno d’accordo con la modesta dichiarazione di Riccardo che asserisce di non avere buone idee. Le suddette ci sono, e per scrivere un romanzo sono necessarie, ma la stesura di un romanzo richiede tempi lunghi, riletture, revisioni e rimesse in discussione. Chance è giovane e potrebbe rivelarsi una “nuova voce” narrativa attraverso le sue approfondite analisi. Soulages naturalmente è artista scaltro e comunque molto contemporaneo se lo relazioniamo al buio dei tempi attuali. Molti artisti per farsi riconoscere battono il loro pennello sull’incudine della ripetizione e della similitudine fino all’ossessiva affermazione della propria peculiarità, logo che li distingue e li riconosce tra centomila artisti che scelgono molteplici strade ma che si perdono nella globalizzazione artistica.

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