Beeple e la scommessa dell’arte digitale

Risale ormai a un mese e mezzo fa, ma questa faccenda non smette di fare chiasso. L’undici marzo scorso, in occasione di un’asta online organizzata da Christie’s, il collage Everydays : The First 5000 Days dell’artista americano Beeple – pseudonimo di Michael Joseph Winkelmann – è stato venduto per 69,3 milioni di dollari. A suscitare scalpore, tuttavia, non è stata solamente la mirabolante somma di denaro, grazie alla quale il trentanovenne originario del Wisconsin, sposato e padre di due figli, da perfetto anonimo si è d’un tratto trovato tra gli artisti più quotati al mondo, accanto a giganti come Jeff Koons o David Hockney. La questione riguarda la natura stessa dell’opera, dato che Everydays : The First 5000 Days appartiene a un genere artistico che una parte consistente del pubblico fatica ancora a digerire, o anche solo a comprendere : si tratta infatti di un esemplare d’arte digitale.

Everydays : The First 5000 Days
Beeple
2021. Arte digitale

A differenza dei collage tradizionali, composti da cartoline, fotografie, brandelli di lettere o ritagli di riviste e giornali, insomma composti da oggetti concreti, palpabili, reali, quello di Beeple nasce dall’accostamento d’immagini prodotte al computer. Non lo si può toccare, non lo si può incorniciare e appendere a un muro, non lo si può neppure sfregiare, rompere e fare in mille pezzi ; esiste solamente in formato numerico, innumerevoli puntini luminosi detti pixel ne costituiscono il coloratissimo tessuto. D’accordo, si domanderà qualcuno, ma allora com’è possibile rivendicarne la proprietà ? Com’è possibile, trattandosi di un contenuto specificamente digitale, non farne una copia, due copie, mille milioni di copie, e farlo circolare sul web in barba alle leggi sul copyright? E qui casca l’asino.

L’opera di Beeple è il frutto di più di tredici anni di lavoro, tredici anni passati a smanettare con il mouse e la tastiera del computer, visto che include tutti i 5000 disegni che l’artista ha realizzato quotidianamente a partire dal primo maggio 2007 e condiviso man mano sul suo profilo Instagram : quello che era iniziato come un semplice esercizio per impratichirsi con programmi informatici d’illustrazione e grafica, con il tempo è diventato un monumentale progetto dotato di un proprio stile e una propria coerenza. Molte delle immagini che lo strutturano, infatti, ritraggono personaggi famosi come Jeff Bezos o Donald Trump, oppure si riferiscono a temi d’attualità quali la discriminazione razziale o l’omofobia, oppure offrono cupe prefigurazioni di un futuro distopico.

A fare di questo conglomerato virtuale un pezzo unico, identificabile, valutabile e pertanto vendibile, è stata l’attribuzione a esso di un NFT, acronimo di non-fungible token, ossia un token non fungibile la cui tracciabilità è documentata su una blockchain : detto in maniera molto più terra terra, si è fatto in modo che Everydays : The First 5000 Days fosse abbinato a una stringa di codice univoca che permette di verificarne l’autenticità e la proprietà. Chi detiene questo codice, detiene i diritti sull’opera d’arte.

Il vincitore dell’asta di Christie’s, l’attuale proprietario del collage, è Vignesh Sundaresan, un giovane imprenditore indiano residente a Singapore specializzato in investimenti tecnologici e criptovalute : un uomo che pare meno affascinato dalla qualità artistica dei disegni di Beeple che dal loro originale processo di commercializzazione. Che cosa ne voglia fare, del suo recente acquisto, è d’altronde ancora mistero, forse trasmetterlo su un televisore in casa dell’artista oppure proiettarlo sul muro di un edificio durante la fiera Art Basel ; o forse, come hanno commentato ironicamente alcuni giornalisti all’indomani dell’asta, guardarselo sul proprio smartphone quando si sente annoiato, un lusso da 69,3 milioni di dollari. Lui, Sundaresan, si considera un pioniere in questo nuovo genere di collezionismo, iniziato già da qualche mese ma solo adesso venuto davvero alla ribalta.

E se i mercati fremono, se gli speculatori sono sul piede di guerra, se gli ecologisti temono il disastroso impatto ambientale che potrebbero avere le vendite d’opere d’arte digitale tramite la tecnologia blockchain, c’è qualcuno che guarda a tutta la vicenda storcendo il naso. “Robette ridicole” ha detto l’anziano pittore britannico David Hockney, oggi il più quotato artista vivente, a proposito delle immagini che compongono il collage di Beeple “Solo delle robette ridicole. Veramente, non ho capito che cosa fossero.” Gelosia di un veterano verso un astro nascente ?

A osservarli bene, quei disegni fatti al computer, a osservarli singolarmente, uno per uno, è facile restare delusi : impossibile paragonarli ai dipinti che d’abitudine sono venduti alle aste milionarie, impossibile paragonarli ai dipinti di Francis Bacon, Jackson Pollock, Botticelli… Nella loro piccolezza, però, un pregio bisogna riconoscerglielo. Sono tanti, 5000 disegni sono davvero tanti, e se dividiamo il totale della cifra pagata dal compratore per il loro numero, risulta che il prezzo è di circa 13 800 dollari il pezzo. Considerata l’assenza di spese di spedizione, dato che i file JPG non s’inviano tramite corriere DHL o Bartolini, direi che il Signor Sundaresan ha fatto un ottimo affare.


2 risposte a "Beeple e la scommessa dell’arte digitale"

  1. l’arte digitale può rivelarsi intrigante se supportata da singola genialità, attenzione a non confondere i geni del pixel con quelli del pensiero. L’arte digitale muove sempre da un’idea e si estrinseca attraverso il mezzo digitale in molteplici forme. Brevettare la propria opera facendone una catena da aprire soltanto con una chiave è una forma di difesa alle contraffazioni, poi, arriva l’estimatore che guarda oltre il significato artistico, naturalmente un benestante che fiuta l’affare al volo…

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