Perdersi nella foresta di Max Ernst

I quadri. I bei quadri. Succede come con i film. Talvolta, per apprezzarli appieno, devi rivederli. Cogliendoti alla sprovvista in un museo o a una mostra d’arte, infatti, possono lasciarti lì per lì quasi indifferente. Un’occhiata veloce, e avanti con il prossimo. Solamente ripensandoci un secondo momento, rielaborando il ricordo, magari osservandoli in fotografia parecchio tempo dopo, avviene che scocchi la scintilla… ma questo dipinto, dov’è che l’ho già visto ? Sì, ora ricordo, al Museo d’Arte di Grenoble. Ormai un anno fa. Un paesaggio, un notturno. Un’atmosfera ipnotica, surreale, rubata al mondo dei sogni. Un capolavoro dell’arte moderna.

La Foresta
La Foresta
Max Ernst
1927. Olio su tela

La Foresta fa parte di una serie di opere che l’artista tedesco Max Ernst realizzò nel corso degli anni venti del secolo scorso utilizzando una tecnica da lui inventata. O meglio: da lui recuperata, dato che si tratta di un antico modo di dipingere che il pittore riscoprì e riattualizzò alla sua epoca. Il frottage, traducibile in italiano come “sfregamento”, nasce da una curiosa passione che Max Ernst aveva per i pavimenti in legno. Le nervature degli assi, le superfici ruvide e nodose, una trama lignea sempre irregolare, dura, massiccia… mmm, che delizia ! Facciamo allora una piccola escursione alle origini di questa riscoperta, o per restare in tema : risaliamo alle sue radici. Un salto all’indietro di novant’anni.

max-ernst-frottageUna piovosa giornata del 1925, il pittore si trovava in un albergo sulla costa atlantica francese. All’epoca, si sa, non esistendo ancora la televisione o internet, gli svaghi per scacciare la noia si limitavano alla lettura di un libro d’avventure o alla contemplazione del lieve ticchettio fuori dalla finestra. Al peggio si fissava il soffitto sdraiati sul letto. Se però si aveva una vena artistica molto sviluppata, anche da una situazione talmente banale era possibile ricavare qualcosa di originale. Affascinato dal pavimento in legno della stanza in cui si trovava, il pittore tedesco si chinò al suolo e iniziò a ricalcare con una matita la trama delle assi su un foglio di carta. E io convinto che per riuscire nella vita bisogna sempre puntare in alto : spesso le idee migliori si trovano per terra.

Da una semplice operazione di sfregamento, Ernst elaborò in breve tempo una tecnica pittorica complessa e straordinariamente espressiva. Utilizzando non solamente assi di legno come supporto ma interponendovi anche materiali di diverso genere come foglie, lacci, ritagli di carta o cortecce, realizzò una vasta collezione d’immagini con soggetti naturali, confluiti in un volume pubblicato nel 1926 e intitolato Histoire Naturelle.

Dopo il frottage venne il grattage, dopo lo sfregamento venne la raschiatura. Max Ernst cospargeva la tela di uno strato di pittura a olio, la posava su una superficie lignea e raschiava con il coltello il colore. Lasciando che in questo modo le vene del legno affiorassero sul piano del dipinto, il colore divenisse pura materia pittorica. Fu così che ottenne l’impenetrabile muro d’alberi de La Foresta, oscura palizzata che lascia intravedere l’azzurro cielo notturno rischiarato da un improbabile disco lunare. Ma dietro l’intrico legnoso, al di là della spessa barriera di tronchi che impedisce all’occhio di vedere, l’artista tedesco che cosa stava cercando ? La soluzione dei misteri dell’animo umano, la chiave dell’interpretazione dei sogni, la porta dell’inconscio. Oppure, candidamente, un semplice raggio di sole.

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