Nell’atelier del Toros

Vi ricordate di Toros, lo scultore di cui ho parlato in un post di qualche giorno fa ? Beh, settimana scorsa gli ho scritto. Tipica e-mail del bravo paraculo. Buongiorno, sono un giovane appassionato di arte contemporanea e sarebbe per me un grandissimo piacere poterla incontrare etc… Insomma, volevo farmi invitare nel suo laboratorio a Romans-sur-Isére. Lui, molto gentilmente, ha risposto alla mia e-mail dicendomi che ero il benvenuto e dandomi il suo numero di telefono. La fortuna del principiante. Alle tre del pomeriggio di domenica scorsa parcheggiavo la mia macchina davanti a casa sua, lui faceva capolino con la testa fuori dalla finestra.

Carla
La Sig.ra Carla

Sa, mi ha detto accogliendomi nel cortile di casa, noi artisti non siamo bravi a esprimerci a parole, lasciamo che siano le nostre opere a parlare per noi. Credo che su questo Toros avesse torto. Toros non è solo un grande artista. E’ anche un piacevole conversatore. Ora vi racconto. Io non sono bravo a fare domande, per lo più domando cose banali. Intanto che Toros mi stava mostrando il suo laboratorio, per esempio, mi sono fermato davanti a una scultura raffigurante un toro e gli ho chiesto : perché un toro ? Una sera di qualche anno fa, mi ha risposto, vidi un film alla tivù sulla Carmen e il giorno seguente decisi di scolpire un toro. E questo suonatore di flauto ? Quello era un lavoro su commissione per una statua da mettere davanti a una scuola di musica. E quel corpo di donna senza testa (in foto) ? Ah, mi ha detto sorridendo, quello è un ritratto della Sig.ra Carla. Come la Sig.ra Carla, propria quella Carla là ? Sì, lei. Francamente non ho capito come mai la statua della Sig.ra Carla (sì, proprio lei, la moglie dell’ex-presidente francese) non ha la testa, forse per lo stesso obbligo di riservatezza che impone di riferirsi alla statua senza pronunciarne il cognome. A ogni modo, queste sue spiegazioni hanno rafforzato la mia convinzione che dietro l’ispirazione artistica c’è molta meno metafisica di quanto si possa immaginare. Ridendo e scherzando, dal laboratorio siamo passati alla sala di esposizioni privata, poi in una sorta di tavernetta in cui Toros conserva alcuni oggetti con la stessa cura delle opere d’arte. Del resto pure io se fossi insignito (concedetemi la parolaccia) del titolo di cavaliere della Legione d’Onore francese ne incornicerei l’attestato. CortileE forse pure io metterei in bella mostra foto di me in compagnia di Charles Aznavour (anche lui è di origine armena, sapevate ?) o di Bashar al-Assad (un tipo davvero simpatico, mi ha confessato Toros, peccato per come si stanno mettendo le cose in Siria…). Già, e magari pure io… Vabhé, un giorno verrà anche il mio momento. Usciti nuovamente in cortile, Toros mi ha offerto un caffè che ho accettato molto volentieri anche se il caffè non lo bevo mai. Intanto che lui si dirigeva verso la cucina, io ho scattato di nascosto le foto che vedete in questa pagina. Il mio piccolo furto nella casa dello scultore. Se un giorno vi capitasse di incontrare Toros, vi raccomando di non dirglielo. Penso infatti di essermi fatto un amico.

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