Sylvia Von Harden, ritratto di una giornalista.

otto-dixNon c’entra il mestiere che fa. Fosse anche una cameriera, o una casalinga, avrebbe comunque la faccia da stronza. Brutta, e stronza. Così l’artista tedesco Otto Dix dipinge la giornalista Sylvia Von Harden. Senza intenzioni offensive, senza intenzioni derisorie. Ma soprattutto senza pietà. Il Ritratto della giornalista Sylvia Von Harden non contiene un briciolo di pietà. Crudele, Otto Dix ? No, Dix non è un uomo crudele. Lui è oggettivo : radicalmente oggettivo.

Nel 1926, anno di realizzazione del dipinto, l’artista è da poco arrivato nella trepidante capitale della Repubblica di Weimar. Berlino. Città della moda, dello sport, della cultura, della festa, dello scandalo. Una città che non lascia indifferenti : persino Otto Dix, ancora segnato dalla terribile esperienza della Prima guerra mondiale, viene coinvolto nell’irresistibile turbinio metropolitano. Il suo luogo di lavoro è il café Romain, dove il pittore passa le giornate a disegnare ritratti dei curiosi avventori. Tra poeti, ballerine, collezionisti e la coloratissima fauna umana che popola quest’isola bohemien nel cuore dello stato germanico, colpisce l’attenzione di Dix un personaggio appartenente a una specie ormai estinta.

Ritratto della giornalista Sylvia Von Harden
Ritratto della giornalista Sylvia Von Harden
Otto Dix
1926. Olio e tempera su legno

Sylvia Von Harden è una giovane poetessa tedesca che scrive critiche letterarie per alcune riviste di costume. Una donna dalle gambe corte, i piedi tozzi, il naso appuntito e lo sguardo opaco : l’esatto contrario di qualsiasi ideale di bellezza femminile (poi, chissà, magari è una persona bella dentro…). Per Otto Dix è il colpo di fulmine : lui deve dipingere quella donna, deve dipingerla a ogni costo. A intrigarlo è l’aria d’intellettuale emancipata (la faccia da stronza di cui sopra) dietro cui la giornalista cerca maldestramente di nascondere il fisico sgraziato. E per ritrarre la sua musa, l’artista che s’inventa ?

Un colore, Dix imposta il quadro su un colore. Tanto colore. Un irreale rosa Big Babol che fa più male di un pugno in un occhio. Rosa Big Babol ovunque. Sulle pareti di fondo, sul vestito indossato dalla donna, persino nel pacchetto di fiammiferi posato sul tavolino. Il ritratto della Von Harden pare impastato di gomma da masticare. E lei, la giornalista, l’intellettuale, la scrittrice, sembra non accorgersene neppure. Seduta con le gambe accavallate, la sigaretta tra le dita e un monocolo pescato in soffitta, ostenta quell’espressione arrogante che fa prudere le mani. Più antipatica di Paris Hilton e Crudelia De Mon messe assieme. Ma allora perché riservarle tanta considerazione ? Lo pensava il filosofo Friedrich Nietzsche e lo pensava anche il pittore Otto Dix : l’uomo – la donna – non è creato a immagine di Dio. Sarà per questa ragione che in giro è pieno di facce da stronzi.

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