Frida Kahlo. Oltre il mito

A me succede così. Quando qualcosa, qualsiasi cosa, viene accolta dal facile plauso della folla, a me per principio riesce antipatica. Prima ancora di approfondire l’argomento, io già me ne sono fatto un’opinione : piace agli altri ? Vorrà dire che a me non piace. Il mio atteggiamento, capirete facilmente, non ha certo contribuito a farmi degli amici, dura è la vita del bastiancontrario, e talvolta, mio malgrado, ammetto anche di aver dovuto fare più di un passo indietro rispetto a inutili pregiudizi.

Autoritratto di Frida Kahlo
Autoritratto
Frida Kahlo
1940. Olio su alluminio

Dal disprezzo iniziale ho finito con l’amare il pugile Mike Tyson, la città di Londra, i telefoni cellulari e persino la musica di Jovanotti. Fabio Volo, invece, continuo davvero a non sopportarlo : forse tra qualche anno riuscirò a ricredermi. Questo, vi racconto, perché recentemente mi è capitata una cosa simile, il cambiamento di opinione nei confronti di una persona talmente idoleggiata da risultarmi indigesta per partito preso.

Frida Kahlo (1907 – 1954), l’artista messicana che dipingeva ritratti da far venire il magone anche a una iena, ossia la povera anima triste che negli ultimi tempi stanno cercando di sdoganarci quale l’ennesima icona glamour, un personaggio pop : risale a pochi anni fa il suo biopic (così chiamano i film biografici) con gli hollywoodiani Salma Hayek e Alfred Molina, mentre non si riescono più a contare gli stilisti che sostengono d’ispirarsi al suo eccentrico abbigliamento per le loro creazioni di moda. Mi è addirittura giunta voce, da parte di un collega messicano, che un bar sulla spiaggia di Cancún ha brevettato un cocktail a base di tequila e papaya intitolato alla Kahlo. Riguardo a questa notizia, tuttavia, nutro ancora seri dubbi. L’episodio rivelatore, quello che ha scosso il mio umore snobistico verso l’artista pittrice, è stata la visita alla retrospettiva che in questo periodo le dedica il Museo delle Culture di Milano : Frida Kahlo – Oltre il mito, un progetto costato sei anni di studi e ricerche e inteso a riscoprire l’opera della Kahlo aldilà degli stereotipi mondani o i colorati esotismi. Una mostra, come recita il titolo stesso, che vuole spingersi oltre il mito e far luce sulla reale complessità dell’artista messicana.

L'amoroso abbraccio dell'Universo
L’amoroso abbraccio dell’Universo, la Terra (Messico), Diego, io e il Signor Xólotl
Frida Kahlo
1949. Olio su masonite

Le opere presenti all’esposizione provengono tutte da musei ed enti d’oltre Atlantico, si va dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico alla Collezione Jacques and Natasha Gelman, passando per il Phoenix Art Museum e la Buffalo Albright-Knox Art Gallery. Ciò che tuttavia rende particolarmente ricca la mostra è l’abbondante materiale prestato dalla Casa Azul, la dimora di Frida Kahlo e del marito Diego Rivera nella cittadina messicana di Coyoacán, un edificio di colore blu ora adibito a museo dedicato alla pittrice nonché a sede di un importante archivio di suoi documenti ed effetti personali.

Rovistando tra disegni, stampe, fotografie, lettere, libri, vestiti, giornali e oggetti di ogni sorta a lei appartenuti, non unicamente lavori artistici, il curatore Diego Sileo ha trovato lo spunto necessario per una lettura inedita della Kahlo : una lettura in grado sia di liberare l’artista dalla chiassosa leggenda che le è stata abusivamente cucita addosso, quella della pittrice tormentata e malinconica, cagionevole di salute e ingiustamente adombrata dall’ingombrante presenza di Diego Rivera, gigante della pittura messicana moderna, sia di non sminuire la sua arte a mero riflesso di un’esistenza breve e infelice. Perché nel caso di Frida Kahlo pare che sia accaduto proprio questo, parlando troppo della sua vita, dei suoi crucci amorosi, del suo fisico fragile e malato, del suo impavido anticonformismo, si è spesso trascurata la sua arte.

Cocco che piange di Frida Kahlo
Cocco che piange
Frida Kahlo
1951. Olio su tavola

Per evitare quindi di costruire una pedissequa traiettoria biografica della pittrice, e così impostare il percorso espositivo secondo il classico schema di giovinezza, maturità e ultimi anni, il curatore Diego Sileo ha suddiviso la produzione della Kahlo secondo quattro grandi aree tematiche, ossia Donna, Terra, Politica e Dolore. Sono da intendersi, queste, non quali categorie stagne – non esiste un periodo, o una serie di quadri, che la pittrice consacra volutamente al tema Donna, oppure a quello della Politica – ma come motivi correlati e ricorrenti in tutta la sua pittura ; un’artista donna, è la Frida Kahlo in mostra al Mudec, fieramente messicana, coinvolta nei trambusti politici e culturali che allora scuotevano il suo paese, e capace di quella straordinaria versatilità nel dolore che oggi piace tanto chiamare con il termine di resilienza.

Il suicidio di Dorothy Hale
Il suicidio di Dorothy Hale
Frida Kahlo
1938-39. Olio su masonite con cornice dipinta

Donna, Frida Kahlo è anzitutto un’artista donna : forse la prima donna nell’arte moderna. Questo ovviamente non significa che prima di lei non ci siano state altre donne a praticare la pittura, la storia dell’arte conta numerosi talenti al femminile, ma la Kahlo è la prima a fare del proprio corpo un magnifico e straziante oggetto pittorico. Resa inferma ancora in giovane età, quando a diciotto anni è vittima di un grave incidente d’autobus che le rende necessaria l’applicazione di una protesi alla gamba destra e di un busto per sostenerle la colonna vertebrale, la piccola e gracile messicana trova nella pittura un mezzo d’indagine della propria e dell’altrui fragilità fisica e mentale.

Frida Kahlo è l’artista dei ritratti, soprattutto dei ritratti di se stessa, gli autoritratti, e questo non per una qualche forma di narcisismo esasperato : quando dipinge o disegna la propria persona, lo sguardo austero, le spalle minute, le sopracciglia folte che formano un baffo unico sotto la fronte, l’immagine che ne risulta è tutto fuorché estetizzante o compassionevole. Ai sorrisi dolci, le guance rubiconde, i seni prosperosi delle fanciulle immortalate innumerevoli volte da artisti uomini, lei oppone una femminilità schietta, esplicita, reale, lanciando un messaggio che travalica la pura rivendicazione femminista per farsi valore universale.

La colonna spezzata
La colonna spezzata
Frida Kahlo
1944. Olio su tela

Il suo corpo rappresentato su tela non è solamente quello di una donna debilitata da salute cagionevole e tragedie famigliari, tra aborti, divorzi e malattie, ma piuttosto il manifesto di un popolo che fatica a trovare la propria emancipazione, le proprie radici, la propria identità. C’è della politica, nell’arte della Kahlo, c’è una potente istanza collettiva espressa in maniera simbolica : sbaglia, infatti, chi vede nei suoi ritratti il contraltare intimista ai grandi affreschi storici del muralista Diego Rivera. Il Messico in cui la pittrice vive e lavora, ancora immerso nel clima postrivoluzionario e in cerca di una giustizia sociale che forse non troverà mai, viene da lei trasfigurato nel proprio volto malinconico, nel proprio fisico martoriato, oppure in quella noce di cocco lacrimosa di un’improbabile natura morta.

Principi della tradizione cristiana, molto presente nell’area latinoamericana, l’accettazione del dolore, la sofferenza, la pietà, si fondono nei lavori di Frida Kahlo con suggestioni fatte risalire all’antichità precolombiana, come per rispondere a un’esigenza di specificità culturale che il Messico di allora si sta ancora costruendo. Anche il modo di vestire dell’artista, con le sue gonne ampie, gli scialli coloratissimi e i fiocchi in testa, ora oggetto di culto per gli amanti dello stile vintage, è a ben guardare un richiamo al folclore popolare centramericano. Non si hanno allora tutti i torti, a considerare l’arte della Kahlo inseparabile dal suo personaggio : a patto ovviamente, ancora una volta, di spingersi oltre il pettegolezzo, oltre il cliché, oltre la facile aneddotica. Spingersi oltre il fenomeno di costume che ne ha fatto un mito contemporaneo.

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9 risposte a "Frida Kahlo. Oltre il mito"

  1. Un’opera d’arte è capace di suscitare suggestioni nell’osservatore, ma è certamente un abuso attribuire all’intenzione dell’artista quelle stesse suggestioni.

    Mi risulta difficoltoso capire se davvero chi produce arte la riempia di messaggi, riferimenti e commenti relativi alla società in cui opera e vive, nella misura in cui noi siamo portati a ritenere. Non metto in dubbio il fenomeno, altrimenti negherei la permeabilità dello spirito creativo, che ha costantemente bisogno di stimoli. Dico solo che forse un artista figurativo è qualcuno che abbia scoperto un rapporto di dialogo più intenso con i suoi sensi che con la realtà agita e gestita dagli uomini (la società appunto). Qualcuno che sia mosso in primo luogo dall’irresponsabilità e solo dopo dalla coscienza.
    Tuttavia, temo di non rendermi conto di quanto si perderebbe se si rinunciasse a parlare, ad esempio, di opere politiche della Kahlo.

    Complimenti per la scorrevolezza dell’articolo.

    1. Ti ringrazio, Dario, per la completezza del tuo commento, mi fa molto piacere sentire il tuo punto di vista ragionato. Non voglio fare la parte dell’erudito che vede messaggi dove questi non ci sono, o che si inventa interpretazioni per dare coerenza al suo discorso inghirlandato : le istanze morali, politiche, sociali sono espresse dall’arte in maniera indiretta. Frida Kahlo non era una pittrice militante, ma nei suoi dipinti si scorgono motivi che eccedono il suo semplice vissuto d’artista. Questo è – o almeno così credo 🙂

  2. Anche io per natura sono un po’ bastian contraria, se una cosa è acclamata dal grande pubblico, io per mia natura la schifo. Così appena ho letto la tua premessa ho detto eccoci…chissà se ad Aprile quando andrò alla mostra, mi pentirò di aver preso i biglietti. Eh poi le tue parole mi hanno decisamente rincuorata e non vedo l’ora di poter essere lì tra quelle sale.

    1. La mostra è davvero interessante e ben congegnata, forse la migliore tra quelle che finora ho visitato al Mudec. Io ci sono andato al weekend d’apertura, per entrare ho atteso un’ora e mezza e le sale erano affollate… Fammi sapere che cosa ne pensi !

  3. Fratelli,oggi beviamo il latte fresco dell’aurora per una volta senza sapore agro.
    per una volta la tavola è preparata con piatti pieni di speranza,
    e nelle nostre mani illetterate qualche nobile destino ha collocato
    una promessa d’oro per domani.
    (Angela De Hoyos – poetessa chicana)

  4. Accostandomi ad un’opera d’arte cerco di non lasciarmi condizionare né dal “facile plauso della folla” né dalla paura di assumere un atteggiamento banale. Quando guardo “La colonna spezzata” sento quella colonna in frantumi ma ancora in piedi, viva. E penso che forse voltandomi troverò un orizzonte verde e azzurro…

      1. Lo spero…sicuramente aiuta me a scorgerlo quando sto per cedere al luogo comune “piangere non serve a niente”, le lacrime inaridiscono e basta…ecco quel verde e azzurro e le mie lacrime diventano l’acqua salsa della laguna che bagna le barene così piene di vita.

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