Senyo, scultore di un’era ibrida

Tutto inizia da un cranio, un cranio di animale. Un antico cranio di ariete trovato alcuni anni fa in un granaio alpino. Una testa affusolata incorniciata da due possenti corna, quasi a creare una folta capigliatura regale. Impossibile rimanere indifferenti davanti a una figura talmente maestosa : per Senyo la folgorazione è istintiva, immediata. Immaginatevi dunque lo sbalordimento, qualche mese dopo, nel trovare il cranio d’ariete recapitato direttamente a casa sua. Chi può mai averglielo mandato ? Se non si tratta di una minaccia di stampo mafioso, può solamente essere un regalo del proprietario del granario. E infatti così è.

senyo-ritrattoPrima di continuare la storia, tuttavia, giusto per dovere di buona educazione, voglio fare le dovute presentazioni. Iniziando proprio da lui, Senyo, l’autore delle originalissime opere riportate nelle foto qui accanto che ho avuto il piacere di incontrare a una mostra presso la TEC di Voiron, cittadina francese poco distante da Grenoble. Dal nome e dal colore della pelle forse è difficile dedurlo, ma Senyo è uno scultore francese di origine togolese. Un simpatico quarantenne le cui spalle robuste e il tronco possente lasciano supporre un passato da rugbista più che un insolito percorso nelle arti plastiche.

Nato e cresciuto a Lione, Senyo si avvicina all’arte passando per la poesia. Ancora adolescente, infatti, scopre i versi di Victor Hugo, Charles Baudelaire e Arthur Rimbaud. I sentimenti profondi e universali evocati nei componimenti poetici di questi giganti della letteratura francese fanno breccia nel suo carattere introverso e sognatore, trasmettendogli una forte passione per il Romanticismo e la mitologia.

Pietà
Pietà
Senyo
2013. Tecnica mista

Invece di dedicarsi alla piuma e al calamaio, tuttavia, il giovanissimo Senyo si rende conto di possedere ottime doti da disegnatore, e a 15 anni, complice ancora la lettura di un libro galeotto, s’innamora perdutamente della scultura di Auguste Rodin. Il naufragar gl’è dolce in questo mar di corpi imponenti, straordinariamente espressivi e vitali nella loro statuaria immobilità : entusiasmato dai lavori del grande artista francese e dalle sculture africane del senegalese Ousmane Saw, anche Senyo inizia a modellare la materia.

Il Signore
Il Signore
Senyo
2007. Tecnica mista

A diciotto anni, quindi, arrivato al punto di poter scegliere il proprio destino, il giovane franco-togolese riesce a entrare all’Accademia di Belle Arti di Lione, con l’intenzione di specializzarsi nella tecnica scultorea. Peccato solamente che gli insegnanti dell’Accademia non abbiano la sua stessa visione dell’arte contemporanea. La scultura ? Roba passata. Fuori moda. Out. Buona semmai per qualche vecchio e polveroso manuale di Storia dell’Arte da sfogliare con nemmeno troppa nostalgia. Negli anni ’90 un artista che vuole stare sul pezzo deve fare video, performance, installazioni. Mica busti e statuine. La delusione è grande, e dopo un solo anno di corso Senyo decide di lasciare l’Accademia di Belle Arti.

I suoi vent’anni sono un periodo difficile : alla crisi provocata dall’abbandono degli studi si unisce il dolore per la perdita di un carissimo amico pittore. La tentazione di rinunciare alla carriera artistica è grande, ma il giovane scultore riesce a vincere lo sconforto e continuare a creare. Fino al giorno in cui, appunto, riceve come dono inatteso il famoso cranio d’ariete proveniente dal granaio delle Alte Alpi francesi. Che farsene di un simile oggetto? Metterlo in una teca di vetro sarebbe sprecarlo, appenderlo sopra il caminetto farebbe davvero kitsch. Tanto vale impiegarlo in una creazione artistica.

Delatore
Delatore
Senyo
2013. Tecnica mista

Partendo da un unico elemento, la testa, l’estro dello scultore elabora un personaggio completo. Il cranio d’animale diventa lo spunto ideale, l’origine da cui scaturisce un corpo dalle membra umane e la posizione marcatamente icastica (parolona !). Nasce così Le Maître, Il Signore, una delle prime opere della serie Figure di un’era ibrida. Statue antropomorfe ma con un cranio bestiale al posto della testa. Personaggi grotteschi, inquietanti, che potrebbero forse uscire da un quadro di Goya o da quel bellissimo film intitolato Il labirinto del fauno (2006).

L’intento del loro creatore, a dispetto di quanto si potrebbe facilmente pensare, non è di spaventare il pubblico più giovane o dar libero sfogo a una sopita passione necrofila. Le sculture di Senyo sono piuttosto un avvertimento, un promemoria che l’artista indirizza all’uomo contemporaneo. Oh Uomo, mi rivolgo proprio a te : per quanto tu faccia uso di smartphone, forni a microonde o compagnie aeree low cost, non dimenticarti che sei sempre un animale, un bellissimo animale in via di cambiamento. E come ogni animale hai la tua forza e le tue debolezze, e soprattutto sei pieno di ambiguità e contraddizioni.

Sottomissione
Sottomissione
Senyo
2013. Tecnica mista

Prendete come esempio Sottomissione. Un uomo con la testa da coccodrillo è impegnato in una posizione genuflessa con le braccia stese al suolo, in avanti, nel rispetto di una qualche autorità evidentemente ritenuta superiore. La sottomissione è un gesto estremo di modestia, un totale abbandono a qualcosa o qualcuno : quando a compierlo è una creatura metà uomo e metà coccodrillo, animale tra i più feroci e temuti, sorge quindi spontaneo chiedersi se non nasconda un secondo fine o sia la temporanea quiete di una furia pronta a esplodere. Una maschera ? Sì, forse le teste bestiali delle sculture di Senyo potrebbero essere interpretate come delle maschere. Delle maschere rivelatrici, per dirla alla Oscar Wilde. Un uomo non è del tutto se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera, e vi dirà la verità.

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