C’era una volta la Milano di Emilio Longoni

Tel lì el ragno ! Ma due guarda, nella vetrina ? Ghe stann gli sciuri che magnan, minga sta bene a spiare nel piatto de l’alter ! Eh, a criticà in bun tucc… con la pancia vujàa, il fregg e la fiocca, al diavolo le buone maniere ! Nella furia del gran Milan, il quader dell’Emilio Longoni non fa ecesiun. De föra i por, denter quelli che c’hanno il danè : e semm d’accord… Sì, va bene, la pianto lì. Tanto di parlare in milanese non sono capace. La tentazione però era troppo forte : Riflessioni di un affamato dell’artista lombardo Emilio Longoni pare dipinto in dialetto meneghino.

Riflessioni di un affamato
Riflessioni di un affamato
Emilio Longoni
1893 – 1894. Olio su tela

Daghela ! Una scena di tragica quotidianità di fine diciannovesimo secolo, quando l’aperitivo del dopolavoro era riservato a una ristretta cerchia di privilegiati e la lotta di classe non era ancora finita nel baule della roba vecchia.

Tempi duri per chi nasceva con il portafoglio vuoto : lavorare, lavorare, lavorare, e quelli che si azzardavano a manifestare in piazza spesso tornavano a casa con un occhio nero. Il giovane Regno d’Italia aveva il grilletto facile con gli scontenti, per farsene un’idea basta ripensare al tragico episodio del maggio 1898, quando il Regio Esercito comandato dal generale Bava Beccaris fece fuoco sull’affamata folla milanese. Uomini, donne, vecchi e bambini, più di cento morti e centinaia di feriti in quattro durissimi giorni di scontri : roba che oggi può capitare in paesi come l’Egitto o la Siria. Tra le persone coinvolte in quella che passerà alla Storia come protesta dello stomaco o moti di Milano, figurava anche il nostro Emilio Longoni.

emilio-longoniOriginario della campagna brianzola, amico del pittore Giovanni Segantini e stimato dalla borghesia milanese illuminata come il collezionista Giuseppe Treves o il banchiere Giovanni Torelli, nel 1898 Longoni era alle soglie della quarantina. Un artista engagé, si direbbe in francese, coinvolto ideologicamente nella realtà sociale dell’epoca : i suoi quadri illustravano le difficili condizioni di vita nel mondo industriale a cavallo tra i due secoli, le sofferte rivendicazioni popolari e il frequente scompiglio politico. Mi piacerebbe paragonarlo a qualche personaggio attuale, ma al momento non mi viene in mente nessuno… Beh, poco importa.

Precedendo di pochi anni i moti milanesi, che costeranno all’artista una lunga sorveglianza da parte delle autorità italiane, Riflessioni di un affamato ne anticipa idealmente il clima. Ispirato a un ladruncolo realmente esistito, il “ragno”, la cui breve carriera criminale sarà bruscamente interrotta da una coltellata alla schiena, il furfantello del dipinto osserva con curiosità i due facoltosi commensali dello storico Caffè Biffi, traendone le personali conclusioni. A ciapà i ratt ! Loro denter e io föra ? Gh’è da far la rivolusiön ! Non c’è rabbia né astio di classe nel quadro di Longoni. Forse una sottile vena d’ironia, l’ironia della sorte: che si nasca in famiglia agiata o famiglia disgrazia, quando sei venuto al mondo non ti puoi più nascondere. Nemmeno dietro la vetrina di un bar.

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