Renato Guttuso, la forza delle cose

Un Renato Guttuso inatteso, distante dalla politica, gli scandali e la mondanità che ne hanno fatto ormai lo stereotipo dell’artista italiano impegnato e nazionalpopolare. Quello presentato dal 16 settembre al 18 dicembre 2016, presso le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, è il Renato Guttuso meno conosciuto, meno esplorato, il Guttuso pittore di cose : Guttuso La forza delle cose s’intitola per l’appunto la mostra.

Angurie
Angurie
Renato Guttuso
1986. Olio su tela

Una rassegna di cinquanta opere provenienti da collezioni pubbliche e private, corredate da un importante percorso fotografico che le contestualizza nella vita movimentata del loro autore. Pennelli, vasi, sedie, barattoli di colore, stracci, teschi, taniche, ciotole, coltelli, brocche, tavoli, automobili, drappi, bottiglie, damigiane… quelli che parlano bene le definiscono nature morte, a chiamarle semplicemente “cose” si passa per degli ignoranti (o alla meglio per dei filosofi).

Questioni linguistiche a parte, all’esposizione pavese non troverete i quadri di Guttuso più famosi, I funerali di Togliatti o la scabrosa Crocifissione, ma una serie di dipinti realizzati nel corso di tutta la sua carriera, dagli anni ’30 nella nativa Sicilia fino agli anni ’80 a Roma, accomunati da un’assenza molto particolare, l’assenza dell’umano : ritratti di oggetti, ambienti, dettagli, composizioni di enti inanimati che l’artista decide di riprodurre su tela malgrado la loro apparente banalità.

Natura morta con drappo rosso
Natura morta con drappo rosso
Renato Guttuso
1942. Olio su tela

Le nature morte, tentativo secolare di mettere in guardia dalla caducità del creato, punteggiano molta pittura di Guttuso come elementi di secondo piano, adombrati dalla grandiosità dell’evento storico protagonista della scena, ma assumono un ruolo centrale in diversi quadri non meno rappresentativi dell’artista siciliano. Sono un banco di prova, le nature morte, modelli, materia grezza con cui affinare il proprio stile : Renato Guttuso ritrae oggetti inanimati quali puri esercizi pittorici, che diventano così testimoni della sua evoluzione formale.

Ma gli stessi oggetti, le cose, in alcuni casi vengono caricati di una gravità, una rilevanza, la forza a cui fa riferimento il titolo della mostra, tale da conferire loro un significato che oltrepassa la semplice apparenza visibile. Non siamo ancora nella metafisica alla Giorgio de Chirico, quando Guttuso dipinge enti inanimati non aspira alla trascendenza o al superamento del reale. La scelta di un drappo, di una sedia, di un bouquet di fiori trova piuttosto fondamento nel vissuto dell’artista : un oggetto è una parvenza sensibile che può rimandare a un’idea, a un luogo, a un’emozione, e il pittore siciliano distilla nei suoi quadri simbologie collettive e sensazioni personali sotto forma di utensili comuni.

Cimitero di macchine
Cimitero di macchine
Renato Guttuso
1978. Olio su tela

Se un cranio di ariete può dunque rimandare alla tragedia della guerra di Spagna, o un panno rosso agli ideali politici di Guttuso, militante comunista con tanto di tessera del partito, molti degli oggetti ritratti sono una celebrazione del quotidiano in cui operava l’artista. Da squarci dei suoi numerosi atelier romani emergono quindi, proposti anche a più riprese, i diversi strumenti normalmente utilizzati dal pittore. La forza, recita il titolo della mostra : per il fatto stesso di essere notate, studiate e successivamente riprodotte su tela, le cose di cui è popolato il mondo di Renato Guttuso guadagnano quella forza inquietante che da oggetti trascurabili li trasforma in potente materia pittorica.

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