Ivan Lorenzo. Una storia di vita, una storia d’arte

E così, un giorno qualsiasi dell’estate 2010, quando hai da poco superato la soglia dei trent’anni, la tua vita subisce un arresto improvviso. Stop ! Niente più viaggi, niente più discoteche, niente più soldi, niente più donne. E soprattutto, niente più droga. La polverina bianca, quella che avevi scoperto giovanissimo vagabondando in Spagna, Francia, Repubblica Ceca e persino in Centro America, la tua principale fonte di sostentamento per lungo tempo a questa parte, appartiene ormai al tuo passato – ma continua nondimeno a tormentare il tuo presente.

Disegno dal carcere
Ivan Lorenzo
2012. Matita su carta

Sei anni ti hanno dato, sei anni di detenzione da trascorrere prima nel carcere di Monza e poi in quello di Bollate : una pena commisurata al tuo crimine, il traffico illegale di sostanze stupefacenti. Tu, Ivan Lorenzo, il ragazzo dallo sguardo allegro e il sorriso gentile, lavoravi per un’industria che muove montagne di soldi a livello internazionale, un’industria responsabile della felicità di pochi e della miseria di moltissimi, un’industria che negli ultimi tempi ha persino ispirato innumerevoli libri, film e serie televisive. L’industria mondiale della cocaina.

E dire che tutto era iniziato quasi per gioco, quando eri poco più che un adolescente e ti piaceva uscire la sera, andare per locali, fare festa fino alle ore piccole. Dalla nativa Sesto San Giovanni, ai margini di Milano, la tua passione per le emozioni intense ti aveva portato in giro per l’Italia e all’estero, Torino, Bergamo, la Sardegna, Montpellier, il lontano Messico…

Che cosa realmente cercassi, forse non era ben chiaro nemmeno a te, ma l’importante era muoversi, viaggiare, incontrare gente, fare della tua vita una grande avventura. Lo studio, d’altra parte, non era mai stato il tuo forte, tutto ciò che odora d’istituzione ti aveva sempre suscitato una leggera repulsione, pertanto avevi presto capito che il tuo avvenire non avrebbe seguito la classica traiettoria che parte dalla scuola, prosegue in università, si consolida in un lavoro stabile e si conclude prevedibilmente con matrimonio e famiglia. No, tu volevi diventare un uomo diverso, un uomo della notte, un uomo che in qualsiasi discoteca vada conosce già tutti e tutti già conoscono. Nel grande turbinio della festa, poi, l’avevi provata, avevi provato la cocaina, e come molti altri tuoi compari di baldorie ne avevi fatto la tua passione.

Ivan Lorenzo al lavoro

Scusa, hai da accendere ? Lavorare come PR per grandi discoteche e club esclusivi ti aveva permesso di entrare in contatto con un sacco di persone, e tra queste c’era sempre qualcuno che ti domandava se avessi una striscia di polvere bianca. Oltre a vendere ingressi e tavoli negli spazi privé dei locali notturni, avevi allora cominciato a rifornire di cocaina amici e conoscenti, poi chiunque te la chiedesse. Da semplice favore che facevi a questo e a quell’altro, la vendita di droga era in poco tempo diventata un’attività molto lucrativa, tanto da permetterti di vivere in un grande attico nel centro della tua Sesto.

Disegno dal carcere
Ivan Lorenzo
2012. Matita su carta

Ma molti soldi, soprattutto se ammassati troppo velocemente, significano anche molte preoccupazioni : ti divertivi, ti divertivi ancora come un matto, però quando la sera o la mattina presto finalmente ti coricavi nel letto non riuscivi più a dormire sonni tranquilli. E se un giorno, pensavi, qualcosa fosse andato storto ? Se uno dei tuoi tanti presunti amici ti avesse tradito ? Più il tempo passava e più le pressioni su di te aumentavano, al punto che al momento dell’arresto per traffico di droga – 30 kg di cocaina la polizia aveva trovato nel tuo appartamento – tiravi quasi un sospiro di sollievo. Niente più feste, certo, niente più sballo, ma anche niente più inquietudini. Ad attenderti sono adesso sei lunghissimi anni da passare in prigione : e pace all’anima tua e a quella del bastardo che ti ha denunciato.

Nella cella che condividi con altri detenuti le giornate passano lente, lentissime : se prima ti sembrava di vivere a mille all’ora, da quando stai al fresco hai tutto il tempo di pensare, di riflettere su quanto è accaduto, di lasciar sedimentare la rabbia e il rancore che provi verso te stesso e verso gli altri. Per evitare che i cattivi pensieri ti mandino in pappa il cervello, cerchi in ogni modo di tenerti occupato, partecipi alle attività proposte dall’amministrazione penitenziaria, fai il netturbino, lavori in un call-center interno al carcere, mantieni il fisico allenato sollevando pesi in palestra. A volte, però, la disperazione è tale che ti viene voglia di fuggire, evadere da questo spazio concentrazionario di ferro e cemento per ritrovare il contatto con la natura, per ritrovare la sensazione di libertà assaporata fin da giovanissimo. Ma dato che un tentativo di evasione rovinerebbe la tua buona condotta, rischiando di allungarti ulteriormente il soggiorno dietro le sbarre, rimani tranquillo e silenzioso al tuo posto, come lo scolaretto modello che non sei mai stato.

Tramonto rustico
Ivan Lorenzo
2018-2019. Acrilico su tela

Un pomeriggio, poi, intanto che stai meditando chissà cosa nel tuo cantuccio, ti capitano tra le mani due oggetti lasciati in giro da qualcuno, una matita e un foglio di carta. Che farsene, in prigione, di una matita e un foglio di carta ? C’è chi li usa per scrivere, magari la lettera alla mamma o alla fidanzatina a casa, e chi invece ci fa il calcolo dei giorni che gli restano da scontare in galera. A te, Ivan, non viene in mente nulla di tutto questo ; preso da un impulso emotivo, qualcosa di mai provato fino ad allora, cominci a tracciare sul foglio di carta delle semplici linee a matita, dei segni indistinti che pian piano vanno a comporre una figura, un volto, i connotati di un viso femminile. Le guancie, la bocca, gli zigomi, la fronte, i capelli, gli occhi… quasi senza volerlo, realizzi un ritratto di donna.

Forse che hai scoperto un tuo talento nascosto, oppure si è trattato di un’azione istintiva dettata dall’inconscio ? La domanda non te la poni neppure, ma da quel momento in poi il disegno diviene il tuo esercizio intellettuale favorito, l’antidoto allo scoramento della vita carceraria ; poco importa se intorno a te tutto è tedio e grigiore, se ti rimangono più di mille giorni da trascorrere nella casa dei morti : bastano una matita e un foglio di carta perché le ore scivolino via veloci, senza quasi che tu te ne accorga, mentre i vecchi tormenti e i propositi di rivalsa perdono consistenza lasciando spazio a un crescente sentore di salvezza. Seppure ancora da distante, inizi a scorgere la luce in fondo al tunnel.

Il cedro della Reggia
Ivan Lorenzo
2019. Acrilico su tela

Quando finalmente vieni scarcerato, con qualche mese di anticipo grazie al tuo comportamento impeccabile, ad attenderti trovi Giusy, una tua lontana fiamma estiva che malgrado il tempo trascorso non ti ha dimenticato. Vi eravate conosciuti in Sardegna, nel luglio del 2006, lei era in vacanza con un’amica mentre tu stavi lì per lavoro. Un amore che all’epoca vi era parso impossibile – troppo distanti erano i vostri universi – riesce adesso a trovare un proprio equilibrio. Vai a vivere da lei, da Giusy, il tuo angelo del focolare, nella sua casa di Reggio Emilia, e in meno di due anni divieni papà di un bimbo e una bimba.

Reintegrarsi in società è tuttavia difficile, molto difficile : lontano dalla tua famiglia, debilitato da un intervento al tallone per una malattia a lungo trascurata, in una città che sembra non voglia accoglierti, fatichi parecchio a trovare un impiego. E anche quando una carpenteria ti assume come saldatore, il tuo passato criminale insiste a tornare a galla. I colleghi ti guardano con sospetto, ti senti solo, fragile, incapace di farti degli amici. Il fortissimo affetto della tua compagna e dei tuoi figli, che tu ricambi a pari intensità, non riesce purtroppo a tenerti lontano dalla depressione.

Ivan Lorenzo al lavoro

Colmo della sfiga, poi, il 25 ottobre 2018, mentre al mattino ti stai recando al lavoro in moto, vieni coinvolto in un terribile incidente stradale. Polmone lacerato, polsi distrutti, bacino compromesso : ti ritrovi con il corpo maciullato e il morale a pezzi, ma quantomeno respiri ancora. La convalescenza è lunga e dolorosa, e conciato come sei puoi dire addio al lavoro di saldatore. Di nuovo senza impiego, gravemente debilitato, e con una famiglia da mantenere : non potevi finire più in basso di così. Tuttavia, invece che affondare definitivamente nell’avvilimento, come accadrebbe a molte altre persone nella tua stessa situazione, escogiti un piano per cercare di rimetterti in sesto. Allorché ti trovi immerso nel buio, si accende in te qualcosa, uno stimolo, una luce che t’illumina la strada.

Rami di vita
Ivan Lorenzo
2018-2019. Colla a caldo, creta, resina

Il gesso t’immobilizza entrambe le braccia, di questo non puoi farci nulla, ma tre dita della mano destra sono libere. Per reggere un pennello bastano tre dita, forse solo due, e così, come qualche anno addietro ti eri buttato sul disegno per astrarti dalla realtà carceraria, ora è verso la pittura che orienti tutte le tue energie, tutte le tue speranze. Di arte, di tecniche, di stili, di riferimenti pittorici sai poco e nulla : non sei mai stato uno che va alle mostre, e quando viaggiavi in giro per il mondo non era certo per visitare i musei. Accanto a te, però, adesso c’è Giusy, la tua compagna di vita che da giovane aveva frequentato il liceo artistico e può quindi trasmetterti qualcosa in più di semplici incoraggiamenti.

E allora provi, ti lanci, sperimenti tipi diversi di tecniche e materiali : l’acrilico, la resina epossidica, la colla a caldo, la creta… A guidarti, più che manuali o nozioni pratiche, è l’inclinazione del momento : ti lasci portare dall’istinto, da quello che senti qui e ora, dall’incontenibile forza che riesci a tirare fuori malgrado il male che stai patendo. Senza regole, senza pregiudizi, senza inibizioni, ma condizionato da un grave limite di natura fisica, dipingi paesaggi, figure umane, sensazioni ; dipingi i tuoi pensieri. L’arte è un territorio sconosciuto in cui ti addentri con l’entusiasmo del giovane esploratore : dove condurrà quel cammino ? E quell’altro ? Cosa si trova al di là del bosco, al di là dei monti, al di là del mare ? Ovunque tu diriga il passo, sai bene che la strada da percorrere sarà comunque lunga e tortuosa, ma stavolta non cadrai, no, non cadrai, stavolta non puoi cadere. Finché avrai fiducia in te stesso, in ciò che credi, in ciò per cui ti batti, tu non cadrai.


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