… e le sculture invisibili di Boyer Tresaco

Due settimane fa ho pubblicato un articolo inerente una delle notizie più dibattute degli ultimi tempi, quella relativa alla vendita della scultura invisibile Io sono di Salvatore Garau per una somma vicina ai 15 mila euro. Nell’attuale silenzio artistico, l’evento ha provocato parecchio chiasso : da più parti, infatti, si sono levati fischi d’indignazione, nonché immancabili sfottò e pernacchie. Molta gente non ha davvero digerito che ormai anche il nulla abbia un prezzo, e come qualsiasi prodotto sul mercato vanti un proprio bacino d’acquirenti. Per quanto mi concerne, forse ve ne siete resi conto, ho cercato d’affrontare la faccenda da una prospettiva distaccata, tentare di comprendere le motivazioni dell’artista senza cedere a facili burle e provocazioni : anzi gli ho persino rivolto un’allettante proposta, cui però non c’è stato seguito.

2.200 decimetri cubi di Niente
Boyer Tresaco
2001. Nessuna tecnica

In reazione al mio articolo, tuttavia, ho ricevuto un messaggio inatteso. A inviarmelo è stata la Fondazione Boyer Tresaco, istituzione spagnola con sede a Cartagena, nella regione di Murcia, la quale teneva a segnalarmi un’importante precisazione. Benché lo scultore sardo abbia sollevato con le sue opere invisibili un polverone di scala internazionale, benché egli abbia ora il progetto di portarle addirittura a New York, non spetta a lui il primato di questa pensata. Già vent’anni fa, infatti, l’arista spagnolo Boyer Tresaco presentava una scultura invisibile in occasione di una mostra a Barcellona, e la sua creazione suscitava una tale curiosità da essere pubblicata in ben due libri e trovare spazio su quotidiani nazionali come La Vanguardia ed El País. Come quelle di Garau, anche le sculture di Tresaco sono fatte di aria, di pensiero, di niente : contemplarle significa pertanto contemplare il vuoto.

Riguardo però all’aspetto economico di quest’arte immateriale, la fondazione spagnola si è sbottonata poco. Sì, le sculture invisibili del loro protetto sono adesso presenti nei locali della fondazione, e sì, in passato sono state esposte anche in gallerie e fiere commerciali ; ma di vendite, prezzi e quotazioni, nella comunicazione che ho ricevuto non veniva fatta menzione. Ritengo poco probabile che tra i due scultori, l’italiano e lo spagnolo, si accenda una polemica simile a quella che oppose Antonio Meucci e Alexander Graham Bell in relazione all’invenzione del telefono, oppure che uno o l’altro abbia un giorno l’idea di brevettare la bizzarra trovata, come fece l’artista Yves Klein con l’International Klein Blue. Mi auguro solo che finito questo periodo di crisi e incertezze, l’arte ricominci a dare segnali di ripresa, offrire manifestazioni concrete di vivacità creativa ; altrimenti ci ritroveremo come nel mondo di Fantàsia de La storia infinita : tragicamente sopraffatti dal nulla.  


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