Gomorra e i coltelli di Andy Warhol

Il film l’avevo già visto e rivisto, ma il libro non l’avevo ancora letto. E dire che tutto è partito da lì, tutto è partito da quelle 300 e passa pagine dense di intrighi, violenza, disperazione, tutto è partito da quelle 300 e passa pagine dense di sconvolgente verità. Quando nel 2006 pubblicava Gomorra, il suo primo romanzo, Roberto Saviano aveva appena ventisei anni e un’esperienza da giornalista presso quotidiani e riviste : scriveva di delinquenza, politica, corruzione, criminalità organizzata, scriveva di argomenti che sarebbero confluiti in quella formidabile inchiesta romanzata edita da Mondadori.

Forse lui se lo immaginava, riusciva a intuirlo, che la sua bomba scagliata contro clan mafiosi e turbocapitalismo avrebbe fatto il botto, difficilmente però si attendeva un tale trionfo. Oltre 10 milioni di copie del libro vendute in tutto il mondo, svariati riconoscimenti letterari, elogi della stampa internazionale, e soprattutto il successo dei prodotti derivati : uno spettacolo messo in scena al Teatro San Ferdinando di Napoli, un film diretto dal regista Matteo Garrone e premiato al Festival di Cannes, una serie televisiva prodotta da Sky ormai arrivata alla quarta stagione… insomma da nome d’ascendenze bibliche e assonanze perturbanti, Gomorra è quasi diventato un marchio di fabbrica, una garanzia di notorietà al pari di Guerre Stellari o Il padrino, ma tutto, ripeto, tutto è partito da un semplice volume di carta stampata.

La lettura di questo straordinario best-seller, aprendomi gli occhi su alcune realtà che conoscevo ben poco, ha provocato un brivido alla mia estate, e tra cronache di abusivismo edilizio, narcotraffico e morti ammazzati, pensate che sono persino riuscito a trovare un interessante spunto artistico : sulla copertina del libro, ripetuta identica anche nelle sue numerose ristampe, è raffigurata nientemeno che un’opera di Andy Warhol. Quei coltelli fucsia fluorescente su fondo nero, immagine minacciosa e ammaliante, appartengono a una serie di dipinti che Warhol realizzò a inizio anni ’80, quando ultracinquantenne e ormai entrato nel Gotha dell’arte contemporanea stava attraversando un periodo di impasse creativa. Dopo due decenni di brillanti invenzioni, coronate dal plauso della critica nonché da un cospicuo ritorno economico, la sua produzione sembrava concentrarsi sulla ritrattistica di personalità celebri, divi del cinema e della canzone, e questo, se da una parte gli garantiva il portafoglio sempre imbottito di denaro, dall’altra faceva storcere il naso a parecchia gente.

Lui, il pittore che aveva immortalato su tela la sensazionale banalità delle zuppe Campbell’s e concepito la scandalosa copertina del primo album dei Velvet Underground, iniziava a essere considerato un artista al capolinea, capace solo di ripetersi, interessato al mero profitto della vendita delle proprie opere. Il dipinto dei coltelli, facendo il paio con quello di una pistola, si ricollegava allora al suo lato oscuro, il suo lato inquietante, lo stesso che in passato gli aveva permesso di trovare l’ispirazione creativa in un incidente aereo avvenuto all’aeroporto parigino di Orly o nella sedia elettrica con cui fu eseguita l’ultima pena capitale a New York.

Era un uomo che sapeva divertirsi, Andy Warhol, un tipo da discoteca, affascinato da tutto ciò che fosse glamour, dall’esuberanza modaiola della Grande Mela, ma in lui covava anche una forte apprensione : aveva paura di morire, paura della morte, e come per esorcizzare questo terribile sentimento disseminava spunti macabri in molte delle sue composizioni artistiche. Nel ritratto dei coltelli, pertanto, comuni utensili da cucina svelavano la loro natura truculenta, la quotidianità americana faceva i conti con il proprio impulso aggressivo, pensieri funerei assumevano un originalissimo gusto pop. Prima che nel 1991 lo scrittore Bret Easton Ellis descrivesse, estetizzandola, la follia omicida di un ricchissimo yuppie newyorkese nel capolavoro American Psycho, Warhol l’aveva già evocata con dieci anni d’anticipo nei toni agghiaccianti e spettrali dei suoi dipinti. Una lettura da brivido, scrivevo a proposito del romanzo Gomorra : un brivido che inizia dalla copertina e prosegue fino all’ultima pagina.


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