Il mistero del falco di Fred Sexton

L’altra sera ero a casa da solo – che novità visto il periodo… – e stanco dei triti dibattiti che passano in televisione ho deciso di rivedere un vecchio film di cui conservo il DVD dall’epoca del liceo. Il mistero del falco (1941), la prima pellicola diretta da John Huston e terzo adattamento cinematografico del romanzo giallo Il falcone maltese scritto da Dashiell Hammett nel 1929. Sapete cosa vi dico ? Per dare una bella botta d’adrenalina a questo periodo frusto e accidioso, non potrei aver avuto idea migliore : migliore persino di saltare la corda sul balcone, o d’assistere ai proclami in diretta Facebook di Vincenzo De Luca.

Inutile tentare di scioglierne l’impossibile intreccio, oppure prendere sul serio certi dialoghi che ora andrebbero bene per lo spot di un liquore : a contare, ne Il mistero del falco, sono gli infiniti colpi di scena, i botta e risposta da capogiro, a contare sono la funambolica impassibilità di Humphrey Bogart, la paciosa meschineria di Sydney Greenstreet, a contare sono i soffitti bassissimi che creano ambienti stretti e claustrofobici, le elaborate inquadrature che danno stazza ai personaggi, a contare… e che diamine ! a contare sono i novanta minuti di pim, pum, pam in bianco e nero che lasciano così, tanto storditi e un poco nostalgici di un cinema che non esiste più. E in questo gioiello dissotterrato tra le macerie dell’antica Hollywood, pensate, c’è anche un curioso dettaglio che potrebbe interessare agli amanti dell’arte – perché altrimenti parlare di un vecchio film in un blog normalmente dedicato a quadri e sculture ? Si tratta proprio di lui, dell’oggetto misterioso cui fa riferimento il titolo della pellicola, il falcone maltese.

Malgrado compaia solo al termine della storia, il falcone maltese ne è l’epicentro ideale : manufatto d’inestimabile valore, statuetta tempestata di smeraldi e zaffiri fatta in dono al Re di Spagna dai Cavalieri di Malta nel sedicesimo secolo e adesso bramata da collezionisti di tutto il mondo, nel film si rivelerà un tragico falso. Per la realizzazione di questo falso, tuttavia, la casa di produzione cinematografica Warner Bros. decise comunque di rivolgersi a un artista vero, e per l’occasione fu scelto il pittore e scultore americano Fred Sexton. Sexton, all’epoca trentaquattrenne, aveva compiuto studi artistici tra gli Stati Uniti e la Francia, prima di stabilirsi a Los Angeles negli anni ’30 e guadagnarsi da vivere vendendo le proprie opere tramite gallerie private e dando lezioni di pittura e disegno. A influenzare le sue nature morte, i suoi ritratti, i suoi paesaggi floreali, erano soprattutto le correnti impressionista e postimpressionista, tanto che l’attore hollywoodiano Edward G. Robinson, grande appassionato d’arte e collezionista, andava fiero di esporre tra i suoi Cézanne e Renoir tre dipinti firmati Fred Sexton.

Il concepimento del falcone maltese, avvenuto contemporaneamente alla produzione del lungometraggio, richiese all’artista un importante lavoro preparatorio : della scultura nera e metallica alta 29 cm che si vede nel film, fabbricata in più esemplari, furono dapprima disegnati diversi schizzi su carta, riprodotti poi in tre dimensioni su modelli in terracotta. Visto il successo della pellicola, acclamata dal settimanale Variety come “uno dei migliori esempi di storia melodrammatica piena di azione e suspense narrata in forma cinematografica”, il falcone divenne presto un pezzo da collezione, al punto che un gioielliere ne fece realizzare una replica in oro. Nei decenni successivi, assurto Il mistero del falco a classico del cinema, esemplari della scultura utilizzati sul set vennero battuti all’asta per cifre astronomiche : l’ultima vendita, risalente al novembre 2013, superava i 4 milioni di dollari. Come se anche nella realtà, nella realtà che sta aldiquà dello schermo cinematografico, quella statuetta zoomorfa non fosse un semplice oggetto di scena ma un prodotto della materia di cui sono fatti i sogni, come dice Bogart alla fine del film.


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