Albrecht Dürer, il Rinascimento e io

Talvolta mi capita di domandarmi il perché di tutto questo, la spiegazione delle tante ore rubate al sonno o sottratte ad altri svaghi di sicuro meno impegnativi dello scribacchiare, faticosamente, qualche riga sulla mostra d’arte moderna visitata di recente, oppure sul quadro o scultura che non cessa di ronzarmi in testa. Un’attività, quella di tenere un blog, da me iniziata per scherzo, senza davvero sapere dove sarei andato a parare, e con gli anni divenuta un compito che m’impongo quasi quotidianamente per stare al passo della pubblicazione settimanale : ogni giovedì, estate come inverno, poco importa se si tratta di un giorno festivo, deve comunque uscire un nuovo articolo.

Ritratto di Albrecht Dürer il vecchio
Ritratto di Albrecht Dürer il vecchio
Albrecht Dürer
1490. Olio su tavola

Si saranno certamente accorti, i miei lettori più assidui, che di tanto in tanto mi concedo una boccata di ossigeno, buttando lì un post striminzito o una semplice citazione. Purtroppo, come anticipavo poco sopra, per me scrivere resta una vera sgobbata, e per trattare argomenti di una certa complessità devo rimuginarci sopra anche diverse settimane : quando sono in ritardo, cosa che mi accade sempre più spesso, estraggo la carta del post facile, quello che io chiamo il post jolly.

Ora però non intendo deviare troppo dal punto di partenza, smarrirmi in inutili giri di parole, riveniamo quindi alla domanda iniziale : perché tutto questo, perché tenere un blog ? Dal tono scanzonato e maldestro degli esordi, risalenti ormai a più di cinque anni fa, la faccenda si è fatta più seria e la pressione che percepisco più intensa, ma la mia rimane una navigazione di cabotaggio. Costeggio il litorale senza avventurarmi troppo al largo, la meta resta indefinita e la prua varia spesso di direzione. Le vele, tuttavia, sono sempre più gonfie di vento, e la velocità non fa che aumentare. Senza perdermi in sciocche metafore marinare : non so che cosa stia realmente facendo, tantomeno il suo perché. Ciononostante questa piccola follia del blog mi sta pian piano allontanando dalla comune nozione di realtà. Forse, è questo, il diventare un eremita. Oppure si tratta solo di avere trent’anni ai tempi di Facebook.

Gesù fra i dottori
Gesù fra i dottori
Albrecht Dürer
1506. Olio su tavola

Per prendermi una pausa dall’insostenibile routine, in occasione delle brevi ferie pasquali ho deciso di fare come se La valigia dell’artista non esistesse, niente blog, niente internet, niente preoccupazioni : andare a una mostra per il puro piacere di vedere dell’arte, della grande arte, senza poi affrettarmi con articoli, recensioni, ricerche, riflessioni e irrimediabili mal di testa. Prendendomi del tempo : ecco la maniera più bella di godermi il mondo. Tra le tante proposte della stagione milanese, la mia scelta è ricaduta su uno dei più grandi artisti di sempre, non si tratta di un moderno o di un contemporaneo ma che importa ? Davanti ad Albrecht Dürer ci s’inchina e ci si leva pure il cappello. E malgrado i propositi sopra evocati, si finisce lo stesso con il buttare giù qualche considerazione personale.

La Melancolia (Melencolia I)
La Melancolia (Melencolia I)
Albrecht Dürer
1514. Incisione a bulino

Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia è la mostra che attualmente Palazzo Reale dedica al grandissimo pittore e incisore tedesco vissuto a cavallo tra Quattro e Cinquecento, nonché ad altri artisti suoi contemporanei. Circa 130 opere tra dipinti, xilografie, disegni e incisioni frutto dell’immenso talento del maestro di Norimberga e dei suoi illustri colleghi : da una parte i conterranei Lucas Cranach, Albrecht Altdorfer, Martin Schongauer, Hans Burgkmair, e dall’altra gli italiani Tiziano Vecellio, Andrea Mantegna, Leonardo da Vinci, Giorgione e Giovanni Bellini.

L’esposizione, curata da Bernard Aikema, Professore di Storia dell’arte moderna presso l’Università di Verona, non vuole semplicemente ricostruire la biografia dell’artista o raccontarci i suoi viaggi in Italia, quanto piuttosto fare una grande panoramica su di un’epoca, quella rinascimentale, e rivelare in quale modo il lavoro di Albrecht Dürer dialogasse con tradizioni culturali a lui antecedenti e contemporanee. Per questa ragione il percorso espositivo è articolato in tematiche invece che secondo un ordine cronologico ; s’inizia con i rapporti tra Dürer e l’arte italiana del suo tempo, si prosegue indagando i suoi studi della geometria pittorica, i suoi tentativi di trovare una tecnica ideale alla riproduzione della natura, la sua importante attività ritrattistica nonché di maestro incisore, e si conclude con il complesso atteggiamento da lui rivolto verso il fenomeno del classicismo.

San Girolamo nel deserto
San Girolamo nel deserto
Leonardo da Vinci
1490 ca. Olio e tempera su noce

Riassunta così, capisco bene, la mostra pare una noiosissima lezione di storia dell’arte, di quelle che al liceo passavo fissando insistentemente l’orologio nella speranza che le lancette girassero più alla svelta, e invece alla vista di opere così antiche, così distanti dai paciughi astratti o dalle bizzarre installazioni alle quali sono ormai abituato, in me si è prodotto un piccolo sconvolgimento. Lo stesso che può provare l’amante di musica rock davanti a un concerto di musica sinfonica, oppure il lettore di Bukowski messo alla prova da un sonetto del caro Petrarca.

D’accordo, probabilmente sto esagerando, ma il confronto con un’arte talmente diversa da quella odierna, un’arte fatta di minuziosissimo lavoro manuale prima che di concetti e trovate stravaganti, suscitava in me una potentissima meraviglia mista a una vaga sensazione di rimorso : perché accorgermi di Dürer soltanto adesso ? Per capire la complessità dell’artista cui stavolta mi sono confrontato, orgoglio per il popolo tedesco come per noi italiani può esserlo il genio di Leonardo, è d’obbligo fare una piccola digressione biografica.

Albrecht Dürer nasceva nel 1471 a Norimberga, fiorente città imprenditoriale all’epoca ancora inclusa nel Sacro Romano Impero, ossia quel territorio che andava dal fiume Oder fino alla costa mediterranea e che corrispondeva in parte all’attuale Germania. Figlio di un orafo di origine ungherese, il giovane Albrecht iniziava l’attività d’apprendista presso la bottega paterna, decidendo poi di cambiare disciplina e passare quindi nell’atelier del pittore locale Michael Wolgemut. A quel tempo, badate, intraprendere una carriera artistica significava coltivare con la dura pratica quotidiana una tecnica espressiva verso cui si era dimostrata una particolare predisposizione, e nel caso di Dürer questa tecnica era il disegno.

Ercole sostituisce Atlante nel reggere il globo terrestre
Ercole sostituisce Atlante nel reggere il globo terrestre
Lucas Cranach il vecchio
1530 ca. Disegno a penna e inchiostro nero

Specializzatosi, presso il maestro Wolgemut, in disegno, pittura e nella tecnica xilografica, alle soglie dei vent’anni Albrecht Dürer si rendeva conto che per allargare il proprio orizzonte artistico era necessario guardare altrove, partire, lasciare Norimberga per scoprire come si lavorava in altre realtà. Tra il 1490 e il 1494, quindi, Dürer soggiornava a più riprese nella regione dell’Alto Reno, presso le città di Colmar, Strasburgo e probabilmente anche Basilea. Scopo non dichiarato dei suoi viaggi era di conoscere Martin Schongauer, il più grande grafico della fine del quindicesimo secolo, ma di fatto l’incontro tra i due non avvenne : ciò malgrado, le opere di Schongauer avranno un’influenza importante sulla produzione successiva dell’artista tedesco.

Adorazione dei Magi
Adorazione dei Magi
Albrecht Dürer
1504. Olio su tavola

Nel 1494, già affermatosi quale un abile professionista nella grafica e illustrazione, forte di un’importante rete di clienti, Dürer rientrava a Norimberga e sposava una donna di famiglia altolocata, ma il desiderio di confrontarsi con una cultura visiva diversa da quella in cui era avvenuta la sua formazione, impostata sull’austera tradizione gotica, lo spingeva stavolta verso sud, attraverso le Alpi in direzione di quello che allora veniva considerato l’epicentro artistico europeo. Era soprattutto in Italia, tra le città di Firenze, Venezia, Napoli, Bologna, Milano e Roma che nel corso del quindicesimo e del sedicesimo secolo avvenivano alcune delle più importanti rivoluzioni nella storia della cultura e dell’arte : durante il Rinascimento, infatti, si assisteva a uno straordinario fenomeno d’innovazione creativa che coinvolgeva svariati linguaggi espressivi quali la pittura, la scultura, l’architettura e persino la musica.

Il cavaliere, la morte e il diavolo
Il cavaliere, la morte e il diavolo
Albrecht Dürer
1513. Incisione a bulino

Recarsi in questa terra in pieno fermento, politicamente frammentata ma percorsa da una profonda voglia di rinnovo, di evoluzione – si pensi tra l’altro che quelli erano gli anni della scoperta dell’America, nonché dell’invenzione della stampa a caratteri mobili – significava per Albrecht Dürer poter appagare la propria curiositas, la sete di sapere che spinge l’uomo oltre i confini del già noto e lo mette finalmente in condizione di affacciarsi verso nuove idee. Venuto in contatto con la pittura di Andrea Mantegna, Giovanni Bellini e Leonardo da Vinci, oltre che con gli scritti degli autori classici, Dürer faceva proprio un concetto inedito di arte, basato sui principi d’imitazione della natura e sullo studio delle proporzioni della figura umana.

Attraverso il dialogo artistico che il pittore venuto da Norimberga instaurava con i suoi contemporanei, l’esposizione di Palazzo Reale esce quindi dall’ambito specificamente monografico su Dürer per divenire il racconto di tutto un periodo storico, quello rinascimentale circoscritto tra nord Italia e Germania meridionale. Al curatore Bernard Aikema, parlando del principio ispiratore della mostra, ossia la messa in relazione tra sensibilità artistiche diverse ma partecipanti allo stesso, immenso spettacolo collettivo, piace evocare l’immagine della scatola chiusa che si apre, rivelandosi quale una casa con le finestre spalancate sul paesaggio circostante : una maniera, questa, forse troppo criptica, forse troppo poetica, di presentare uno dei più entusiasmanti progetti espositivi della stagione.

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2 risposte a "Albrecht Dürer, il Rinascimento e io"

  1. Azzardo un blando tentativo di lenire il tuo rimorso di esserti accorto di Durer “soltanto adesso”: quando avevo dodici anni il “Ritratto di giovane veneziana” mi ha ossessionata per settimane…davvero…qualcosa di destabilizzante…forse è una fortuna “accorgersi” di Durer ad un’età in cui si è meno impressionabili!
    Permettimi di suggerire la lettura o rilettura delle pagine dedicate a “Melencolia I” nel romanzo “Il Fuoco” di d’Annunzio.

    1. Non sapevo che D’Annunzio avesse scritto di Albrecht Dürer, cercherò di recuperare le pagine di cui mi parli. Ai tempi dell’università lessi un romanzo di Leonardo Sciascia che già nel titolo fa riferimento a un altro capolavoro di Dürer, Il cavaliere e la morte. Mi piacerebbe riprendere in mano questa vecchia lettura alla luce di ciò che la mostra di Palazzo Reale mi ha svelato.

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