Nicolas Party in mostra al Museo Poldi Pezzoli di Milano

Fino a poche settimane fa, quando mi si chiedeva quali fossero i principali musei d’arte milanesi, i nomi che mi venivano subito sulla punta della lingua erano Palazzo Reale, la Pinacoteca di Brera e la Galleria d’Arte Moderna in via Palestro. Difficilmente avrei pensato al Poldi Pezzoli di via Manzoni – ah, già, e poi c’è il Poldi Pezzoli… avrei forse detto con aria distratta, come se si trattasse di un museo di secondo rango, ripiego per turisti disorientati o scolaresche fuori porta. E dire invece che nelle sue piccole sale, un tempo sontuosa dimora del nobiluomo che contribuì alla creazione del patrimonio museale, accanto ad armi antiche e preziosi cimeli sono ospitati numerosi capolavori d’artisti italiani d’epoche e stili differenti, dal rinascimentale Sandro Botticelli al romanticissimo Francesco Hayez. Una collezione di grandissimo rispetto, al pari di quelle più note : consiglio pertanto a tutti i lettori, milanesi e non, di dedicarle presto una visita.

In questo periodo, poi, fino al 27 giugno 2022, il museo Poldi Pezzoli accoglie nei propri spazi espostivi alcuni lavori di un pittore contemporaneo, lo svizzero francofono Nicolas Party. Non si tratta propriamente di una mostra temporanea, o quantomeno una mostra temporanea come di solito viene intesa, dato che le opere coinvolte non sono radunate tutte in un’area specifica, separate dal resto della collezione permanente, ma dislocate in diversi punti del museo, vicino a quelle presenti in pianta stabile. Questa soluzione espositiva mira a uno scopo : creare del senso, stabilire un ponte tra l’arte di ieri e l’arte di oggi, o detto in maniera tecnica – la maniera cara ai promotori dell’evento – mettere in dialogo i dipinti di Nicolas Party con i dipinti da lui presi come modelli concreti. Perché è da alcuni precisi colori, da alcuni precisi fronzoli, da alcuni precisi criteri compositivi dell’arte italiana antica che il giovane artista nativo di Losanna ha tratto esplicito spunto per le proprie creazioni.

Non è un’idea nuova, nella pittura, rifarsi a chi è venuto prima, tentare d’emulare i maestri del passato, anzi c’è qualcuno che considera tutta la storia dell’arte un lungo processo di rielaborazione collettiva su materiale preesistente, cui ogni artista collabora aggiungendoci del proprio ; insomma nessuno inventa dal nulla, tutti copiano in maniera diversa. L’opera che allora ha principalmente influenzato i recenti lavori di Party è un trittico realizzato nel 1500 da Mariotto Albertinelli, pittore fiorentino vissuto a cavallo tra il XV e il XVI secolo e discepolo di Cosimo Rosselli. All’epoca di Albertinelli se ne producevano tanti, di dipinti divisi in tre parti, soprattutto per raffigurare soggetti religiosi : era la loro stessa conformazione che rinviava alla Santissima Trinità.

Nicolas Party, tuttavia, pur recuperando la composizione tripartitica di certa pittura medievale e rinascimentale, non è interessato a illustrare episodi biblici o immagini angelicate. Lui mette nel pannello centrale dei suoi trittici il ritratto di un volto anonimo, inespressivo, immaginario, un volto che pare tracciato con righello e compasso e illuminato dalla tinta delicata del pastello morbido ; e a lato di questa figura surreale, di questo personaggio fuori dal tempo, dipinge pietre, frutti, nature morte, insiemi d’oggetti sospesi nel vuoto. È la struttura portante in marmo, componente dell’opera stessa, a creare unità tra elementi altrimenti autonomi.

Più che un omaggio agli illustri maestri, quello del pittore svizzero somiglia a un fantasioso pastiche dove peculiarità e stilemi della tradizione artistica italiana si mescolano all’atemporalità trasognata del moderno Giorgio Morandi e a una propensione per i colori irreali tipica invece del movimento pop – Nicolas Party, del resto, ha iniziato a muovere i primi passi nell’arte realizzando graffiti. Forse non è per tutti i gusti, forse fatica a essere capito, ma così va l’arte contemporanea : per tentativi, citazioni, sperimentazioni formali. E con il benestare dei Botticelli, Perugino e Tiepolo che ci osservano bonari dal loro iperuranio.

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