Nacho Doce cattura l’urlo di Munch

Una donna giovane, i capelli lunghi, il viso contratto. La bocca spalancata : l’urlo della disperazione. Un urlo silenzioso, il suo urlo. Impercettibile, soffocato. L’urlo della terra esausta, assetata. Siccità. Quando è l’acqua che manca, la terra urla il proprio dolore creando impensabili scenari naturali, visibili solamente a uno spettatore privilegiato. La terra che soffre è uno spettacolo che si contempla dall’alto.

Un paesaggio spettrale
Un paesaggio spettrale
Nacho Doce
2014. Fotografia

La foto che vedete riportata qui sopra è stata recentemente scattata dal fotoreporter spagnolo Nacho Doce, a bordo di un elicottero che sorvolava il bacino idrico parzialmente prosciugato di Atibainha, vicino alla megalopoli brasiliana di San Paolo. La veduta aerea di una tragedia, la terribile siccità che da mesi sta tormentando questa regione del Sudamerica. Effetto collaterale dell’inarrestabile disboscamento della foresta amazzonica: meno alberi significano meno evaporazione, meno evaporazione significa meno piogge, meno piogge significano quello che vedete in foto. Un’opera d’arte unica, nata spontanea, scoperta dall’autore della foto solo in un secondo momento, sceso a terra e resosi conto di quello che Madre Natura, provocata, è capace di produrre. Ma questo, ma questo… non è possibile.

L'urlo
L’urlo
Edvard Munch
1893. Olio, tempera e pastello su cartone

Le linee tirate quasi a spezzarsi, i colori forti, lampanti, una gestualità esagerata, prossima alla nevrosi. Lo scatto di Nacho Doce non ritrae un semplice paesaggio prosciugato. Il fotografo galiziano, già autore di bellissimi reportage in Brasile per conto dell’agenzia Reuters, ha catturato L’urlo di Edvard Munch impresso nella terra. Uno dei massimi capolavori artistici da due secoli a questa parte si trova a più di 10 000 km dal suo paese d’origine, nell’entroterra brasiliano, ricalcato su un terreno prosciugato dall’avidità e l’idiozia umana.

Là dove il pittore norvegese, nel 1893, preannunciava le angosce del secolo a venire, raffigurando con colori e pennello un uomo – se stesso – in preda a un attacco di panico, con la testa sul punto di esplodere, immerso in un tramonto rigurgitante sangue, oggi l’asettico obiettivo di una macchina fotografica svela quello che la terra sta cercando di comunicarci. Dicono che la funzione dell’arte sia di riprodurre, in maniera creativa, personale, inedita, il bello della natura che ci circonda. Pare che talvolta, tuttavia, per essere dei veri artisti, basta rimanere a guardare.

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5 thoughts on “Nacho Doce cattura l’urlo di Munch

      1. Si anche a me piace, purtroppo mi sà che siamo in due, perchè non è stato assolutamente capito su FB.
        Adesso stò lavorando ad una sorpresa che mi hai ispirato , se tutto va bene verso fine mese dovrei riuscire a mandarti un’anteprima.
        Ciao Riccardo

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