Attenti al Cagnaccio !

Ma guardatele : se ne stanno lì, sedute e zitte a fare la piva. Le carampane del paese. Come se fosse in corso una festa e loro non sono state invitate. Non ci volete ? E noi giù a fare la piva. Lo sguardo perso nel vuoto, la smorfia malinconica, l’abito nero e lungo che spazza il pavimento. Ci vuole la rogna per dipingere un quadro del genere : non per niente l’autore è quel Cagnaccio di San Pietro. Un pittore bresciano a cui il vero nome di Natalino Bentivoglio Scarpa forse puzzava troppo di banalità per non inventarsi uno pseudonimo da Cottolengo.

La sera
La sera
Cagnaccio di San Pietro
1923. Olio su tela

Nato nel 1897 a Desenzano del Garda e trascorsa la maggior parte della sua vita in Veneto, Cagnaccio di San Pietro è un artista irriducibile alle facili classificazioni. Un artista randagio. Nel corso della sua breve carriera (muore a quarantanove anni) sviluppa uno stile che pare un dispetto alle correnti artistiche dominanti. Futurismo, Realismo Magico, Nuova Oggettività : il Cagnaccio pesca ovunque ma non si lascia mettere al guinzaglio da nessuno, nemmeno da Mussolini e i suoi scagnozzi : piuttosto che accettare la tessera del partito fascista, si finge pazzo e finisce qualche giorno in manicomio.

Realizzato dall’artista a ventisei anni, questo La sera è un quadro che comunque lo si appenda sembra sempre stare storto. E non solo per quel suolo a mattonelle talmente verticale da dare le vertigini : la prospettiva nel XX secolo, ma chi ci bada più ? No, è l’opera intera a comunicare un senso di squilibrio. La sera : basta fermarsi al titolo per accorgersi che qualcosa non va. La spiaggia, il cielo azzurro, il colore del mare dove si riflette la luce del sole… Pochi elementi lasciano intendere che non sono passate le cinque di pomeriggio. E allora a cosa si riferisce quel titolo apparentemente immotivato ? Qui torniamo alle nostre due amichette d’inizio articolo, le tristi signore in quieta attesa.

Correva l’anno 1923. Nell’epoca in cui chi si ferma è perduto, quando poeti e pittori futuristi declamano le gioie del progresso e biechi squadristi in camicia nera vagheggiano rime sull’età più dolce, quella Giovinezza, Giovinezza che li porterà al massacro della Seconda guerra mondiale, il pittore dedica un dipinto a un soggetto tabù. La sera della vita, o fuor di metafora : la vecchiaia. Come se non lo avessero invitato a una festa, il Cagnaccio di San Pietro, e lui fosse rimasto a casa a fare la piva. O tutt’al più a dipingere un quadro.

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