Paul Gauguin, l’alchimista

Penso che sia dipeso anche dalla luce tiepida del sole d’ottobre, le vie di Parigi affollate di gente il sabato pomeriggio, oppure quella leggerezza che si respira nell’aria autunnale, ma la visita alla mostra su Paul Gauguin al Grand Palais mi ha lasciato una sensazione diversa dal solito, una sensazione direi più intensa.

Ritratto dellìartista con il Cristo giallo
Ritratto dell’artista con il Cristo giallo
Paul Gauguin
1890-1891. Olio su tela

Non che le esposizioni viste recentemente mi abbiano deluso, non si tratta di questo, credo piuttosto che un insieme di circostanze abbiano fatto in modo che i dipinti, le sculture, le ceramiche, le stampe dell’artista francese agissero su di me in maniera più profonda, arrivando a toccare dal vivo le corde della mia sensibilità : uno stato d’animo in cui sono precipitato ormai da alcuni giorni, e in cui mi crogiuolo come un bambino in una vasca d’acqua calda. Gauguin, mi domando, perché proprio a Gauguin devo questa irresistibile commozione ?

Confesso che prima di visitare la mostra al Grand Palais, di lui sapevo abbastanza poco : Paul Gauguin fu l’artista che amava viaggiare, l’esploratore delle isole tropicali, il pittore che dipinse il ritratto delle giovani polinesiane di cui mia madre tiene appesa una copia in camera da letto… e poi, soprattutto, Gauguin fu l’amico di Vincent van Gogh durante il soggiorno provenzale dell’artista olandese. Un talento che viveva di luce riflessa, questa era l’idea che me ne ero fatto, apprezzato semmai per il facile esotismo delle sue opere più note.

Vaso con due boccagli
Vaso con due boccagli
Paul Gauguin
1886-1887. Grès porcellanato, decorazioni colorate, smalto

Armato del più arrogante pregiudizio, il pregiudizio nutrito d’ignoranza, entravo allora alla mostra presso il Grand Palais, e già alla prima sala, davanti al primo dipinto esposto, l’opinione leggera che fino a quel momento avevo di Paul Gauguin lasciava spazio a una rivelazione, una certezza acquisita a colpo d’occhio : mi trovavo di fronte a uno dei più grandi maestri dell’arte occidentale.

Natura morta con profilo di Laval
Natura morta con profilo di Laval
Paul Gauguin
1886. Olio su tela

Merito delle commissarie dell’esposizione, oltre ovviamente ad aver riunito un numero impressionante di opere provenienti dai luoghi più disparati (si va dal vicino Museo d’Orsay ai remoti The Art Institute of Chicago o il Museo Puškin di belle arti di Mosca), è la linea tematica con cui hanno scelto di ripercorrere la carriera dell’artista francese, espressa meravigliosamente dal titolo stesso della mostra : Gauguin l’alchimiste, ovvero Gauguin l’alchimista. Come si è potuto pensare di paragonare il genio travagliato, l’anima vagabonda di Paul Gauguin a uno di quegli scienziati ante litteram dediti ad alambicchi e abracadabra ?

L’interesse per l’esoterismo, certo, l’artista francese manifesterà a più riprese un vivo interesse verso i culti esoterici, rintracciabile peraltro in diverse sue opere. Ma non si tratta di questo, o meglio, non si tratta solo di questo. L’oro, è la ricerca dell’oro, il metallo più prezioso, ad accomunare Gauguin e gli antichi alchimisti : l’oro inteso quale prodotto di una trasformazione, frutto di un esperimento, di un azzardo, l’oro ovvero l’elemento meraviglioso ottenuto dalla combinazione alchemica di più sostanze : l’oro ossia l’opera d’arte completa e definitiva, risultato finale di tecniche e stili complementari.

Interno del pittore a Parigi, rue Carcel
Interno del pittore a Parigi, rue Carcel
Paul Gauguin
1881. Olio su tela

Dalla Parigi dei primi anni, passando poi dalla Bretagna e la Provenza fino a spingersi alla lontanissima isola polinesiana di Tahiti o all’arcipelago delle Marchesi, l’itinerario di Paul Gauguin fu un’entusiasmante ricerca artistica parallela a un doloroso percorso esistenziale, arte e vita per lui si fondevano nello stesso desiderio di scoperta. La scelta dell’arte, d’altronde, fu per Gauguin già da principio una scelta di vita.

Ritratto di Gauguin a forma di testa grottesta
Ritratto di Gauguin a forma di testa grottesta
Paul Gauguin
1889. Ceramica smaltata

Nato nel 1848 da genitori di classe borghese venuti a mancare quando lui era ancora piccolo, il giovane Gauguin non era un artista che aveva studiato all’accademia o seguito corsi di pittura. All’età di ventiquattro anni, infatti, dopo una breve carriera nella Marina Francese, lavorava presso un agente di cambio a Parigi. Sposato con una donna danese che gli darà cinque figli, Paul Gauguin era un impiegato d’ufficio che la sera e nei fine settimana, accanto ai piccoli agi che poteva concedere lo stipendio da proto colletto bianco, si dedicava con passione a colori e pennelli oltre che alla scultura del legno.

Il suo modello di riferimento erano gli impressionisti, gruppo di artisti francesi che nella seconda metà del diciannovesimo secolo stavano prendendo il sopravvento, e tra loro soprattutto il caposcuola Camille Pissarro e il più controverso Edgar Degas. Un’esistenza che sembrava già impostata come un lungo fiume tranquillo, quella del giovane Gauguin, fino a quando un imprevisto sconvolse tutte le carte in tavola.

Nel 1882, dopo anni di speculazioni sfrenate, il crollo della borsa di Parigi provocato dal fallimento della banca cattolica Union générale fece perdere il posto a diversi operatori finanziari, fra i quali anche il nostro impiegato dell’agente di cambio. Questa nuova situazione, la disoccupazione, fu tuttavia percepita dal malcapitato come un’occasione da volgere a proprio vantaggio : era il momento, per il trentaquattrenne Paul Gauguin, di domandarsi che cosa volesse davvero dalla vita. Eccolo, il punto di svolta, la scelta dell’arte che si fece scelta di vita. Malgrado la contrarietà della moglie Mette Gad, poco disposta a rinunciare alla sicurezza economica fino ad allora acquisita (immaginatevi di sposare un impiegato e ritrovarvi poi con un artista squattrinato), Gauguin decise di vivere dei propri quadri, delle proprie sculture, delle proprie ceramiche. Vivere della propria arte, insomma.

Siate misteriose
Siate misteriose
Paul Gauguin
1890. Bassorilievo in legno di tiglio policromo

Con pochi soldi in tasca e un matrimonio andato ormai in pezzi, per il giovane artista seguivano tempi difficili, fatti di stenti e delusioni. I suoi dipinti e le sue ceramiche, forse eccessivamente sperimentali per il gusto dell’epoca, purtroppo non si vendevano, e nemmeno i tentativi di ritrovare un lavoro stabile andavano a buon fine. Era dura, molto più dura di adesso, vivere di arte per un uomo del diciannovesimo secolo.

La cantante, ritratto di Valérie Roumie
La cantante, ritratto di Valérie Roumie
Paul Gauguin
1880. Mogano e gesso

Isolato da una società che pareva non capirlo, in una Parigi troppo cara per i suoi mezzi di sostentamento, nel 1886 Paul Gauguin partì per la Bretagna, regione umida e rurale, alla ricerca di quell’io nascosto che già scorgeva nelle proprie creazioni ma non riusciva ancora a esprimere appieno. Nei suoi dipinti, nelle sue sculture, nelle sue ceramiche confluiva infatti il vissuto dell’artista, i luoghi visitati o le persone incontrate, ma la realtà quale si presentava là fuori era interpretata in maniera strettamente personale.

Gauguin era un artista autodidatta educatosi secondo la lezione impressionista, scrivevo, tuttavia il suo modo di dipingere e di scolpire non s’inquadrava nell’unicità di una scuola. Più che un ribelle, un creatore contrario alle regole, Gauguin si considerava un selvaggio, ossia qualcuno che le regole non le ha mai conosciute. A vedere le sue opere non viene certo in mente il lavoro di un naif o di un talento puramente istintivo, la ricerca del selvaggio era per l’artista francese una ricerca della propria intimità più profonda attraverso una sperimentazione inedita dei materiali e delle tecniche creative.

Spingersi là dove nessuno era ancora arrivato, scoprire territori nuovi, inesplorati, ritrovare quella spontaneità che l’arte spesso sembrava perdere di vista : questo cercava Paul Gauguin, e nella umile e ruvida Bretagna forse iniziava a trovarlo. I motivi rappresentati nelle sue opere, fossero queste ceramiche o quadri, spesso si ripetevano, percorrerà l’intera carriera dell’artista un’insistenza su alcuni temi o soggetti di predilezione. Primo tra tutti, le donne, a Gauguin piacevano le donne, quelle vere e quelle dipinte o scolpite nel legno o nel grès porcellanato. Dalle giovani contadine bretoni alle enigmatiche fanciulle polinesiane, la sua arte sarà una costante celebrazione della grazia femminile allo stato puro, priva dell’affettazione borghese che segnò invece il suo sventurato matrimonio.

Il Girotondo delle piccole Bretoni
Il Girotondo delle piccole Bretoni
Paul Gauguin
1888. Olio su tela

Incoraggiato dagli artisti con cui strinse amicizia durante il soggiorno in Bretagna, i pittori Eugène Laval ed Emile Bernard, Paul Gauguin diede infine libero corso alle sue straordinarie potenzialità creative : la meta che si stava delineando nei suoi pensieri aveva contorni fumosi, c’era ancora molta strada da fare, ma lui iniziava a sentirlo, iniziava a sentire l’odore dell’oro. Abbandonato ormai l’impressionismo, lo stile di Gauguin maturo si nutriva degli apporti più disparati : la stampa giapponese e la pittura su vetro del medioevo cristiano confluivano nei suoi dipinti antinaturalistici, indifferenti alle regole prospettiche e marcati da poche sfumature di colori, mentre le sue sculture e ceramiche parevano ispirarsi all’arte della Grecia classica o a quella egizia. Un solo carattere, una scelta cromatica precisa o anche una sola idea dovevano distinguere un suo quadro o una sua scultura. I critici parleranno di simbolismo, lui preferiva definire le sue composizioni come sintetiche, risultanti di una sintesi formale e concettuale.

Vendemmia a Arles
Vendemmia a Arles (o Miseria umana)
Paul Gauguin
1888. Olio su tela

Dopo uno sfortunato viaggio a Panama e in Martinica, da cui tornò malato di malaria, nel 1888 Paul Gauguin si trasferì per alcuni mesi ad Arles, nel sud della Francia, raggiungendo il fratello del mercante d’arte che in quel periodo s’interessava a lui, l’olandese Théo van Gogh. Paul Gauguin e Vincenti van Gogh : il loro difficile rapporto alimenterà nel tempo storie e leggende, soprattutto attorno al celebre episodio dell’orecchio mozzato, ma quello che realmente accadde tra i due uomini resta tuttora un mistero. Due personalità molto diverse, il francese e l’olandese, accomunate tuttavia da un carattere malinconico e solitario, oltre che da uno straordinario talento artistico perlopiù incompreso.

Terra deliziosa
Te Nave Nave Fenua (Terra deliziosa)
Paul Gauguin
1892. Olio su tela

Spinto da un sogno dell’amico Vincent, scomparso in circostanze ancora oscure nel 1890 all’età di trentasette anni, nel 1891 Paul Gauguin partiva per l’isola polinesiana di Tahiti, a più di quindicimila chilometri dalla Francia continentale, con l’intento di fondare un “atelier dei Tropici”. L’oro, l’artista ne aveva percepito il sentore in Bretagna, in Martinica e nell’assolata Provenza, ma per riuscire finalmente a scovarlo capiva di doversi spingere ancora più lontano : l’io vero, l’io selvaggio, si trovava agli antipodi della società occidentale.

L’arrivo a Tahiti, all’epoca colonia francese, per l’artista fu tuttavia una delusione. I costumi e i riti locali parevano scomparsi, soppiantati dalla cultura cristiana d’importazione, il paradiso perduto si rivelava una chimera, un abbaglio, la fantasia di un sognatore. Insomma, a Tahiti l’oro non c’era. L’esplorazione della Polinesia da parte di Gauguin passava allora attraverso l’esplorazione dell’arte oceanica, in cui il francese trovava tracce di quel misterioso primitivismo tanto agognato, ma anche attraverso la contemplazione dei paesaggi e la frequentazione della popolazione autoctona. Non era lo sguardo di un etnografo, quello di Paul Gauguin, all’indagine scientifica lui preferiva l’osservazione e la libera rielaborazione del materiale offertogli da questa nuova terra : dei luoghi visitati e delle sensazioni provate l’artista tratteneva solo ciò che gli provocava una risonanza interiore, fonte d’ispirazione delle proprie creazioni.

Aha oe feii? (Come, sei gelosa?)
Aha oe feii? (Come, sei gelosa?)
Paul Gauguin
1892. Olio su tela

A questo periodo risalgono molte delle sue opere più famose, i ritratti delle giovani tahitiane in riva al mare o nel rigoglio delle foreste tropicali. Tuttavia, malgrado i tentativi di ricreare tracce della cultura indigena nei propri lavori, persino dando loro titoli in lingua maori, Gauguin rimaneva comunque un uomo occidentale, cresciuto con una educazione cristiana. La simbologia presente nei suoi quadri, pertanto, sembrava talvolta fare riferimento indiretto all’immaginario biblico, se non addirittura a quello buddista derivante da studi e letture personali.

Giorno di dio
Mahana no atua (Giorno di dio)
Paul Gauguin
1894. Olio su tela

Massimamente emblematico della maniera di Gauguin d’osservare e percepire la realtà polinesiana è il dipinto a olio Giorno di dio : tra il punto di vista dell’artista e il soggetto rappresentato, donne e uomini su una spiaggia dominata da una grande statua religiosa, si trova un irreale specchio d’acqua tinto di giallo, di verde e di arancione, colori che demarcano l’ideale decalage tra quello che il pittore credeva di vedere e l’oggettività dei fatti.

Tehura detto anche Testa di tahitiana
Tehura detto anche Testa di tahitiana
Paul Gauguin
Verso 1892. Legno parzialmente policromo

Rientrato a Parigi nel settembre 1893, indebolito e sempre in ristrettezze economiche, Paul Gauguin organizzava due mostre delle proprie opere realizzate a Tahiti nel tentativo di venderne qualcuna, ma malauguratamente il risultato rimaneva lo stesso di prima della sua partenza per la Polinesia. Pochi ammiravano il suo stile, qualche giovane pittore, Edgar Degas e i poeti simbolisti, il resto del pubblico era più che altro scandalizzato dalle giovani donne dipinte nude.

Nei due anni successivi, trascorsi perlopiù nella capitale francese, l’artista dipinse poco, a tenerlo impegnato fu piuttosto la redazione di Noa Noa / Viaggio a Tahiti. Cronaca romanzata del suo soggiorno tahitiano composta con l’aiuto dello scrittore Charles Morice, quest’opera univa letteratura e arte figurativa : i testi, infatti, erano corredati d’illustrazioni realizzate da Gauguin stesso ricorrendo alla xilografia, tecnica a lui nuova e consistente nella incisione su legno a scopo di stampa. Il richiamo dell’esotico, il richiamo del selvaggio si facevano di nuovo sentire, l’artista non riusciva a restare a Parigi. Nel 1895 Paul Gauguin tornava a Tahiti per poi trasferirsi a millequattrocento chilometri più a nord, nell’isola di Hiva Oa, arcipelago delle Marchesi, ancora più distante dalla civilizzazione moderna.

Là giace il tempio
Là giace il tempio
Paul Gauguin
1892. Olio su tela

Qui, definitivamente isolato dal mondo, ormai allo stremo delle forze, l’artista si costruiva la propria dimora, la Maison du jouir (lascio a voi cercare la traduzione dal francese su Google translate), una capanna di cui aveva disegnato la piantina e scolpito i cinque grandi pannelli di legno che ne decoravano l’esterno. Luogo di lavoro e di ritiro, era la Maison di jouir : la residenza di un europeo che s’identificava con il popolo polinesiano tanto da prenderne la difesa nei confronti dell’amministrazione coloniale, e per questo essere condannato a tre mesi di prigione. Forse, negli ultimi anni di vita, prima di compiere l’ultimo viaggio verso quella terra da cui non si fa più ritorno una notte del 1903, Paul Gauguin era davvero diventato il selvaggio a lungo cercato. Forse, dopo un’esistenza sofferta, appassionata, solitaria, l’alchimista aveva finalmente trovato l’oro.

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4 thoughts on “Paul Gauguin, l’alchimista

  1. Forse l’oro per l’artista è vivere in un contesto naturalistico e magico che lo pone soltanto dinanzi a sé stesso ed alla propria creazione, l’arte la si può esprimere anche attraverso le sbarre di una prigione, ma la solarità, l’oro e la gioia derivano dal luogo congeniale ad una mente creativa che soltanto la natura sa offrire. Gauguin ha avuto il coraggio di “emigrare” per le terre del sogno ed è stato ricompensato nel suo difficile viatico…

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