Una cartolina da Londra

Ho ricevuto una cartolina da Londra. Curiosa sorpresa. Sul retro, oltre al mio indirizzo postale, v’erano alcune righe di accompagnamento scritte in francese. Strano vezzo, il francese, quando tutta la corrispondenza avviene ormai in bisnes inglish. Strano vezzo, d’altronde, mandare ancora una cartolina. Per rendervi partecipi del breve contenuto del messaggio, ho azzardato un tentativo di traduzione in italiano che riporto poco sotto.

Il Tamigi a Charing-Cross
Il Tamigi a Charing-Cross
Claude Monet
1903. Olio su tela

Londra, 3 febbraio 1901

Caro amico,

Come ti accennavo la scorsa volta, è consuetudine mia e di mia moglie Alice recarci periodicamente a Londra, dove nostro figlio Michel si è ormai installato da qualche anno. Di questo, volevo scriverti, non per tediarti con una prevedibile cronaca famigliare, ma cogliendo l’occasione di raccontarti un singolare episodio accadutomi la mattina di pochi giorni orsono. Non importava che fosse domenica : alzandomi alle sei, pensavo che avrei passato una pessima giornata. Forse era la lontananza da casa, la nostra tranquilla dimora in Normandia, o forse era il malumore che spesso accompagna mia moglie allorché ci rechiamo in viaggio nella capitale inglese : un’irrequieta sensazione di sfiducia mi saliva dallo stomaco e si diffondeva nel petto, fino a quasi stringermi la gola. Ancora stordito dal sonno mi affacciavo alla finestra, scrutando il panorama dirimpetto all’albergo Savoy, nostro abituale alloggio londinese, e come tutte le domeniche notavo che non c’era traccia di foschia, solo una nitidezza spaventevole ; ma a un certo punto, quale un piccolo miracolo voluto da Madre Natura, inaspettato sorgeva il sole, talmente accecante da non poterlo guardare. Il Tamigi pareva ricoperto d’oro, così bello che mi mettevo subito a dipingere con frenetico entusiasmo, seguendo l’astro solare e i suoi bagliori riverberati dall’acqua. Nel frattempo vedevo le cucine accendersi, i camini sbuffare, il palazzo di Westminster perdere nitidezza, il treno attraversare il ponte di Charing-Cross, e dai fumi innalzarsi la nebbia, poi le nuvole. Era a quel punto che scoprivo la meraviglia di questo luogo : senza la bruma, impalpabile sostanza che offusca lo sguardo attenuando i contorni delle cose, Londra non sarebbe una bella città ; è la nebbia a nasconderne il tetro volto industriale, la nebbia a donarle il tremendo fascino allusivo.    

Ti saluto,

Claude M.

Inizialmente pensavo trattarsi di uno scherzo, forse di qualche fantasioso buontempone, poi l’ho guardata meglio, la cartolina. Un’immagine che viene da lontano, nello spazio ma ancor più nel tempo, una veduta di Londra d’inizio ventesimo secolo. Questo misterioso Claude deve essere un tipo con molta fantasia, mi sono detto, da un semplice fenomeno atmosferico, spesso indice del grave inquinamento urbano, lui è riuscito a tirare fuori un quadro. E mandarmene persino una cartolina postale.

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