Giovanni Boldini, Ritratto di Signora

In Francia è appena uscito il nuovo film di Abdellatif Kechiche, il regista de La vita di Adele, e ha subito scatenato un parapiglia di voci indignate. Troppe cosce, troppi culi, troppe tette, troppi primi piani della prosperosa anatomia femminile : in Mektoub My Love di sesso se ne vede poco, solamente un amplesso nella scena iniziale e qualche bacio strascicato, eppure a molti non va giù che qualcuno, nel 2018, dopo anni di censura pretesca, rivendicazioni femministe ed emancipazione omosessuale, sostenga apertamente di amare la riga (c’è il correttore automatico di Word che mi tira le orecchie).

Autoritratto di Giovanni Boldini
Autoritratto
Giovanni Boldini
1892 circa. Olio su tavola

Non capiscono come, con tutto il porno disponibile gratuitamente, possano ancora crearsi dei momenti di candida estasi davanti alle forme, alle curve, ai sorrisi ma anche ai languidi sguardi d’incantevoli donne nel fiore dell’età. Roba da vecchi, l’indagine del corpo femminile, buona semmai per qualche artista démodé, di quelli che passeggiano con bastone e bombetta per le strade delle grandi città. Me lo immagino così, il pittore Giovanni Boldini (1842 – 1931), vestito di un abbondante cappotto scuro che gli scendeva fin sotto le ginocchia e con il bavero bianco della camicia a strizzargli talmente il collo da far sembrare la sua testa un tappo di bottiglia sul punto di schizzare via, mentre si muoveva trafelato per le vie parigine di salotto in salotto, di appuntamento in appuntamento, perso in una vita galante di cui forse stentava a capacitarsi : lui uomo piccolo e brutto, sgraziato nel fisico ma animato da un travolgente estro creativo.

La mostra che in questo periodo gli dedica la Galleria d’Arte Moderna di Milano, Boldini – Ritratto di Signora, frutto della collaborazione con il Museo Giovanni Boldini di Ferrara, è una breve e intensa escursione nella pittura del più richiesto ritrattista d’Europa vissuto a cavallo tra Otto e Novecento. Una selezione di sole 30 opere, tra dipinti, disegni, pastelli e incisioni, a illustrazione di un tema molto presente nella produzione di Boldini, il ritratto femminile mondano.

La signora in rosa
La signora in rosa (Ritratto di Olivia Concha de Fontecilla)
Giovanni Boldini
1916. Olio su tela

Da questo ferrarese istruitosi a Firenze presso i maestri Macchiaioli, emigrato a Parigi nel 1871 e qui affermatosi quale uno degli artisti più in vista, frequentatore dei circoli esclusivi dell’alta società, coccolato e riverito da dame e gentiluomini, non ci si potevano certo attendere immagini licenziose o pose sbracate. Ai nobili, intellettuali, musicisti o celebrità dello spettacolo, principali committenti della ritrattistica boldiniana, piaceva essere dipinti in maniera fine e originale, vedere la propria figura riprodotta con colori a olio secondo lo stile che faceva di Giovanni Boldini un creativo controtendenza, un campione atipico nel panorama artistico di allora. Perché nella Parigi della Belle Époque, nella Parigi di Monet, Zola e della grande Esposizione Universale, non c’era nessuno che dipingeva come lui.

A inizio anni ’70 del diciannovesimo secolo si stava affermando in Francia un movimento artistico a suo modo rivoluzionario, l’impressionismo, ossia la pittura quale risultato di una fugace impressione riportata impulsivamente su tela, ma l’artista ferrarese preferiva non curarsene più di tanto, come del resto dimenticava velocemente la lezione macchiaiola appresa a Firenze. Lui guardava altrove, ai dipinti olandesi e spagnoli del Seicento, ai capolavori di Frans Hals e Diego Velázquez, se non addirittura alla pittura quattrocentesca, cercando di recuperare quella raffinatezza vagamente trasognata che nell’arte moderna aveva ormai ceduto il passo allo scrupolo realista, alla ricerca di una norma rappresentativa la più concreta possibile.

Madame X, la cognata di Helleu
Madame X, la cognata di Helleu
Giovanni Boldini
1890. Pastello su carta incollata a cartone

Abbandonati i paesaggi rurali e gli scorci urbani dipinti in gioventù, i panorami agresti catturati en plein air da impressionisti e macchiaioli, Giovanni Boldini era un pittore d’interni, quando per interni s’intendono le camere e i saloni delle eleganti dimore borghesi e aristocratiche dei centri metropolitani. Parigi, Londra e persino New York, a disputarselo era l’alta società internazionale, disposta ad accoglierlo come una volta i ricchissimi mecenati accoglievano gli artisti di corte : tanta gloria – e anche tanti soldi – per l’italiano giramondo. Nella vastissima gamma di personaggi immortalati da Boldini, tra i quali si possono citare i nomi famosi di Giuseppe Verdi, Giovanni Fattori e Robert de Montesquiou, un posto speciale è occupato dalle donne.

Treccia bionda di Giovanni Boldini
Treccia bionda
Giovanni Boldini
1891 circa. Olio su tela

Le donne, le mogli dei suoi facoltosi committenti ma anche le numerose modelle e amiche con cui il pittore stabilirà una sintonia non puramente creativa : per ritrarle l’artista era remunerato con lauti compensi, premi in denaro che gli permettevano una vita agiata, ma per lui non si trattava di una semplice questione mercantile. Giovanni Boldini le adorava, adorava le donne, adorava i loro visi delicati, le loro figure slanciate e candide, i loro vestiti ricamati. E poi adorava intrattenersi in loro compagnia.

Alle tantissime donne che nel corso degli anni sfileranno nel suo atelier, lui rendeva omaggio con ritratti che ne restituivano una bellezza leggerissima, spontanea, vitale, le elevavano a modelli di una femminilità ideale. Troppo belle per essere vere, le donne dipinte da Boldini : bellissima Olivia Concha de Fontecilla, la famosa Signora in rosa, bellissima Madame X, la cognata dell’amico pittore Paul-César Helleu, bellissima la misteriosa ragazza dalla lunga treccia di capelli biondi… l’artista pareva coglierle in momenti distratti, scoprirle in posture precarie, e riprodurre poi le loro fattezze delicate con velocissime pennellate di colore, lunghi tratti sinuosi che conferivano a tutta la composizione visiva una sensazione dinamica in aperto contrasto con la seriosa staticità dei ritratti ufficiali.

Come se le fotografasse in movimento, o le filmasse per brevissimi istanti : l’artista giocava con le donne, giocava con la loro immagine, angelica e sensuale, illustrava su tela la gioia di vivere di tutta un’epoca, la Belle Époque, inventandosi uno stile personalissimo, uno stile elettrico e fulminante, che sotto alcuni aspetti anticipa le istanze futuriste. Con la differenza che ad affascinare Giovanni Boldini non erano le macchine, i treni, i vapori, l’odore del progresso, ma dei semplici e meravigliosi esseri umani.

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6 risposte a "Giovanni Boldini, Ritratto di Signora"

  1. Sei sicuro che le donne dipinte da Boldini siano “troppo belle per essere vere”? Verissima è la forza con cui erompono dalla superficie ( della tela? della vita? ) per trascinarci nel loro bellissimo abisso…

    1. Ai giorni nostri, quando il fotoritocco ha ormai reso la bellezza perfetta alla portata di chiunque, mi piace immaginare che anche Giovanni Boldini, uomo d’altri tempi, addolcisse i lineamenti delle sue modelle 🙂

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