AMADAMA scrive VAGINA in un campo in Sardegna

Io non lo so. Forse è colpa mia. Forse dovrei fare un poco d’autocritica. Forse sono io che non capisco, non mi sforzo, non m’informo abbastanza ; io che rimango troppo con i piedi per terra. Ma davanti a certe creazioni artistiche contemporanee davvero non ce la faccio : mi pare di sbattere dritto contro un muro.

L’ultima trovata bizzarra in cui sono incappato, e che continua tuttora a causarmi forti giramenti di testa, nasce dalla fantasia di AMADAMA, artista abituato al paradosso e la provocazione. Si chiama Unknown, che in inglese significa “sconosciuta”, ed è una installazione recentemente comparsa in un campo nei pressi di San Gavino Monreale, comune di ottomila anime nel sud della Sardegna. A vederla da distante, meglio se a perpendicolo dall’alto, potrebbe ricordare i geoglifi del deserto di Nazca, nel Perù meridionale, ma a differenza di questi enormi disegni ancestrali l’opera di AMADAMA non raffigura un essere umano o animale ma sei lettere dell’alfabeto latino : VAGINA.

La parola così composta, designante in più di cinquanta lingue al mondo l’organo copulatore femminile, nelle intenzioni dell’artista vuole lanciare un messaggio di rottura, produrre dibattito, infrangere un tabù. VAGINA : sì, avete letto bene, c’è scritto proprio questo, questo salta subito all’occhio, a splendere in direzione del cielo è proprio questa parola. Troppo tempo, infatti, essa è stata oggetto d’imbarazzo, scherno, sproloquio ; troppo tempo, insomma, la gente ha tentato d’evitarla ricorrendo a sinonimi, vezzeggiativi e una moltitudine d’espressioni immaginifiche che lascerò ai miei lettori più eruditi il compito d’elencare. Ora è quindi il momento di dire pane al pane e vino al vino, deve aver pensato AMADAMA, ora è il momento di scoperchiare il vaso di Pandora, e arando un terreno agricolo fiaccato dalla siccità estiva ha inciso VAGINA sul suolo sardo.

Il perché del titolo Unknown non sono ancora riuscito a spiegarmelo – magari si tratta di un indovinello dell’artista, oppure una velata allusione alla propria verginità ? – ma dopotutto l’opera parla da sé : basta guardarla, avvicinarla, accettarla nella propria semplicità, perché la parola richiami un mondo magico, susciti emozioni irreprimibili, risvegli idee primordiali. Magnifico potere della parola : la parola intesa come segno, emblema, vettore ; la parola intesa come facoltà, desiderio, attitudine ; la parola intesa come logos, ciò che nella filosofia antica indicava la carica discorsiva, la manifestazione del pensiero, la ragione. Credete che sia sarcastico ? Non sono sarcastico. Osservatela, di nuovo, VAGINA scritta in caratteri cubitali sotto il sole caldissimo della Sardegna. L’organo essenziale, supremo, quello da cui scaturisce la vita, viene infine celebrato apertamente, senza più divieti verbali, stabilendo peraltro un’intensa complicità con il contesto dell’installazione. Come dalla terra nascono frutta e verdura, così la vagina sta all’origine del concepimento dell’essere umano. In che modo esprimermi altrimenti ? Questa è l’arte contemporanea, gente di poca fede, e ciò che si sta man mano delineando intanto che scrivo queste righe folli, è il muro contro cui sto andando dritto a sbattere.


Una risposta a "AMADAMA scrive VAGINA in un campo in Sardegna"

  1. A me piace campo di grano con scritta solco V , quel che non mi piace sono i murales o la street art o i 100 Bansky o mille che circolano. A Udine 12 euro per andarci. Almeno tra artisti imagine.

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