Grazie dei fiori, Ennio Morlotti !

Fiori, fiori, fiori. I pittori non si stancheranno mai di dipingere fiori.

Fiori rossi, fiori gialli, fiori viola,
fiori da balcone e fiori d’aiuola.
Fiori veri e fiori finti,
fiori di carta e fiori dipinti.

Molti propendono per le rose, un classico per fare colpo, ma c’è anche chi non disdegna margherite o girasoli. Alcuni, poi, soprattutto quelli che hanno trascorso una fanciullezza silvestre, riescono a tirar fuori variazioni ancora più audaci. Non semplicemente in rapporto alla varietà floreale rappresentata : di fiori rari, come di perle preziose o persone speciali, sappiamo tutti che ne è pieno il mondo.

E allora, se non si tratta giusto di ritrarre qualche fiore curioso, in che cosa consistono queste azzardate sperimentazioni pittoriche ? Prendiamo un esempio, un esempio a caso, il primo che troviamo a portata di mano… toh, le Calendole dipinte da Ennio Morlotti in un bell’olio su tela del 1955. La natura morta che qualsiasi piccolo borghese si sognerebbe di appendere nel salotto di casa, tra la lampada alogena e il Grundig ultrapiatto da 32 pollici.

Calendole / Calendulas
Calendole / Calendulas
Ennio Morlotti
1955. Olio su tela

Senza voler fare la lezioncina di botanica di cui non sarei nemmeno capace, ricordo giusto che la Calendola è un genere di pianta diffusa in Europa, Nord Africa e Medio Oriente il cui nome deriva dal latino Calendae, il primo giorno del mese, data la sua fioritura una volta al mese durante la stagione estiva. Un soggetto naturale che il lombardissimo Morlotti deve aver ripescato dalla giovinezza nel lecchese, forse da un episodio, un ricordo, una suggestione lontana. Quando è la memoria, la memoria di un colore, di un odore, di un rumore, quando è la memoria a guidare la mano che impugna il pennello, il risultato spesso non corrisponde alla riproduzione fedele del modello reale. La rielaborazione formale prende il sopravvento sulla rappresentazione naturalistica, generando un impasto di colori densi e omogenei in cui si scorgono delle spesse pennellate che alludono agli steli e ai petali dei fiori.

Ennio Morlotti aveva bene in mente la lezione del grande maestro Cezanne, ma il suo stile in bilico tra naturalismo e pittura astratta, attento soprattutto alle qualità formali dell’opera, preannunciava già quella corrente che in Italia vedrà protagonisti Lucio Fontana e Alberto Burri. L’arte informale. Gong ! E a questo punto non ho nulla da aggiungere. Ah, solo una piccola cosa : nel caso vogliate fare una felice sorpresa alla vostra lei, regalatele un bel mazzo di Calendole. Se non addirittura un quadro di Ennio Morlotti.

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