Edward Kienholz : Five Car Stud

Una delle robe più bizzarre che mi siano mai capitate di vedere. Ma che cos’è ? mi domandavo prima di scoprirla dal vivo. Five Car Stud : se proprio dovessi definire l’indefinibile opera dell’artista americano Edward Kienholz attualmente in mostra alla Fondazione Prada di Milano, resterei sul generico. Un diorama, forse, un’installazione, meglio. La riproduzione in scala reale di un’agghiacciante scena partorita dall’immaginazione di Kienholz, ma che purtroppo potrebbe benissimo ispirarsi a un incensurato episodio di cronaca americana.

five-car-stud-2In un ambiente buio e isolato, ipotetica radura notturna dove il rumore dei passi è attutito da uno spesso suolo sabbioso, si consuma un fatto d’efferatezza estrema. Cinque automobili illuminano con i fari cinque energumeni dai volti coperti da maschere grottesche : cinque individui di pelle chiara sono intenti a torturare un uomo di colore placcato al terreno. Due gli tengono le braccia, uno gli ferma una gamba, un altro gli tira l’altra gamba con una corda e il quinto lo prende per le palle, pronto a evirarlo con un coltello.

five-car-stud-4Altro che no pago afito : il nero, il negro, il nigger ha avuto la pessima idea di appartarsi con una donna bianca, che ora assiste impotente al triste epilogo dell’incontro amoroso dall’interno della camionetta di un sesto energumeno. Un ultimo personaggio, infine, presumibilmente il giovanissimo figlio di uno dei torturatori, sul sedile anteriore di un altro veicolo non riesce a trattenere le lacrime. Lo sguardo dell’innocenza davanti all’orribile atto di violenza razzista. Di sottofondo, flebili, si sentono gli accordi di una chitarra che strimpella un motivo country.

Ne doveva avere di fantasia deviata, l’artista Edward Kienholz. Nato nel 1927 e cresciuto nello stato di Washington, nord ovest degli Stati Uniti, Kienholz fu un creativo autodidatta, fautore di uno stile estraneo alle correnti più in voga nell’America degli anni ’60 e ’70. All’Espressionismo astratto e alla Pop Art lui opponeva un’arte della repulsione fatta con materiale di scarto, oggetti di recupero : era nella spazzatura che bisognava frugare per capire la vera anima della società. Assemblando manufatti di varia provenienza, mobili, elettrodomestici, manichini, veicoli e calchi in gesso di persone reali, l’artista realizzava grandi scenari di morte, violenza, sesso e discriminazione. Lui li chiamava tableaux, i quadri, ma nelle inquietanti opere di Edward Kienholz c’era ben poco di decorativo : solamente la schietta rappresentazione della mostruosità quotidiana. Non sembrano per l’appunto dei mostri, i torturatori di Five Car Stud ?

five-car-stud-3Cominciato nel 1969 e portato a termine nel 1972, anno d’inizio della fruttuosa collaborazione artistica tra Kienholz e sua moglie Nancy Reddin, l’imponente lavoro ora esposto alla Fondazione Prada fu presentato al pubblico per la prima volta nel 1972, presso la manifestazione documenta 5 nella città tedesca di Kassel. I visitatori che accedevano al grande padiglione gonfiabile dove si svolgeva la terribile scena ne uscivano commossi e spaventati : gli europei si erano ormai resi che oltreoceano non c’era la terra dell’abbondanza tanto sdoganata in film e riviste. Meno convinti erano invece il pubblico e la critica americani, incapaci di riconoscere valore artistico a un’opera che faceva di tutto per apparire brutta. In mostra negli Stati Uniti, pensate, Five Car Stud subì persino danneggiamenti dovuti ad atti vandalici. Non fosse stato nascosto nel deposito di un collezionista giapponese per quasi quarant’anni, chissà se sarebbe sopravvissuto fino ai giorni nostri. Non è glamour, non è cool, l’opera di Edward Kienholz : eppure sono già dieci mesi che sta in vetrina da Prada.

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