Juicy Salif, piccola storia di un grande spremiagrumi

Alle mostre d’arte non vado quasi più, ormai ho la testa altrove, ormai sono diventato uno zotico crapulone, uno di quei trentenni che il sabato sera, dopo una settimana passata a madonnare in ufficio, indossano camicia, sciarpa e cappotto e si ritrovano in quei luoghi di ricreazione per adulti che sono i locali notturni. Sabato scorso, pensate, sono andato in un posto modaiolo, il Mama Shelter, un bar-ristorante che ha anche delle camere d’albergo – lo definirei così piuttosto che come un albergo con bar-ristorante aperto al pubblico esterno. Fa parte di un gruppo : c’è il Mama Shelter di Parigi, quello di Marsiglia, quello di Istanbul, quello di Los Angeles… e c’è il Mama Shelter di Lione, dove appunto sono stato io.

L’ambiente, confesso, non è male, molto luminoso e colorato, e la trovata di appendere alle pareti e sopra il bancone dei salvagente fluorescenti conferisce all’insieme un tocco fintamente infantile, quasi ludico ; dopotutto ad averne concepito il design interno è nientemeno che il francese Philippe Starck, architetto superstar nonché cofondatore della stessa catena Mama Shelter. Incuriosito da questo personaggio dal nome avveniristico, ho fatto una piccola ricerca su di lui, e oltre ad aver appreso che si tratta del disegnatore della motocicletta Aprilia Motò 6.5 e del mirabolante yacht di Steve Jobs, ho scoperto che sua fu l’idea di un oggetto che ho sempre considerato un dannatissimo rompicapo. Lo spremiagrumi Juicy Salif, prodotto della celebre azienda italiana Alessi.

Chiunque abbia superato la soglia dei trent’anni, anzi, diciamo pure la soglia dei trentacinque anni, è inimmaginabile che non conosca il Juicy Salif : si tratta di quel bizzarro arnese che fu lanciato sul mercato degli strumenti da cucina a inizio anni ’90 come il più estetico, il più sofisticato, il più innovativo degli spremiagrumi. Il suo unico inconveniente ? Per nulla pratico : spremerci gli agrumi era un’impresa impossibile. Solamente per capire come andasse usato bisognava mettersi d’impegno, e anche quando se ne fosse intuito il funzionamento restavano comunque parecchi dubbi.

La sua struttura, infatti, è concepita attorno a un ovoide metallico striato che permette di spremere un agrume e farne colare il succo in un recipiente indipendente all’occasione posto sotto. Detto in maniera più semplice : si mette un arancio tagliato a metà sulla capoccia del Juicy Salif, lo si girà così da farne uscire il succo, il succo scende lungo lo spremiagrumi e va a finire in un bicchiere debitamente collocato alla sua base ; tutto questo, tenendo ben saldo lo spremiagrumi grazie a uno dei suoi tre sottili e lunghi supporti.

Nel mondo moderno, implicita verità, tutto ciò che è utile deve dimostrarsi anche bello, ma tutto ciò che è bello raramente si rivela anche utile. Lo spremiagrumi di Philippe Starck purtroppo non capisco ancora da che parte stia. Utile, scrivevo, lo è ben poco, ma in fin dei conti non è stato progettato a scopi utilitari. Bello, invece… beh, qui ci sarebbe da dibattere. La testa ovoidale del Juicy Salif, a forma di goccia rovesciata, bisogna riconoscere che è una trovata creativa, ma quei tre gambi minuti conferiscono all’insieme un aspetto inquietante, facendo somigliare l’innocuo spremiagrumi a un ragno metallico o a un modellino di astronave aliena trafugato dal set di un film dell’orrore. Forse fu grazie alla sua natura ibrida, ambigua, grazie al suo essere né bello né utile, che quest’oggetto futuribile conquistò le cucine dei più raffinati collezionisti, riuscendo addirittura a essere esposto presso il Museum of Modern Art di New York ? Una cosa è certa : al Mama Shelter di Lione fanno delle spremute d’arancia che sono tutta polpa e niente succo.


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