Cheri Chérin sfida la globalizzazione

Le sfide della globalizzazione
Le sfide della globalizzazione
Cheri Chérin
2010. Olio su tela

Pronti, partenza, via ! La gara di Cheri Chérin è iniziata. In testa la gazzella e il lupo, animali veloci e scattanti, tallonati da un robusto facocero e un topo che fa il gioco sporco e si attacca alla coda della gazzella. La scimmia furbacchiona prende la bicicletta, dopotutto è l’animale che si avvicina di più all’uomo, e per scrupolo porta persino un casco. Segue il gruppo compatto e indistinto, tra cui si scorgono l’elefante, la tigre, il cavallo, la zebra, il coccodrillo, lo struzzo, il leopardo e bestie varie su cui non oso pronunciarmi : credo che vi siate già accorti della mia grassa ignoranza del mondo animale. L’occhialuto canguro fa la telecronaca di questo strepitoso evento sportivo, mentre la tartaruga preferisce stare a guardare. Le sue gambe sono troppo lente per gare di velocità. E quella banda di scalmanati che combina ? Ah ma è lui, quello sbruffone del leone, il re della foresta che con i suoi scagnozzi si fa largo strombazzando su una macchina super cafona. cheri-cherinLa giraffa brandisce persino un mitra : ma così non vale ! Nessuno le dice niente ? E che cosa volete dirle : siamo nella giungla, e nella giungla vige la legge della giungla. Ognuno fa quello che gli pare, non ci sono regole, a vincere è il più forte, o il più veloce, o il più scaltro. Tutti corrono contro tutti, ma il vero avversario comune è un’entità astratta, sovrastante, imbattibile. Il Tempo, scandito dalle lancette di un orologio in cima a una misteriosa “Agenzia Coraggio”.

E’ così che l’artista congolese Cheri Chérin vede il mondo contemporaneo : il primo, il secondo, il terzo e il quarto mondo contemporaneo. Nato nel 1951 a Kinshasa, pittore specializzato in quadri d’importanti dimensioni e dai colori molto accesi, solitamente raffiguranti allegorie o scene grottesche a sfondo sociale, Cheri Chérin con Le sfide della globalizzazione compone un grande affresco (150 x 200 cm) a sfondo politico adatto più a una sala del Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra che a un museo di arte africana contemporanea. Che dietro gli animali impegnati in questa gara demenziale si nascondano gli uomini moderni è fin troppo ovvio, ci sorge un unico dubbio : ma dove diavolo stanno (stiamo) andando così di corsa ?

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