La pittura dei muralisti messicani in mostra a Genova

Accade che la settimana di ferragosto sono a casa dei miei a Chiavari, in Liguria, giusto per passare qualche giorno tra spiaggia, scottature e nuotate, quando mi giunge voce che a Genova stanno tenendo una mostra dedicata alla pittura muralista messicana. E allora, mi domando, io che cosa faccio ? Faccio che una mattina rinuncio a sole e mare per recarmi alla stazione dei treni e partire a Genova Brignole, e da lì proseguire a piedi fino a Palazzo Ducale, dove mi attendono circa 70 opere dei Los Tres Grandes, i tre grandi, David Alfaro Siqueiros, José Clemente Orozco e Diego Rivera, ovvero i massimi esponenti dell’avanguardia artistica messicana del ventesimo secolo.

David Alfaro Siqueiros - Zapata
Zapata, studio per il murale del castello di Chapultepec
David Alfaro Siqueiros
1966. Piroxilina su legno compresso

L’esposizione México. La pittura dei grandi muralisti e gli scatti di vita di Diego Rivera e Frida Kahlo, in programma nel capoluogo ligure fino al 9 settembre, è la realizzazione di un progetto che risale molto indietro nel tempo, oltre quarant’anni fa, quando il governo cileno di Salvador Allende fu violentemente spodestato dal generale Augusto Pinochet. Il 13 settembre 1973, a Santiago del Cile, era infatti prevista l’inaugurazione di una mostra tesa a far scoprire al pubblico cileno l’arte dei tre grandi maestri messicani, Siqueiros, Orozco e Rivera per l’appunto.

Visto tuttavia il caos in cui si trovava il paese a seguito del colpo di Stato di Pinochet, e considerata la connotazione fortemente politica della pittura muralista messicana, l’evento fu annullato senza tante esitazioni, e da quell’episodio la mostra prese il nome di exposición pendiente (trad. la mostra sospesa). Passati gli anni, caduti i governi e placatisi gli animi, la mostra ha finalmente potuto vedere la luce, prima in Cile, poi in Argentina e Perù, adesso anche in Italia.

A dispetto del titolo, l’esposizione non include grandi pitture parietali ma per lo più dipinti a olio e disegni, appartenenti alla mirabile collezione del medico pediatra messicano Alvar Carrillo Gil e di sua moglie Carmen Tejero. Oltre ad affrescare larghe pareti con imponenti murales, infatti, Rivera, Orozco e Siqueiros si dedicavano anche a lavori di taglia più contenuta : quadri fatti e finiti, facilmente esponibili in musei o gallerie private, oppure semplici schizzi e studi per opere che sarebbero poi state sviluppate in formato gigante.

Don Juan Tenorio - José Clemente Orozco
Don Juan Tenorio
José Clemente Orozco
1946. Olio su tela

Tre artisti, Los Tres Grandes, attivi soprattutto nella prima metà del ventesimo secolo e profondamente influenzati da uno degli eventi fondamentali nella storia del loro paese, la rivoluzione messicana. Non tanto, badate, per il loro coinvolgimento negli scontri o nella resistenza armata – l’unico dei tre ad avervi veramente partecipato fu Siqueiros – quanto per la forte carica emotiva che l’immenso avvenimento collettivo e le sue difficili conseguenze ispirarono al loro modo di fare arte.

Contadino che porta un tacchino - Diego Rivera
Contadino che porta un tacchino
Diego Rivera
1944. Olio su tavola

David Alfaro Siqueiros (1896 – 1974), scrivevo, rappresentava l’anima militante del gruppo, il pittore la cui vena creativa è inseparabile dallo spirito del dissidente politico. Comunista viscerale, combattente in Messico e nella guerra civile spagnola, dipingeva con lo stesso impeto, la stessa passione, la stessa intensità con cui viveva l’attivismo politico. Le sue pitture sono pertanto potentissimi affreschi storici dove il realismo di stampo sociale vira in direzione dell’espressionismo : i colori della terra, del cielo, della carne perdono verosimiglianza per caricare di tragicità la scena rappresentata.

José Clemente Orozco (1883 – 1949) era invece il pensiero critico, lo sguardo disincantato, la battuta sarcastica. Perplesso riguardo alle condizioni in cui versava il Messico nel periodo post-rivoluzionario, impressionato dalle metropoli statunitensi all’indomani della crisi economica del ’29, con i propri dipinti Orozco svelava come dietro ai sogni utopici e ai grandi pensieri si trovasse spesso la triste realtà della piccolezza umana. Le sue opere sono infatti popolate da ufficiali dell’esercito, membri del clero e rappresentanti politici colti in atteggiamenti meschini, oppure da personaggi anonimi e solitari persi nel nulla.

Diego Rivera (1886 – 1957), infine, era l’eclettico, lo sperimentatore, l’artista completo. Forse anche perché era quello dei tre che aveva viaggiato di più. Educatosi tra Messico e Europa, nella Parigi di Guillaume Apollinaire e Pablo Picasso, nell’arco della propria carriera Rivera aderì a correnti e stili eterogenei, dal cubismo all’imitazione dell’arte preispanica, elaborando una pittura complessa ma con un retrogusto squisitamente nazionalpopolare. Sempre a Diego Rivera e alla sua amatissima compagna Frida Kahlo, è poi dedicata una speciale sezione della mostra di Palazzo Ducale : un salone tappezzato dagli scatti di vita della coppia, cinquanta foto d’epoca fatte da amici e parenti dei due artisti.

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