Wang Du e i mercati globali

Vi propongo un piccolo esperimento. Provate a elencarmi le dieci notizie della settimana che vi hanno più colpito, o di cui avete un più vivido ricordo. Ovviamente sto parlando di notizie pubbliche, di quelle che si leggono sui giornali o sono trasmesse alla televisione. Non dei pettegolezzi da condominio o delle chiacchiere da pausa pranzo. Allora cosa mi dite ?

Trovato morto strangolato un bambino di 8 anni in provincia di Ragusa. E questa è una. Un’altra ? Operazione anti-mafia mette agli arresti 37 persone a Roma. Va bene. Poi ? Lunedì 1 dicembre, giornata mondiale contro l’AIDS. La prossima ? La conduttrice televisiva Alessia Marcuzzi si è sposata. No, dai, questa è una semplice baggianata da stampa scandalistica. Pensate a qualcosa di più serio. NewspapersIl senato italiano approva il Job Act. E con questa siamo a quattro. Continuiamo. Napolitano annuncia di voler lasciare in anticipo il Quirinale. Questa storia risale a qualche settimana fa, ditemi qualcosa di più recente. Papa Francesco fa visita alla Moschea blu di Istanbul. Perfetto. Poi ? … Allora ? … Ne ero sicuro : non vi viene in mente nient’altro. Nel mare d’informazioni che ci sommergono quotidianamente, tra internet, giornali, televisione e tutto il resto, è dura rimanere con la testa a galla.

Qualche volta, poi, esasperati dall’ennesima catastrofe ambientale o dal muggito prodotto dal politico di turno, viene addirittura la tentazione di compiere un gesto estremo. Spegnere la televisione. Staccare il computer. Oppure, per i più tradizionalisti, interrompere la lettura dell’amato quotidiano e farne una bella pallottola di carta, ottima da cestinare con un tiro in sospensione. Canestro !

Ora, vi domanderete voi, perché questo lungo e insulso preambolo ? Amatore d’arte inesperto e impacciato, per descrivere ciò che un’opera mi trasmette ricorro spesso a trucchetti banalotti. Quando poi m’imbatto in creazioni che si prestano facilmente allo sproloquio, fatico davvero a non mettermi a parlare (a scrivere) a vanvera. Questa volta, però, dovete riconoscerlo anche voi, impossibile darmi torto : World Markets (Mercati Globali) dell’artista cinese Wang Du è la gioia per qualsiasi pseudo critico fanfarone e includente quale il sottoscritto.

World Markets
World Markets
Wang Du
2004. Acciaio inox

Un’installazione metallica gigante da 5 x 7.2 x 5.2 metri che riproduce una pallottolona di carta stampata, posta davanti all’ingresso del Museo d’Arte Contemporanea di Lione. Bella ? Sì, dai, ammetto che non mi dispiace. Peccato non si riesca a identificare chiaramente il giornale in questione, ma dai testi in inglese e dalla ricorrenza di alcuni termini (trading, growth, market, Dow Jones etc…) dubito che si tratti de La Gazzetta dello Sport. Probabilmente uno di quei quotidiani che leggono gli uomini in bretelle e sigaro in bocca, il Financial Times o il Wall Street Journal.

Notizie di borsa, mercati azionari, economia internazionale. Informazione che conta, eccome se conta, conta perché non è un conto : talmente attuale, importante, capitale, che il nostro Wang Du la riduce a carta straccia. Impertinente, l’artista. Avrei capito se avesse realizzato World Markets dopo l’esplosione della crisi economica nel 2008. Ma l’installazione risale al 2004. Come se Picasso avesse dipinto il Guernica prima della guerra civile spagnola. I casi a questo punto sono due. O Wang Du ci vedeva lungo. Oppure a sparare nel mucchio talvolta si fa centro.

 

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3 thoughts on “Wang Du e i mercati globali

  1. Credo che un artista abbia (se è tale) una vista lunga e sappia leggere fra le “righe” del tempo captando quei segnali che ai comuni mortali, sempre di fretta e sempre presi da un quotidiano non sappiano connettere e interpretare. Comunque ci potrebbero essere altre interpretazioni. Per esempio in era di Ipod, libri virtuali, la carta sta scomparendo.. vero è che è un bene per l’ambiente, meno alberi distrutti, per l’editoria meno costi ma, è altrettanto vero che leggere un testo sul cartaceo ha un’altro impatto e, magari è perversione da bibliofili, ma un libro, un giornale, coinvolge molti sensi che non solo la vista o l’impegno cerebrale… Mio marito, artista, aveva anche lui da tempo studiato la carta accartocciata, a volte di giornale, a volte colorata, quella dei pacchetti regalo per intenderci, e diceva che tra le pieghe i chiari/oscuri, le parole o i colori frastagliati, donavano un fascino particolare e la carta diventava “oggetto” scultoreo una “passaporta” (per dirlo alla Harry Potter) fra il uso d’origine, a uno spazio/tempo di tridimensionalità in cui ognuno avrebbe potuto sognare, interpretare, indagare o meditare. Anche lui avrebbe voluto trasformare questa carta accartocciata in scultura … purtroppo è rimasto un sogno nel cassetto poichè è deceduto prima di riuscire a realizzarlo.
    Una sua allieva, iperrealista, invece ha saputo, grazie all’osservazione della carta, trasformare il tutto in elemento pittorico (vedasi il sito: http://www.patriziazara.com/lavori/2014/) così la carta è parte integrante dell’opera osservata, pretesto fra il ludico e riflessivo di un iperrealismo moderno e personalizzato. In ogni caso, al di là di tutto, l’arte contemporanea, anche qualora voglia dire qualcosa, lascia sempre che il significato sfugga, soprattutto quello “immediato” ed è solo nella completezza di un percorso (e vita) del’artista, che nel tempo (forse) si riesce a comprendere i diversi significati 🙂

      1. Sì. Ha trovato il suo orientamento e stile grazie a noi e grazie a mio marito che ha saputo farle uscire le innegabili potenzialità che, nonostante la bravura e la tecnica eccellente, non erano utilizzate al meglio…. e tutto, grazie alla “carta” 🙂

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