La Salomè danzante per Gustave Moreau

Il seguente articolo è stato scritto a inizio marzo scorso, appena prima del lockdown. Pubblicarlo adesso, ad alcuni mesi di distanza, crea uno strano effetto nostalgico…

Con l’arrivo del bel tempo, vago indizio di primavera, un sabato di metà febbraio avevo deciso di fare un giro nel centro di Lione, città in cui vivo e lavoro. Dopo il mortorio del mese di gennaio, solitamente dedicato allo smaltimento delle feste natalizie, la gente ricominciava a passeggiare per le strade : c’era chi prendeva giusto una boccata d’aria fresca, chi ritrovava gli amici, e chi invece ciondolava da un negozio all’altro, magari rovistando tra la merce sopravvissuta ai saldi invernali.

Salomè danzante davanti a Erode
Gustave Moreau
1874. Olio su legno

Dal canto mio, uscendo da un lungo digiuno culturale (motivato a ben vedere dalla semplice pigrizia), avevo eletto quale meta del mio girovagare il Museo di Belle Arti, dove era in corso una mostra dedicata a un tema insolito : il drapé, parola francese che può essere resa in italiano con il participio passato del verbo drappeggiare, il poco comune drappeggiato. Che cosa erano andati a pescare, i direttori del museo, per imbastire un’esposizione talmente originale ?

Nelle sale, pensate, si trovavano dipinti, disegni e sculture risalenti a epoche diverse ed esibenti notevoli differenze stilistiche, ma tutti accomunati dalla presenza di un drappo a copertura delle figure umane ritratte. Fin dall’arte antica, infatti, arrivando alle creazioni contemporanee, il drappeggio ha esercitato una forte fascinazione su creatori e spettatori : una fascinazione quasi ossessiva, talvolta superiore a quella prodotta dalle parti anatomiche da lui stesso celate. Rischiando forse di cadere nel trash – ma adesso, si sa, nessuno si scandalizza più per certe cose – sarebbe addirittura possibile parlare di feticismo del drappo.

Tra le tante opere esposte alla mostra, quella su cui mi voglio soffermare ora è un dipinto dell’artista francese Gustave Moreau, Salomè danzante davanti a Erode. Realizzato nel 1874, allorché il pittore aveva 48 anni e deteneva un ruolo di primo piano nell’intellighenzia parigina, quest’olio su legno raffigura uno dei più celebri e piccanti episodi del Nuovo Testamento, che per le persone a digiuno di catechismo o letteratura religiosa mi prenderò la briga di riassumere in poche righe.

Nudo femminile parzialmente coperto per Salomè danzante davanti a Erode
Gustave Moreau
1874 ca. Pietra nera, piuma e inchiostro scuro su carta

Come narrato nei Vangeli di Matteo e Marco, Salomè fu la principessa giudaica contemporanea di Gesù Cristo che si rese complice di un’atroce vendetta contro un uomo oggi venerato come santo, il predicatore Giovanni Battista. Quando infatti Erodiade, la madre di Salomè, lasciò il marito per andare a vivere con il cognato, il vecchio re Erode Antipa, Giovanni Battista denunciò pubblicamente l’unione illegittima e fu per questo messo ai ferri. Ma insoddisfatta della pena inflitta all’insolente asceta, Erodiade invitò la figlia a danzare per il sovrano nel corso di un banchetto : quale miglior modo per manovrare un attempato monarca, se non quello di sventolargli in faccia una fanciulla in abiti succinti ? Erode Antipa, estasiato davanti all’esibizione della bella Salomè, scelse di ricompensarla esaudendo qualsiasi suo desiderio. E così alla giovane principessa fu consegnata la testa del povero Giovanni Battista.

Impossibile rimanere insensibili davanti a un tal mélange di truculenza e carnalità, di Eros e Thanatos : nel corso dei secoli la storia di Salomè ispirò moltissimi artisti e scrittori, nonché un nutrito gruppo di cineasti. Persino un tipo come Oscar Wilde, a cui cosce e glutei femminili facevano sicuramente poco effetto, le dedicò un breve dramma teatrale – e per giunta in francese, lui campione della letteratura anglofona. Gustave Moreau, capostipite della corrente pittorica simbolista, consacrò alla principessa giudaica un’enorme serie di disegni e dipinti, tra i quali appunto quello presente alla mostra lionese.

A ben vedere non si tratta di un’opera finita, ma di un bozzetto a olio di un dipinto omonimo esposto al Salon del 1876 e attualmente conservato presso il museo Hammer di Los Angeles. Moreau, infatti, era un maniaco del dettaglio, del fronzolo, della precisione, tanto che prima di raggiungere il risultato voluto lavorava su numerosissimi schizzi preparatori e talvolta s’inventava curiosi espedienti. In questo caso, poi, s’incaponì talmente sulla postura da far assumere a Salomè danzante che non s’accontentò di una donna vera, una donna in carne e ossa, quale modello dal vivo, ma ricorse addirittura a un manichino articolato, composto da una struttura interna in legno e un rivestimento esterno in cera e tessuto. Quella gamba drittissima, quella testa un poco piegata, quel piede appoggiato appena sulla punta, quel braccio sinistro rigido come un bastone in effetti conferiscono alla fanciulla dipinta un’aria artificiale, un’aria da burattino, ma Gustave Moreau la pensava altrimenti : a sentire lui stesso, la sua Salomè era “una figura di sibilla e d’incantatrice religiosa con un carattere di mistero”. Al tempo in cui egli viveva, probabilmente andavano di moda le donne di legno.


Una risposta a "La Salomè danzante per Gustave Moreau"

  1. Non è certamente il miglior lavoro di Moreau, Salomè risulta legnosa ed ha poco della danzatrice sinuosa ed avvolgente, forse, quel corpo, avvertiva la tensione dell’azione che s’intraprendeva sul malcapitato… Simbolista ed precursore di altri artisti che avrebbero attinto alle sue fonti, viene perdonato per quest’opera da considerarsi minore.

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