Andy Warhol alle prese con il ritratto di Ethel Scull

Io non penso che Andy Warhol sia stato un grande artista. Un creativo di genio, stupefacente impresario, impareggiabile promotore di se stesso, ecco che cosa fu : uno dei più grandi inventori del ventesimo secolo. Warhol inventava nel senso etimologico del termine, il senso derivato dal verbo latino invenire ossia scoprire, trovare qualcosa che già esiste ma semplicemente è sconosciuto. Le sue creazioni più famose, infatti, invece che meravigliose opere d’arte sono delle acutissime trovate.

L’ambito di ricerca privilegiato da Andy Warhol, l’inesauribile fonte da cui attingeva la sua vivace inventiva, era il mondo che lo circondava, gli Stati Uniti degli anni ’60, periodo di prosperità economica e ristrutturazione sociale. Il benessere procurato dallo sviluppo tecnologico e industriale aveva permesso a una fetta importante della popolazione americana di accedere a beni e servizi una volta riservati alle élite ; televisori, radio, bei vestiti e automobili non appartenevano più alla categoria del mero lusso ma iniziavano a diffondersi tra la piccola borghesia impiegatizia. Era l’esplosione di un fenomeno che a breve sarebbe arrivato anche in Europa, il consumismo.

Lui, Warhol, era approdato a New York dalla nativa Pittsburgh nel 1949 ; poco più che adolescente e diplomato in grafica presso il prestigioso Carnegie Tech sognava di partecipare alle mondanità raccontate nelle riviste di costume, frequentare celebrità della cultura e dello spettacolo, ritagliarsi un ruolo di primo piano in quello che allora era considerato il polo artistico mondiale. E a prezzo di notevoli sforzi ci era pure riuscito : nel giro di un decennio non solo aveva fatto una sorprendente carriera come illustratore pubblicitario, ma era anche diventato uno dei maggiori esponenti di un nuovo movimento artistico in pieno fermento, la Pop art. Manifestazione spontanea di un sentire collettivo, nata senza un vero programma, la Pop art sanciva l’ingresso definitivo di oggetti comuni, banali, frutto della fabbricazione su larga scala, nella sfera propriamente artistica: era la realtà, il vivere quotidiano delle persone ordinarie, che diventava arte.

Ethel Scull 36 Volte
Andy Warhol
1963. Acrilico e serigrafia su tela

Seguendo questa linea di pensiero, Andy Warhol non creava dal nulla, non ideava costruzioni immaginarie ; lui si limitava a riprodurre estrosamente ciò che era alla portata di tutti. I modelli per i suoi dipinti erano quindi prodotti di largo consumo quali bottigliette di soda e barattoli di zuppa, oppure immagini di personaggi dello spettacolo estrapolate da rotocalchi. La merce, fosse questa di tipo materiale o immateriale, era ritratta in tutto il suo splendore, in tutta la sua appetibilità, in tutto il suo artificio. Lo stile di Warhol, la sua innegabile capacità di rendere glamour anche le cose apparentemente più insignificanti, affascinava i ricchi collezionisti d’arte newyorkesi, tanto che uno di loro un giorno del 1963 ebbe l’idea di commissionargli il ritratto della sua consorte. Lui era Robert Scull, il facoltoso proprietario di una società di taxi, lei, la moglie Ethel, una bella donna di 41 anni che condivideva con il marito una forte passione per l’arte contemporanea.

Per Andy Warhol il compito non si presentava troppo difficile : la Signora Scull conduceva uno stile di vita poco dissimile da quello delle dive hollywoodiane da lui già ritratte, e di ciò lei ne andava molto fiera ; sarebbe quindi bastato ricorrere alla stessa tecnica di riproduzione in serigrafia per soddisfare la committenza. Warhol, tuttavia, invece di utilizzare un’unica foto della donna quale modello, come avvenuto con le attrici Marylin Monroe e Liz Taylor, scelse di ricorrere a una soluzione alternativa – o detto in altra maniera, se ne venne fuori con una nuova trovata.

Presentatosi a casa dei coniugi Scull senza preavviso e con 100 dollari in formato spiccioli, condusse Ethel a una cabina per fototessere di Times Square ; la donna inizialmente pose qualche resistenza all’invito di Warhol di entrare nella cabina, ma poi decise di stare al gioco. E allora pronti, via ! Intanto che Andy Warhol le faceva battute, boccacce, improvvisava scenette comiche, Ethel rideva a crepapelle e lasciava che la macchina la fotografasse così, al naturale, più spontanea di una ragazzina che oggi si prende in selfie ; erano l’azione, la gioia, la vita che venivano impressionate su pellicola. Al termine della giornata erano state scattate 300 fotografie in bianco e nero, l’artista selezionò le migliori e le ingrandì per farne un enorme ritratto composto da 36 riquadri dai colori sgargianti. In questo modo nasceva Ethel Scull 36 Volte, un dipinto talmente amato dai coniugi Scull che qualche anno dopo, in fase di divorzio, ciascuno dei due fece carte false per accaparrarselo. Volete sapere dove si trova adesso ? Sempre a New York : talvolta presso il Whitney Museum of American Art, e talvolta presso il Metropolitan Museum of Art. I musei, si sa, quando si mettono a disputare su ciò che è che mio e ciò che è tuo sono peggio di marito e moglie…


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...