Le Corbusier ospita Anish Kapoor al Convento di La Tourette

Le opere entrano in dialogo con l’ambiente il quale è integrato nello spazio inserito in un contesto rispondente a una logica basata su un principio funzionale a un discorso etc… So che il tema odierno è a forte rischio di frasi arzigogolate, pertanto ho deciso di darvene un breve assaggio a inizio articolo : e il solo fatto che siete arrivati a leggere fino a questa quinta riga, significa che avete abbastanza pazienza per seguirmi. Dove vi porto ? Oggi andiamo a Éveux, piccolo comune nei pressi di Lione, dove si erge un’originalissima opera architettonica.

la-tourette-le-corbusierA vederlo da distante mai si direbbe, ma quello che il celebre architetto Le Corbusier progettò nella placida località francese è un edificio religioso. Il Convento di La Tourette (che nulla c’entra con la famosa sindrome, figuriamoci !) fu costruito negli anni ’50 del secolo scorso per alloggiare una piccola comunità di frati domenicani. Inaugurato nel 1960 e inizialmente riservato solamente al personale ecclesiastico, nel decennio successivo il convento si aprirà ai visitatori esterni : fedeli in cerca di un posto tranquillo dove pregare, ma anche persone curiose di scoprire una costruzione così singolare. Tra gli uni e gli altri, indovinerete facilmente come io faccia parte della seconda categoria.

la-tourette-le-corbusier-2Ad attirarmi in questo luogo ameno, tuttavia, un tiepido sabato novembrino, non è stata solo l’architettura di Le Corbusier ma altresì una mostra di arte contemporanea attualmente ospitata dal convento. Anish Kapoor presso Le Corbusier, lo scultore presso l’architetto : già dal titolo è facile dedurre come lo spazio espositivo non giochi il ruolo di semplice cornice, di contenitore asettico, ma funzioni invece quale fonte d’ispirazione delle stesse sculture in mostra. Sedici opere di uno degli artisti più quotati del momento, l’inglese di origine indiana Anish Kapoor, sparse per i corridoi e le stanze del Convento di La Tourette.

Non - Oggetto (Porta)
Non – Oggetto (Porta)
Anish Kapoor
2008. Acciaio inossidabile

Nato a Bombay nel 1954 ed emigrato a Londra all’età di diciotto anni, Kapoor realizza delle sculture di grandi dimensioni e dalle forme molto semplici. Dischi, sfere, parabole, colonne, parallelepipedi : solitamente monocromi, con una predilezione sempre più accentuata per le superfici riflettenti.

Delle sue opere presenti all’esposizione, quella che cattura subito l’attenzione è il monolitico Non – Oggetto (Porta), un possente blocco di acciaio inossidabile pesante più di 800 kg dalle pareti specchianti e deformanti. Posta in un grande salone rischiarato dalla luce naturale che trapassa gli alti muri vetrati del convento, la scultura metallica è a giusto titolo una porta d’ingresso nel mondo di Le Corbusier visto (studiato, interpretato, omaggiato, ricreato, legittimato, amplificato) da Anish Kapoor. Cosa più di uno specchio a 360° è in grado di riprodurre l’ambiente circostante ? Nella sua imponenza, il Non – Oggetto (Porta) tende quasi a voler passare inosservato per lasciar spazio ai colori, alle luci, alle geometrie della struttura architettonica in cui è inserito.

Disrobe
Disrobe
Anish Kapoor
2013. Silicone e pigmento

Sul versante opposto, quello dell’esibizione, della messinscena autoreferenziale, si pone invece Disrobe, che potremmo sgraziatamente tradurre in italiano come “svestire” o “spogliare”. Non so cosa riusciate a trovarci, a molti fa pensare alle viscere di un animale. Dai gusti meno truculenti, io ci vedo piuttosto una grande gomma da masticare appiccicata a un muro (a scuola odiavo quelli che le attaccavano sotto i banchi). Barzellette a parte, questa scultura in silicone e pigmento è un vero pugno in un occhio nel candore conventuale. Solida e spessa, dai tratti apparentemente aleatori, diviene un’escrescenza della parete : se l’edificio fosse un corpo umano, il cemento ruvido e ostentato ne sarebbe carne, ossa e sangue.

Ombra lunare
Ombra lunare
Anish Kapoor
2005. Legno e cera

Rivolta verso l’esterno, verso il suggestivo paesaggio campestre, è invece la terza e ultima scultura di cui voglio parlarvi. Realizzata in legno e cera rossa, l’Ombra Lunare si compone di una mezza sfera in cui è incastonato un piano quadrato. La Luna e la sua ombra : una delle poche opere di Anish Kapoor a presentare una vaga parvenza figurativa.

La Luna, il cielo, il buio, la notte. Ridotta all’essenziale, questa scultura svia l’occhio dello spettatore fuori dalla finestra, fuori dall’edificio, in aperta campagna. Là, là fuori. È nel paesaggio, tra le colline, nell’universo mondo creato che si trovano la realtà, la natura, la Luna : all’arte il compito di restituircene solo una pallida imitazione. Un’ombra, per l’appunto.

Uscito dall’esposizione e dal convento, ho vagato qualche minuto per i campi circostanti. Disorientato. Non sapevo se a non convincermi pienamente fosse Kapoor o Le Corbusier. Le grandi sculture astratte o il grigio e austero edificio, che visto da lontano pare quasi un fortino. Mah ! Riprendendo la strada verso casa, ho lasciato annegare i miei dubbi nel crepuscolo autunnale.

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