Abraham Poincheval viene estratto dalla roccia

Recentemente mi sono interessato a una giovane artista nativa del Lussemburgo ma di origini italiane, la mia amica Deborah de Robertis. Per ragioni che ancora fatico a capire, il breve articolo dedicato alle sue ardite imprese ha suscitato una partecipazione superiore alla media degli altri articoli del blog, incuriosendo, probabilmente, anche un pubblico di solito poco attratto dall’arte contemporanea.

Lieto e stupito da questo piccolo evento, e nella speranza di avvicinare ancora più persone al fascinoso universo artistico, ho deciso di parlarvi nuovamente di qualcuno, come la de Robertis, dedito alla pratica delle performance. Stavolta non si tratta di una giovane donna procace ma di un uomo sulla quarantina, tale Abraham Poincheval, di nazionalità francese e residente a Marsiglia. Perché proprio Abraham Poincheval ? Dubito che i media italiani abbiano dato molto spazio alla notizia, ma vi assicuro che qui in Francia ne hanno parlato persino i telegiornali in prima serata.

Mercoledì primo marzo, dopo una settimana d’isolamento, Poincheval è stato estratto dalla roccia gigante dove si era volontariamente recluso. All’interno del Palais de Tokyo, spazio d’arte contemporanea nel cuore della capitale francese, l’artista ha eseguito una performance ai limiti delle proprie capacità fisiche.

Sette giorni passati in stato d’immobilità quasi totale : chiuso tra due enormi blocchi pietrosi da sei tonnellate ciascuno e scavati al proprio interno, l’artista era in condizioni di compiere movimenti limitatissimi, sufficienti giusto alla sopravvivenza, mentre una telecamera a infrarossi lo riprendeva costantemente affinché i visitatori del museo potessero seguire in tempo reale le evoluzioni della prova estrema. Nutritosi di carne secca e prodotti liquidi, Abraham Poincheval è uscito dall’estenuante prestazione con il fisico a pezzi ma con la soddisfazione del vincitore, la soddisfazione di chi ha compiuto un viaggio interiore all’interno della pietra come riferito dall’artista stesso.

Gli spazi ristretti devono esercitare un’attrazione particolare sull’artista francese : tre anni fa Poincheval si rintanava per quasi due settimane nel ventre di un orso impagliato, mentre nel 2015 risaliva il corso del fiume Rodano, da Lione fino alla Svizzera, chiuso in una grande bottiglia di vetro. L’obiettivo di queste esperienze stravaganti è di volta in volta diverso, ma il filo conduttore nella ricerca artistica di Abraham Poincheval pare essere l’estraniazione dall’ambiente circostante mediante una barriera, un guscio – sia questo di tipo animale (l’orso), artificiale (la bottiglia) o minerale (la pietra) – per raggiungere una percezione alternativa del mondo e di se stesso. Richiudersi in qualcosa, richiudersi in se stesso, significa partire per un viaggio nell’intimità del creato.

Malgrado alcuni aspetti indelicati degli esperimenti (non vi sto a raccontare come Poincheval evacuasse i propri escrementi all’interno della roccia), l’artista propone un gioco strettamente concettuale che finora sembra entusiasmare il pubblico francese : a fine marzo è prevista una nuova performance, sempre al Palais de Tokyo di Parigi, che lo vedrà impegnato a covare delle uova di gallina per più di venti giorni ininterrotti. Tra chiudersi in una roccia, o in una pelle d’orso, o in una grande bottiglia, alla maniera di Poincheval, ed esibire le proprie rotondità, pelosità, cavità, alla maniera invece della de Robertis, ci sta una bella differenza. Ma pur sempre di arte si tratta : o forse è qui che mi sbaglio ?

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3 thoughts on “Abraham Poincheval viene estratto dalla roccia

  1. Andiamoci piano a parlare di arte riferendoci a queste simpatiche persone. Si tratta di soggetti con molto tempo a disposizione, curiosi del proprio esistere, provocatori nel cercare di stupire l’anonimato che non li segue ma che comunque avendone notizia, rimangono perplessi, con tempo e mezzi a disposizione e distaccati dalla quotidiana legge dello sgomitare per la sopravvivenza… Non si tratta di arte ma di “otium” illimitato

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