I HATE LOVE

Cose che ti cadono in testa e ti fanno un male cane, male da morire. Come se una tegola si fosse staccata dal tetto e ti avesse colpita così, alla sprovvista, mentre cammini spensierata sul marciapiede. Una fitta incredibile al cranio e i capelli impiastricciati dal sangue che inizia a colarti sulla fronte, le guance, giù per collo fino a bagnarti il vestitino bianco : fino a farti accasciare a terra svenuta. Il dolore. Il dolore che hai provato quell’afoso pomeriggio di luglio era un dolore diverso. Un dolore senza sangue. Una morsa che ti ha improvvisamente stretto lo stomaco impedendoti quasi di respirare. Il dolore inaspettato : ma il dolore dovuto a cosa ?

stanley-kubrickHarlem, il tuo quartiere. Quello dove sei nata e crescita. Dove ti piaceva ancora, all’età di quindici anni, passeggiare curiosa. Dove per la prima volta, di nascosto, senza dire nulla alle tue amiche, hai deciso di innamorarti. Hai deciso : è stato più forte di te. Come resistergli ? Il suo sguardo, le sue mani, il suo sorriso. E quel modo che aveva di baciarti : quasi volesse morderti. Lui. Dolcissimo pensiero che affollava le tue giornate. A casa, a scuola, in chiesa, sull’autobus, in metropolitana. Impossibile concentrarti su qualsiasi cosa che non fossero le ore, i minuti che ti separavano dal momento in cui l’avresti rivisto. I tuoi, i vostri giorni più belli.

E poi, manco una parola. Gli è bastato schivare il tuo sguardo, incrociandoti per strada, per farti capire che era finita. Manco una parola. Il coraggio del vigliacco. A quel punto : il dolore. La morsa viscerale nell’irrespirabile pomeriggio estivo. Quando il cuore si spacca, è lo stomaco a subirne il contraccolpo. Che fare ? Voglia di urlare, voglia di mordere, voglia di stringere i pugni. E ancora, purtroppo : voglia di lui. Il muro bianco contro cui nascondevi il viso ai passanti diveniva la tua lavagna, il rossetto il tuo gessetto. I HATE LOVE : odiavi l’amore e lo scrivevi in stampatello, sottolineato, forse per mettere in guardia i poveri ingenui dalla terribile lezione che la vita ti aveva appena impartito.

I HATE LOVE
I HATE LOVE
Stanley Kubrick
1950. Fotografia

Peccato che quando ti voltavi e riaprivi gli occhi al mondo, scoprivi che il solo spettatore del tuo dolore era un ragazzo di qualche anno più grande di te. Un tipo come non se ne vedevano spesso nel tuo quartiere. I capelli corvini, la pelle chiara, lo sguardo attento. Stringeva tra le mani una macchinetta fotografica, e ti chiedeva il permesso di pubblicare lo scatto che ti aveva appena fatto sulla rivista a cui collaborava. Diceva di chiamarsi Stanley, oltre alla fotografia adorava giocare a scacchi e andava spesso al cinema. Da quel giorno non l’hai più rivisto. Strano, l’amore.

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