E mio padre si compra un quadro di Eniko Esposito

Alcune persone lo prendono quasi come un lavoro. Alzarsi la mattina presto, recarsi al mercatino dell’antiquariato quando non è ancora arrivato il piccolo sciame di curiosi, e rovistare tra i quadri al banco del rigattiere. Talvolta saltano fuori le croste, talvolta, più raramente, salta fuori l’affare. Il dipinto finito lì quasi per sbaglio, qualcuno svuotando la cantina ha buttato via il bambino con l’acqua sporca, e tra vecchie tele impolverate magari capita il quadro d’autore. Senza pretendere il Rembrandt o il Modigliani, si può forse sperare in un inedito Morlotti : al prezzo del rigattiere, un dipinto d’appendere bellamente in salotto, o tutt’al più rivendere con un margine astronomico.

Mio padre. Lui al mercatino dell’antiquariato di Chiavari ci arriva con lo sciame di curiosi, la mattina tardi, dopo il caffè al bar e una rapida occhiata alla prima pagina de Il Secolo XIX. Fermamente convinto della virtù della parsimonia (trasmessa a me figlio sotto forma di bieca tirchieria), mio padre compra raramente, molto raramente, lui preferisce osservare, commentare, ipotizzare… insomma, il classico atteggiamento da far saltare i nervi al più paziente dei commercianti.

Eniko Esposito
Titolo sconoscito
Eniko Esposito
Olio su tela

La settimana scorsa, tuttavia, mio padre ha deciso di dare uno strappo alle sue abitudini. L’ha fatto, ha acquistato un quadro. A darmene notizia non è stato lui in persona ma mia madre, e per giunta in maniera indiretta. Come per prepararmi all’insolito evento. Ti piace il quadro che papà ha visto al mercato ? mi scriveva in un’email allegando la foto di un dipinto a olio firmato Eniko Esposito, pittore napoletano d’ispirazione impressionista scomparso nel 2009 all’età di sessantasette anni.

I dipinti, si sa, per giudicarli bisogno vederli dal vivo: di primo acchito il quadro non mi entusiasmava, ma a osservarlo bene, forse… La mia risposta era comunque evasiva. A quel punto, silenzio.

Dopo qualche giorno discutevo al telefono con entrambi i miei genitori (loro a casa hanno due telefoni), e tra una chiacchiera e l’altra ecco saltar fuori di nuovo il dipinto di Eniko Esposito. Sai il quadro di cui parlavamo l’altro ieri ? Beh, papà l’ha comprato. Ci avevo visto giusto. Ah, bene, rispondevo. Trattenendosi a malapena, come un bambino che non riesce a nascondere la sua ultima marachella, mio padre mi proponeva un piccolo quiz : e indovina quanto l’ho pagato !

Ora, cari lettori, non intendo iniziare a parlare di soldi. Lo sterco del diavolo non è il benvenuto in questo blog. Mio padre il quadro di Eniko Esposito l’ha pagato poco, molto poco, è riuscito persino a strappare uno sconto di cinque (CINQUE) euro al povero rigattiere. Ricordo che qualche anno fa, al mercato di Marrakech, utilizzando la stessa tecnica del tira e molla mi aggiudicai per pochi spiccioli una maglietta del Paris Saint-Germain. Una maglietta originale, s’intende.
A quelli della mia famiglia non ci frega nessuno.

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