Luigi La Ferla, mosaicista al 59 Rivoli

Non sono bravo a costruire le similitudini, tanto meno le metafore, ma il posto che ho scoperto recentemente nel pieno centro di Parigi, a due passi da Châtelet, mi piacerebbe paragonarlo alla chiesetta che ad Amsterdam si trova nel bel mezzo del quartiere a luci rosse. Senza osar mischiare il sacro con il profano, o il burlesco con il sacrilego, l’atelier artistico collettivo situato al 59 di rue de Rivoli, a Parigi, pare un isolotto di tranquillità, l’ultimo riparo dalla caciara turboconsumista che invade ormai questo quartiere della capitale francese.

Istituito alla fine degli anni ’90 all’interno di un edificio occupato abusivamente, lo spazio di creatività indipendente Chez Robert Électron Libre, meglio conosciuto come 59 Rivoli, ospita una trentina di botteghe di pittori e scultori contemporanei, che oltre a condividere progetti, attività e punti di vista sul loro lavoro, lasciano che il pubblico circoli liberamente sui cinque piani di questa palazzina dall’aria irresistibilmente fatiscente per vivere di persona l’esperienza della comunità artistica. Tutti i giorni della settimana eccetto il lunedì, infatti, le porte del 59 Rivoli sono spalancate sulla strada, chiunque può entrare nel grande immobile e osservare con i propri occhi gli artisti all’opera : per un ficcanaso come me, immaginerete bene, una roba da far girare letteralmente la testa.

Di sabato, forse non ve l’ho ancora detto, io al 59 rue de Rivoli ci sono capitato con un’amica un afoso sabato d’inizio luglio. Mentre per strada brulicava la turbolenta atmosfera del primo weekend di saldi estivi, noi ci rifugiavamo in questo piccolo tempio d’arte contemporanea, forse trasportati dalle rare note di chitarra che si diffondevano lievemente dal primo piano dell’edificio.

A produrre i suoni, scoprivamo dopo aver salito la prima rampa di scale, non era una radio o un amplificatore mp3 ma un musicista in carne d’ossa, un giovane uomo in completo di jeans che pizzicava distrattamente le corde di una chitarra acustica. A cavalcioni su di un armadietto, lo sguardo verso la finestra aperta sull’umido pomeriggio estivo, si era chiaramente accorto della nostra presenza – del resto non c’erano altre persone nella stanza – ma la sua posa rilassata pareva un invito implicito a prenderci il nostro tempo prima di rivolgergli la parola : il tempo, interpretavo io, di osservare i quadri appesi alle pareti che delimitavano il suo angolo di sperimentazione creativa.

Nulla si sa tutto si immagina
Nulla si sa tutto si immagina
Luigi La Ferla
2015. Smalto mosaicato

Speciali, originali, particolari… a scegliere gli aggettivi sono ancora meno bravo che inventarmi metafore, allora cercherò di essere coinciso : belli, i quadri che scoprivo al primo piano di 59 Rivoli erano davvero belli. Questi li hai fatti tu ? domandavo a quel punto al suonatore di chitarra, il quale mi rispondeva con l’abituale sorriso di complicità che ci scambiamo noi italiani d’oltralpe. Era finalmente arrivato il momento delle presentazioni.

Un siciliano a Parigi, Luigi La Ferla, nato nel 1979 a Comiso in provincia di Ragusa e trapiantato in Francia ormai da diversi anni : un artista che ha trovato in una delle tecniche compositive più antiche, il mosaico, il suo dirompente gesto di modernità. Il mosaico, ma perché proprio il mosaico ?

La passione per questa forma artistica le cui origini risalgono alla civiltà sumera scaturisce in La Ferla ancora in giovanissima età, quando appena ventenne si trasferisce dalla Sicilia a Firenze per iniziare a dipingere a olio e realizzare le prime composizioni mosaicate. Se tuttavia per diventare pittori alcuni credono che basti saper disegnare, avere una buona mano come si dice nel gergo artistico, per creare dei mosaici è necessario studiarne il complesso metodo compositivo.

Entropia
Entropia
Luigi La Ferla
2017. Smalto mosaicato

Il giovane siciliano si sposta quindi a Ravenna, capitale italiana del mosaico, dove lavora alla riproduzione di mosaici grecoromani, e s’inscrive infine, nel 2002, alla Scuola Mosaicisti del Friuli nella cittadina di Spilimbergo, in provincia di Pordenone. Specializzatosi in una tecnica pittorica divenuta ormai rara, considerata dalle accademie quale un semplice espediente decorativo, se non addirittura dimenticata, Luigi La Ferla trova comunque il suo spazio nell’universo artistico attuale.

Odalisca
Odalisca
Luigi La Ferla
2014. Smalto mosaicato

Il mosaico, domando di nuovo, perché proprio il mosaico ? Pochi sono i mosaicisti contemporanei, una piccola comunità di artisti che tramandando una raffinatissima tecnica antica a cavallo tra pittura e scultura si fanno portavoce di una particolare concezione della creazione artistica stessa. Mentre la sperimentazione contemporanea premia spesso il concetto, l’idea che sta alla base di un’opera piuttosto che l’opera stessa, i mosaicisti valorizzano tuttora l’aspetto artigianale del fare arte.

Acrobata
Acrobata
Luigi La Ferla
2016. Smalto mosaicato

Con le mani e con il cervello : il mosaico è frutto di un impegnativo lavoro manuale, giorni, settimane, mesi di minuziosa rifinitura, ma il mosaico è anche la materializzazione di un ritmo, un ritmo lento e costante, il ritmo dei pensieri che accompagnano l’artista durante tutte le fasi del processo creativo.

Tempo e pazienza, per realizzare un mosaico anche di medie dimensioni ci vogliono tanto tempo e soprattutto tanta pazienza, cose che oggi, nella società del tutto e subito, sembrano diventare sempre più rare. Di questo La Ferla pare esserne talmente consapevole da averci quasi ricavato una propria filosofia : i mattoncini, le pietruzze di smalto che costruiscono i suoi affreschi colorati sono accostati come i versi in una poesia, o le parole in una canzone : ciascun elemento trae il proprio senso dalla posizione che occupa nell’insieme, contribuendo a sua volta a conferire un senso alla composizione intera.

Divagazioni filosofiche a parte, i mosaici dell’artista siciliano sono una vera gioia per gli occhi, sia quando ricalcano lo stile di pittori celebri (il ritratto di Fellini è un chiaro omaggio alle pennellate di van Gogh, l’Acrobata all’espressionismo di Otto Dix), sia quando virano verso l’astrazione della serie Entropia. Nel grande marasma parigino, tra gallerie, musei e mostre a ciclo continuo, mi ronza ancora per la testa : il mosaico, perché proprio il mosaico ?

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