Immaginando Il bagno turco di Ingres

In questi giorni, dato il divieto di uscire da casa, diversi psicologi, filosofi e persino qualche politico raccomandano di riscoprire piacevoli attività spesso trascurate come leggere, dedicarsi ai propri cari oppure semplicemente riflettere. Il rischio, infatti, è che la depressione causata dalla monotonia domestica provochi pesanti danni collaterali : di noia non è mai morto nessuno, siamo d’accordo, ma uscire da questa crisi sanitaria – quando ne usciremo – con i nervi a pezzi e l’umore a terra non contribuirà certo alla rapida ripresa economica.

Il bagno turco
Jean-Auguste-Dominique Ingres
1862. Olio su tavola

Nel mio caso, ripassatami la collezione intera dei miei vecchi Topolino e scandagliato da cima a fondo Youporn, ho capito che il solo modo per non soccombere al tedio del confinamento è far lavorare l’immaginazione. Che bella cosa, del resto, l’immaginazione : riuscire per qualche momento a essere una persona diversa da quell’omaccio impoltronito con barba lunga e alito puzzolente che sono ormai diventato per ritrovarmi altrove, in un altro luogo e in un’altra epoca, magari al cospetto di personaggi importanti, personaggi regali !

Domenica pomeriggio della scorsa settimana, pensate, forse a causa dell’assidua frequentazione del sito internet cui ho accennato poco sopra, mi è bastato chiudere gli occhi e rallentare il respiro per qualche minuto perché il mio soggiorno perdesse pian piano consistenza, abbandonasse l’abituale grigiore, e si trasformasse in un luogo magico, un luogo fiabesco, un luogo pullulante di vita, di suoni, di emozioni. Il divano, il tavolo con le sedie, il televisore sul mobiletto di legno truciolato, i poster appesi alle pareti, il termosifone elettrico… niente, del soggiorno in cui fino a poco prima mi trovavo non rimaneva più niente, tutto era svanito per lasciare spazio a un ambiente degno dei sogni più reconditi, delle fantasie più smisurate di un uomo abbandonato a se stesso : uno scenario che solo un artista sarebbe stato in grado di ricreare.

Come raccontarvi l’immagine che in quel momento scompigliava la mia percezione del tempo, delle distanze, della tangibilità, l’immagine che mi rendeva ormai indistinguibili finzione e realtà ? Solo il ripensarci mi provoca tuttora i brividi, figuratevi dunque come potevo sentirmi sul momento ! Si trattava di un salone, un grande salone, sì ! un enorme salone, cinque, dieci, venti volte il mio soggiorno di casa : il soffitto era altissimo, si sarebbe detto quello di un antico palazzo signorile ; una vasca piena d’acqua calda, incassata al livello del pavimento, produceva nell’aria un tepore diffuso, carezzevole, che provocava il leggero appannamento delle pareti ; l’assenza di reale mobilio, se escludiamo qualche minuscolo tavolino sparso qua e là e un’anfora appoggiata in una nicchia, dava poi l’impressione che l’ambiente fosse ancora più spazioso.

Questa, però, era solamente la cornice, il prodigio non consisteva certo in uno stanzone privo di afflato umano : nel luogo appena descritto, che ad alcuni potrebbe evocare uno scenario rubato alle Mille e una notte, si concentrava una foltissima moltitudine di donne, giovani e bellissime donne nude, completamente nude, senza neanche una banda, un drappo o uno di quei sottilissimi costumi da bagno che d’estate in spiaggia fanno ancora storcere il naso a qualche vecchia comare inacidita. La maggior parte di queste adorabili creature stavano sedute o distese al suolo, abbondanti cuscini ricamati e grandi tappeti preziosi offrivano comodo giaciglio ai loro corpi formosi e delicati ; poche rimanevano in piedi, passeggiando lentamente o accennando movenze di danza ; una indugiava a bordo vasca, le gambe penzolanti nell’acqua.

Scoperta ancora più gradita, poi, era che tra loro tutte, tra tutte le fanciulle, regnavano la calma, la letizia, la cordialità ; nessun volto, nessun atteggiamento mostrava indizi di gelosia o malizia, sentimenti talvolta comuni tra il pubblico femminile… Insomma, in che modo spiegarvelo : intanto che fuori, in strada, c’erano solo silenzio e desolazione, semmai qualche raro passante procedeva a passo spedito verso inutili destinazioni, a casa mia era apparso il paese dei balocchi – ma stavolta si trattava di balocchi per adulti, Pinocchio e i suoi compari non erano mica invitati. E io, vi starete forse domandando, davanti a tale spettacolo io che cosa facevo ? Come un guardone che spia attraverso il buco della serratura, mi limitavo a osservare, osservavo senza fiatare : con l’augurio che un giorno, si spera non troppo lontano, possa ammirare di nuovo questo magnifico dipinto del pittore francese Jean-Auguste-Dominique Ingres conservato presso il Museo del Louvre di Parigi.


Una risposta a "Immaginando Il bagno turco di Ingres"

  1. Belle le donne di Ingres, avulse da invidie, pettegolezzi e gelosie ed ancora più gradevoli con le loro morbide curve, rilassate ed appagate senza nevrosi da contenimento cellulite e depilazione brasiliana. Ancora più intrigante Ingres che dipingeva l’eterno femminino con l’ottica del guardone compiaciuto…

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